
L’Italia resta con il fiato sospeso, ma si stringe anche in un abbraccio collettivo per i ragazzi rimasti ustionati nel devastante incendio di Crans-Montana, nella notte di Capodanno. Tra i feriti ci sono anche alcuni studenti italiani ora ricoverati in Lombardia, mentre le famiglie affrontano giorni di attesa, paura e speranza.
In questo scenario drammatico, accanto alle corsie degli ospedali nasce anche una grande catena di solidarietà: un gesto concreto, alla portata di tutti, per dare supporto reale a chi dovrà affrontare un percorso lungo e complesso.
Chi è Sofia, la studentessa ferita a Crans-Montana
Tra i giovani coinvolti c’è Sofia Donadio, studentessa del liceo Virgilio di Milano, rientrata in Italia il 3 gennaio. A due giorni dal rogo, la quindicenne è stata trasferita in elicottero dall’ospedale di Losanna al Niguarda di Milano, dove è stata presa in carico dal Centro grandi ustioni, reparto di riferimento per casi gravissimi come il suo.
Sofia si trovava in vacanza in Svizzera insieme ad altri tre compagni di classe, per trascorrere il Capodanno tra amici a Crans-Montana. Una festa che in pochi minuti si è trasformata in incubo, lasciando ferite profonde sul corpo e nella mente di questi ragazzi.
Il legame con gli altri ragazzi feriti
Nel pomeriggio dello stesso giorno è arrivata al Niguarda anche la sua migliore amica Francesca, sedicenne proveniente da Zurigo, anche lei rimasta ferita nell’incendio. In un primo momento le sue condizioni erano state definite “non trasportabili”, ma successive valutazioni dei sanitari svizzeri hanno reso possibile il trasferimento in Italia.
Con loro sono rientrati anche altri due studenti della terza D del liceo Virgilio, Leonardo e Kean, tutti legati da un’amicizia che ora si intreccia a un percorso ospedaliero fatto di medicazioni, interventi e riabilitazione.

Il gesto per Sofia: la raccolta fondi che nasce dai social
Nelle ultime ore il fratello di Sofia, Mattia Donadio, ha deciso di trasformare l’angoscia in azione concreta. Sui social ha lanciato un appello pubblico, annunciando l’attivazione di una raccolta fondi per sostenere la sorella e la sua famiglia in questo percorso durissimo.
“La situazione di Sofia rimane stabile ma purtroppo si trova ancora in terapia intensiva e il percorso sarà più lungo di quanto ci aspettassimo”, ha scritto Mattia. “Una nostra amica ha aperto una raccolta fondi per aiutarla ad affrontare questo cammino. Anche un piccolo gesto può fare la differenza. Grazie di cuore a chi vorrà aiutare e condividere”. Parole semplici, ma che raccontano bene il peso emotivo e pratico di una battaglia che non si gioca solo in ospedale.

Come funziona la campagna su GoFundMe
La pagina per le donazioni sulla piattaforma GoFundMe si intitola “Sofia Donadio ustionata a Crans Montana” e ha già raccolto le prime adesioni. Si tratta di una classica raccolta fondi online, pensata per permettere a chiunque, anche con una cifra minima, di dare una mano a Sofia e ai suoi genitori.
Nella presentazione dell’iniziativa, la promotrice – un’amica di famiglia – scrive: “Sono un’amica dei genitori di Sofia Donadio, una dolcissima ragazza di 16 anni. Vittima del grave incendio di Crans Montana ove era ospite di una compagna di scuola, si trova adesso ricoverata per gravi ustioni nel reparto di terapia intensiva all’ospedale di Niguarda. Il suo percorso riabilitativo durerà molti mesi e i suoi genitori dovranno assentarsi per molto tempo dalle attività lavorative. Contribuisci anche tu con una donazione a dare serenità in un momento molto difficile ai suoi genitori Gino e Filomena. Vi ringraziamo fin d’ora per quello che potrete fare”.

Perché una raccolta fondi è così importante in questi casi
Dietro ogni storia come quella di Sofia Donadio non c’è solo il dolore fisico e la lotta per guarire. C’è anche un’enorme pressione economica e organizzativa per le famiglie: lunghi ricoveri, spostamenti continui, assenze dal lavoro, spese extra per assistenza e riabilitazione. È qui che un gesto collettivo, anche piccolo, può diventare fondamentale.
L’obiettivo della raccolta non è solo coprire spese immediate, ma garantire un minimo di serenità a mamma Filomena e papà Gino, costretti a ripensare totalmente la propria quotidianità per stare accanto alla figlia. Una forma di sostegno che va oltre il lato economico: ogni donazione è anche un messaggio di vicinanza, un “siamo con voi” che arriva da perfetti sconosciuti.

La situazione clinica dei ragazzi feriti
Sul quadro complessivo dei feriti di Crans-Montana è intervenuto anche l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durante un incontro con la stampa all’ospedale Niguarda. “Le prognosi dei feriti di Crans-Montana sono tutte riservate, questa mattina ho fatto un giro insieme ai primari dei due reparti. Due o tre situazioni sono molto migliorate, ci sono sicuramente due persone che probabilmente nei prossimi giorni trasferiremo in altri ospedali”.
Bertolaso ha poi aggiunto: “C’è un ragazzo di questo gruppo di giovani, che è quello che si trova sicuramente nelle condizioni migliori, che si muove, si sposta, ma ha comunque bisogno di tutta una serie di medicazioni continue. Quindi possiamo dire che è fuori pericolo ma non possiamo certo dire che il problema per lui è risolto”. Un quadro che mostra luci e ombre: qualche spiraglio di speranza, ma una battaglia ancora lunghissima.
Un invito alla partecipazione: “anche un piccolo gesto può fare la differenza”
Il caso di Sofia Donadio e degli altri ragazzi di Crans-Montana è diventato un simbolo di quanto, nelle tragedie improvvise, la comunità possa fare la differenza. Non solo con le parole, ma con gesti concreti come una donazione online o la semplice condivisione di un link.
L’appello del fratello Mattia – “Anche un piccolo gesto può fare la differenza” – riassume lo spirito della raccolta fondi: non servono grandi somme, serve che in tanti decidano di esserci. Perché dietro ogni click, ogni euro, c’è l’idea che nessuno debba affrontare da solo un cammino così duro.
Una rete di sostegno che va oltre l’ospedale
Mentre i medici del Niguarda e delle altre strutture sanitarie lavorano senza sosta per curare i ragazzi, amici, conoscenti e semplici utenti dei social costruiscono, giorno dopo giorno, una rete di sostegno parallela. Fatto di messaggi, preghiere, raccolte fondi e tanta, tantissima vicinanza.
Il gesto per Sofia nato a partire dalla pagina GoFundMe è solo uno degli esempi di come, anche di fronte alle storie che “gelano il sangue”, la risposta possa essere una sola: trasformare lo shock in solidarietà, e la paura in un aiuto concreto per chi sta lottando in terapia intensiva.


