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“Gli ho dato i soldi, poi l’ho rivisto così…”: a Crans-Montana il dolore del padre di Giovanni, morto a 16 anni

Pubblicato: 05/01/2026 10:56

Il dolore ha la voce rotta di un padre che ha aspettato fino all’ultimo un segno, una speranza che non voleva spegnersi. Giuseppe racconta le sue ultime ore accanto al figlio Giovanni, senza riuscire a trovare pace, ripercorrendo quei giorni di vacanza che dovevano essere leggeri e spensierati e che invece si sono trasformati in un incubo.

“Eravamo insieme a Crans-Montana per le vacanze. Gli ho dato i soldi per la serata dell’ultimo dell’anno e poi l’ho rivisto quando non poteva più parlarmi…”. La conferma del Dna è arrivata come un colpo definitivo, cancellando ogni possibilità di miracolo: Giovanni Tamburi, 16 anni, è morto nell’incendio divampato a Le Constellation la notte di Capodanno, insieme ad altri 39 giovanissimi.

La lunga attesa e la conferma del Dna

Per giorni Giuseppe ha sperato che il nome del figlio non comparisse tra quelli delle vittime, che quell’attesa potesse ancora trasformarsi in un abbraccio. Ogni ora che passava alimentava l’angoscia, ma lasciava aperto uno spiraglio. Poi è arrivata la certezza scientifica, che ha messo fine a ogni illusione.

Giovanni era a Crans-Montana con gli amici, in quella che doveva essere una serata come tante: risate, festeggiamenti, l’entusiasmo della notte di Capodanno. L’ultima dell’anno, l’ultima dell’adolescenza. Nulla lasciava immaginare che quella scelta avrebbe segnato per sempre la vita di chi lo amava.

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Crans-Montana, il dolore del padre di Giovanni Tamburi

Il racconto del padre, affidato al Corriere della Sera, è un ritratto pieno di luce che rende ancora più insopportabile la perdita. “Era il mio sole, io vivevo con lui e per lui anche perché è cresciuto con me”. A Bologna erano una piccola famiglia, fatta di affetto e quotidianità condivisa, insieme ai loro cani.

“Giovanni era un sogno, una luce, amato da tutti, empatico, presente, carino, simpatico. Andava benissimo a scuola e negli sport, giocava a calcio, a golf, andava in palestra, in moto. Diciamo che era il figlio ideale per un genitore, non avrei potuto desiderare di meglio”. Nelle parole di Giuseppe c’è l’orgoglio di un padre e il vuoto di chi ha perso il suo unico punto di riferimento.

Una vita piena, spezzata nella notte di Capodanno

Veduta di Crans-Montana dopo la tragedia a Le Constellation

La sera di Capodanno Giovanni era uscito con il suo gruppo di amici: prima una cena, poi una festa all’aperto, quindi l’ingresso nel locale Le Constellation per chiudere la notte. Era il classico percorso di una serata di festa, tra musica e gente giovane.

È lì che le fiamme hanno preso il sopravvento, trasformando in pochi istanti la musica e la folla in una trappola mortale. Giuseppe è riuscito a vedere il corpo del figlio, un’immagine che lo accompagnerà per sempre. “Sono andato a vedere mio figlio, non mi è sembrato molto bruciato, almeno in faccia. Penso che lui sia rimasto sotto e sia morto per le esalazioni del fumo. Forse ha cercato di scappare da dietro perché il fuoco aveva invaso il locale e tutti cercavano di salire”.

Le dinamiche dell’incendio e la fuga impossibile

Fiori e candele in memoria delle vittime di Crans-Montana

Solo nella parte finale del suo racconto emerge la domanda che ora ossessiona tanti familiari delle vittime: quella sulle responsabilità e sulla sicurezza del locale. Giuseppe conosceva bene quel posto, lo frequentava da giovane e proprio per questo oggi non riesce a darsi una spiegazione.

“Quello che mi lascia sbalordito è la mancanza di un’uscita di sicurezza. O meglio, c’era solo una porticina chiusa. Sarebbe bastato che chi ha fatto i controlli imponesse di allagarla per farla diventare una vera porta di sicurezza con l’apposita maniglia e non sarebbe morto nessuno”. In quelle parole c’è tutta la rabbia di un padre che ha perso il suo unico figlio e che ora chiede, almeno, che da una tragedia così enorme nasca una verità sulle responsabilità e sulle misure di sicurezza, capace di evitare altri nomi, altre storie, altri dolori.

La richiesta di verità dopo la tragedia

Il dramma di Crans-Montana, con Giovanni e gli altri ragazzi morti a Le Constellation, non è solo una storia di lutto personale, ma anche un monito pubblico. Le parole di Giuseppe richiamano alla necessità di controlli rigorosi, di locali sicuri, di norme rispettate. Perché dietro ogni numero, dietro ogni vittima, c’è una vita piena, una famiglia, un futuro spezzato.

Ora i familiari aspettano risposte dalle indagini e dalle autorità. Il desiderio è uno solo: che il sacrificio di questi giovani non venga dimenticato e che tragedie come quella di Capodanno a Crans-Montana non si ripetano mai più.

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