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“Cos’aveva in tasca”. Crans-Montana, scoperta choc su Emanuele: la rabbia della famiglia

Pubblicato: 14/01/2026 10:17

Sarà un unico team di medici legali a occuparsi delle autopsie sui corpi dei giovani italiani morti nella strage del rogo del locale di Crans-Montana, una decisione che segna un passaggio delicatissimo nell’inchiesta parallela avviata dall’Italia dopo la tragedia che ha sconvolto la notte di Capodanno. La scelta è stata assunta dalla Procura di Roma con l’obiettivo dichiarato di “uniformare” le perizie medico legali e rafforzare l’azione giudiziaria promossa dallo Stato italiano, su richiesta delle famiglie delle vittime, per affiancare il lavoro degli inquirenti svizzeri sull’incendio che ha causato 40 morti e oltre 100 feriti.

La decisione riguarda tutti i cittadini italiani rimasti uccisi nel disastro e punta a evitare valutazioni discordanti sulle cause dei decessi, creando un quadro tecnico omogeneo che possa avere un peso anche nel confronto con le autorità elvetiche. L’inchiesta italiana, infatti, non può procedere con un processo autonomo, ma può raccogliere elementi, documentazione e risultati peritali utili a chiarire responsabilità e dinamiche di quanto accaduto in Svizzera.

Dettaglio della scala interna del locale di Crans-Montana coinvolta nell’incendio

Crans-Montana, autopsia sul corpo di Emanuele Galeppini: il dettaglio sulla tasca dei pantaloni

Tra i corpi che verranno esaminati dallo stesso collegio di periti c’è anche quello di Emanuele Galeppini, il ragazzo genovese di 17 anni morto nella tragedia. Saranno proprio i medici indicati dalla Procura capitolina ad accertare in modo approfondito le cause del decesso e l’eventuale presenza di elementi utili alle indagini svizzere, in un contesto che fin dall’inizio è apparso ai familiari costellato di zone d’ombra.

La famiglia del giovane si era rivolta alla magistratura italiana chiedendo verità e Giustizia per il figlio, morto in circostanze che, a loro giudizio, sono rimaste poco chiare anche nelle ore e nei giorni successivi all’incendio avvenuto all’interno del locale Le Constellation. In un primo momento, infatti, il nome di Emanuele Galeppini figurava nell’elenco dei dispersi e i genitori avevano sperato che fosse ricoverato in uno degli ospedali della zona, ancora in vita e “senza nome” per qualche ragione che avesse impedito una rapida identificazione.

Solo in seguito il corpo senza vita è stato restituito alla famiglia, ma anche questo passaggio ha sollevato interrogativi pesanti. Il ragazzo non presentava segni evidenti di ferite o bruciature e aveva ancora con sé i documenti e il telefono cellulare nelle tasche. Elementi che rendono difficile comprendere come mai non sia stato identificato subito, un aspetto che i familiari continuano a considerare inspiegabile e che ora verrà valutato anche alla luce degli esami autoptici.

“Perché suo corpo non mostrava alcun segno di ustione, era perfettamente integro. Non sono bruciati neppure il telefono cellulare e il portafoglio”, che Emanuele aveva con sé, e “perché “non sappiamo” se il corpo è stato trovato “dentro il locale, se era fuori, se è morto per il gas”, aveva detto l’avvocato della famiglia a La Repubblica.

In totale sono cinque i ragazzi italiani morti nel rogo di Crans-Montana, mentre altri connazionali restano ricoverati in condizioni gravissime. L’Italia non ha la competenza per processare gli eventuali indagati, ma può, come sta facendo, aprire un’indagine finalizzata a raccogliere elementi utili e a esercitare una pressione istituzionale perché nulla venga trascurato. Proprio per questo l’autopsia viene considerata uno degli accertamenti più importanti in casi di questo tipo e desta stupore il fatto che le autorità svizzere non le abbiano disposte subito, anche perché il ritardo nell’esecuzione di esami così delicati rischia di compromettere o rendere meno “chiare” eventuali prove fondamentali per ricostruire cosa sia realmente accaduto in quella notte.

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