
Nel pieno di una delle vicende giudiziarie più drammatiche e discusse degli ultimi anni, il racconto pubblico corre veloce, spesso più rapido delle indagini. Ricostruzioni parziali, immagini rilanciate senza contesto, frammenti di testimonianze che diventano narrazione collettiva prima ancora di essere vagliati in un’aula di tribunale. In questo clima, la distanza tra percezione e fatti rischia di allargarsi ogni giorno di più.
È proprio su questa frattura che si inserisce la strategia difensiva dei Moretti, decisi a smontare, punto dopo punto, un impianto accusatorio che appare già sedimentato nell’opinione pubblica, ma che secondo i loro legali presenta ancora numerose zone d’ombra. Perché, come ricordano con forza, in un procedimento penale non contano le suggestioni né il rumore mediatico: contano le prove, i riscontri, gli elementi verificabili.
Leggi anche: Crans-Montana, convalidato l’arresto di Jacques Moretti
La linea difensiva e il lavoro del collegio di avvocati
A guidare la difesa di Jacques e Jessica Moretti è un collegio composto da Yael Hayat, Patrick Michod e Nicola Meier, un pool di legali che da giorni lavora senza sosta tra Sion, Crans-Montana e Iles, il carcere dove è detenuto il proprietario del Constellation. Una presenza costante, finalizzata a rimettere ordine tra indiscrezioni, ricostruzioni giornalistiche e ciò che realmente rileva sul piano giuridico.
Gli avvocati contestano l’idea che il quadro accusatorio sia già definito. Al contrario, sottolineano come molte delle informazioni circolate in questi giorni non provengano direttamente dalla procura di Sion e siano state amplificate fino a diventare quasi gossip, più che elementi processuali.

L’uscita dal locale e i video sotto esame
Uno dei punti centrali dell’accusa riguarda il comportamento di Jessica Moretti, ripresa – secondo quanto emerso – dalle telecamere installate lungo la strada davanti al locale. Le immagini, ancora al vaglio degli inquirenti, mostrerebbero la donna allontanarsi dal disco-pub mentre l’incendio era appena iniziato, con in mano una sacca che si presume contenesse l’incasso della serata.
Un’ipotesi che la difesa respinge con decisione. «Sarà l’indagine a stabilire cosa ha fatto con precisione», ha ribadito Yael Hayat, ricordando un principio cardine dello stato di diritto. Secondo la versione dei legali, quella che viene descritta come una fuga sarebbe stata in realtà una salita frettolosa delle scale con un obiettivo preciso: allertare i vigili del fuoco, circostanza che – sostengono – risulterebbe accertata. Attribuire intenzioni diverse a quel gesto viene definito «indegno» sul piano interpretativo.

Sicurezza, controlli e materiali contestati
Altro capitolo cruciale è quello della sicurezza all’interno del Constel. I controlli mancati per sei anni rappresentano un elemento oggettivo, ma secondo la difesa il primo soggetto da interrogare dovrebbe essere il Comune di Crans, chiamato a vigilare sulle autorizzazioni e sulle verifiche periodiche.
Quanto alla schiuma fonoassorbente installata nel locale, indicata come uno dei fattori che avrebbero favorito il propagarsi delle fiamme, Patrick Michod chiarisce che Jacques Moretti l’avrebbe acquistata dichiarandone esplicitamente l’uso in un locale aperto al pubblico. Prima dell’installazione, sostiene la difesa, sarebbero state richieste rassicurazioni ai distributori sui possibili rischi, senza che emergessero criticità durante le ispezioni. L’idea che potesse incendiarsi con tale rapidità non sarebbe stata prevedibile.
Resta poi il nodo dell’uscita di sicurezza del seminterrato, indicata come ostruita da un mobile. La difesa afferma che la porta non fosse chiusa a chiave e che la reale accessibilità potrà essere chiarita attraverso le immagini di videosorveglianza, ancora in fase di analisi.
I conti, il patrimonio e i sospetti economici
Il terzo fronte riguarda i bilanci e la rapida ascesa imprenditoriale dei Moretti nel Cantone Vallese. Si è parlato di fondi di origine dubbia e di investimenti finanziati in contanti. Un’ipotesi che Nicola Meier respinge senza esitazioni: le proprietà, afferma, sono ipotecate e non esistono flussi di denaro opachi.
Intanto Jacques Moretti è atteso da un nuovo interrogatorio davanti alla polizia cantonale. Non è esclusa una possibile liberazione su cauzione, ma il procedimento è solo all’inizio. Il caso giudiziario di Crans resta aperto, complesso e destinato a svilupparsi nel tempo, ben oltre le semplificazioni mediatiche. In gioco non c’è solo l’accertamento delle responsabilità, ma la tenuta stessa del principio secondo cui, fino a sentenza, a parlare devono essere i fatti.


