
La Basilica di Sant’Ambrogio a Milano si riempie lentamente. I passi risuonano sul pavimento di pietra, le voci si abbassano, le panchine si occupano una dopo l’altra. La città si raccoglie per l’ultimo saluto ad Achille Barosi, 16 anni, una delle giovani vittime della strage di Capodanno a Crans-Montana. Sul sagrato, prima ancora che inizino le esequie, due corone di fiori lasciate dagli amici parlano da sole: una è firmata dai compagni di via Settembrini, l’altra porta una dedica semplice e lacerante, “Ti vogliamo bene”. Segni discreti, ma fortissimi, di un dolore che supera i confini della chiesa e abbraccia tutta la comunità.
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La basilica piena di ragazzi e l’addio di Milano
Dentro la basilica, a colpire è soprattutto la presenza dei più giovani. Molti arrivano con zaini e cartelle di scuola ancora in spalla, come se fossero usciti da una mattina qualunque, ma questo non è un giorno normale: è quello che segna per sempre le loro vite. Achille frequentava il liceo artistico Orsoline San Carlo, a pochi passi da Sant’Ambrogio, e questa vicinanza fisica rende ancora più forte il legame tra i luoghi della quotidianità e quello dell’addio.
I banchi si riempiono in fretta, i sussurri lasciano spazio a un silenzio profondo e condiviso. È un silenzio fatto di sguardi bassi, di mani strette, di amicizie spezzate troppo presto. Un silenzio che racconta meglio di qualsiasi parola l’impatto della tragedia di Crans-Montana su un’intera generazione.

Crans-Montana, i funerali di Achille Barosi a Milano
Pochi minuti prima dell’inizio del rito funebre, la chiesa è già gremita. Ai piedi dell’altare sono stati disposti fiori rossi e bianchi, mentre sullo sfondo si alzano i gonfaloni delle istituzioni. Il feretro entra in basilica preceduto da alcuni ragazzi, coetanei di Achille, che avanzano lentamente lungo le navate. Ogni passo sembra portare con sé il peso della tragedia di Capodanno in Svizzera, un dolore che non riguarda solo chi lo conosceva, ma un’intera comunità di giovani e famiglie.
In quel corteo composto e silenzioso si concentra tutto: la vita spezzata di un ragazzo di 16 anni, i sogni interrotti, la paura e la rabbia per una vacanza trasformata in incubo. La strage di Crans-Montana non è più solo una notizia: in Sant’Ambrogio diventa volto, nome, storia.

La presenza delle istituzioni ai funerali di Achille
A metà celebrazione, tra la folla raccolta, si nota anche la presenza del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, arrivato senza clamore insieme a tanti cittadini comuni. Con lui ci sono la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo e l’ex parlamentare del Pd Emanuele Fiano, in rappresentanza delle istituzioni locali e nazionali. La loro presenza non interrompe il raccoglimento, ma si inserisce in un abbraccio più ampio che unisce istituzioni, famiglie, studenti e semplici cittadini.
In questo contesto, i volti noti non sono protagonisti, ma parti di una comunità che sceglie di esserci. La dimensione ufficiale si mescola con quella privata: il lutto di una famiglia diventa lutto pubblico, e il funerale di Achille si trasforma in un momento simbolico per ricordare tutte le vittime della strage di Crans-Montana.

Le parole di Attilio Fontana: il dolore di una comunità
All’esterno della basilica, prima di entrare, Fontana affida ai presenti alcune parole che diventano il filo conduttore di questa giornata di lutto condiviso: “Oggi siamo venuti per manifestare la nostra vicinanza, per esprimere il nostro dolore immenso, per far capire che tutta la città, tutta la regione, tutta l’Italia e’ vicina ai ragazzi che purtroppo non ci sono più”. Un messaggio che risuona tra le colonne antiche della basilica e negli sguardi bassi di chi ascolta.
Il presidente della Regione Lombardia aggiunge poi un pensiero rivolto direttamente ai familiari di Achille, sottolineando che la Regione “è vicina ai parenti che stanno soffrendo qualcosa di indicibile è una di quelle situazioni in cui tutta la nostra comunità si è stretta intorno” a chi vive una perdita impossibile da accettare. Parole che cercano di dare forma istituzionale a un dolore che non si può misurare con numeri o dichiarazioni.
Un dolore privato che diventa memoria collettiva
Nella Basilica di Sant’Ambrogio, mentre Milano si ferma, il dolore privato della famiglia Barosi e degli amici di Achille diventa memoria collettiva. La città, la Regione e l’Italia intera sono chiamate a fare i conti con quanto accaduto a Crans-Montana, con la fragilità dei più giovani e con la necessità di ricordare, per non ridurre questa tragedia a una semplice cronaca.
In questo scenario, il silenzio che avvolge la basilica sembra essere l’unico linguaggio possibile. Un silenzio che unisce chi conosceva Achille e chi non l’ha mai incontrato, ma sente comunque il bisogno di esserci. Un silenzio che, da Milano a Crans-Montana, lega insieme lutto, solidarietà e la richiesta, da parte di tutti, che una simile tragedia non si ripeta mai più.


