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“Era nella doccia, poi…”. Federica Torzullo, nuovi terribili dettagli dal marito

Pubblicato: 22/01/2026 13:52

Un’altra storia di violenza domestica si aggiunge, con il suo carico di orrore e interrogativi, alla lunga lista dei femminicidi che hanno scosso l’Italia negli ultimi anni. È una vicenda che nasce dentro le mura di una casa, nel silenzio di una quotidianità ormai logorata, e che si trasforma in un delitto brutale consumato in pochi minuti ma destinato a lasciare ferite profonde. La morte di Federica Torzullo, 41 anni, non è solo il racconto di un omicidio, ma anche quello di una relazione arrivata al punto di non ritorno, di una separazione annunciata e mai accettata, di un’escalation di violenza che gli inquirenti stanno ancora cercando di ricostruire in ogni dettaglio.
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Una ricostruzione agghiacciante, quella fornita dall’uomo, che però non convince del tutto gli investigatori. Le indagini proseguono per chiarire ogni singolo passaggio di quella notte e per verificare se dietro la confessione ci siano omissioni o incongruenze. Quel che è certo è che la morte di Federica Torzullo resta l’ennesimo dramma consumato tra le mura domestiche, una storia di violenza che continua a interrogare coscienze e istituzioni.

“Dove l’ho uccisa”, Federica Torzullo, nuovi dettagli choc dal marito

“L’ho uccisa nella doccia” è la frase Claudio Carlomagno avrebbe pronunciato davanti agli investigatori parlando della moglie Federica Torzullo, assassinata con 23 coltellate lo scorso 9 gennaio nella casa in cui la coppia viveva ad Anguillara Sabazia, alle porte di Roma. L’uomo è ora indagato per femminicidio e occultamento di cadavere. “Quando ho sentito che sarebbe andata via di casa, portando via nostro figlio e minacciandomi di non farmelo vedere spesso, non ho capito più nulla e l’ho uccisa”, avrebbe aggiunto durante la confessione resa nel carcere di Civitavecchia, dove è detenuto da domenica 18 gennaio.

Secondo quanto riferito, Carlomagno avrebbe colpito la moglie mentre era nuda e in procinto di entrare nella doccia. Federica, che gli avrebbe chiesto la separazione, sarebbe stata raggiunta da due fendenti al collo inferti con un coltello che la coppia teneva in bagno per sturare il lavandino. “Si era accasciata priva di sensi”, avrebbe raccontato l’uomo. L’omicidio e le fasi immediatamente successive, sempre stando alla sua versione, sarebbero durati complessivamente circa 40 minuti.

In quel lasso di tempo, Carlomagno avrebbe trascinato il corpo senza vita della 41enne giù per le scale della villetta, lo avrebbe caricato nel baule della sua auto e avrebbe poi lavato la scena del crimine nel tentativo di cancellare ogni traccia di sangue. Nonostante la confessione, però, per l’accusa restano numerosi punti oscuri. Gli inquirenti ritengono infatti che l’uomo non abbia raccontato tutta la verità e che alcuni passaggi della sua versione non tornino.

Dopo essersi reso conto di quanto accaduto, come spiegato da lui stesso, Carlomagno avrebbe pensato al suicidio. Un’idea che, però, non avrebbe trovato il coraggio di portare a termine. A quel punto, avrebbe iniziato a concentrarsi sull’eliminazione delle prove. Il corpo di Federica sarebbe stato gettato nel cassone del camion dell’uomo, insieme ai teli utilizzati per ripulire il sangue. Subito dopo, Carlomagno avrebbe appiccato il fuoco a un sacchetto “per eliminare le tracce”.

Il rogo, però, gli sarebbe sfuggito di mano. L’uomo si sarebbe accorto che le fiamme avevano iniziato a coinvolgere anche il cadavere della donna. Da qui la decisione di gettare sabbia sul fuoco per spegnerlo, colpendo il corpo con una pala e finendo così per martoriare ulteriormente la salma. L’amputazione di una gamba, sempre secondo la sua versione, sarebbe invece stata causata dall’uso della ruspa impiegata per scavare e poi ricoprire la fossa profonda due metri in cui avrebbe sepolto Federica.

Prima di arrivare a questa sepoltura, Carlomagno avrebbe montato il cassone sul camion e avrebbe vagato per circa mezz’ora con il corpo della moglie al suo interno, incapace di decidere cosa fare delle spoglie. In quel lasso di tempo si sarebbe fermato in una cava di Anguillara, dove avrebbe acquistato materiali di risulta e detriti. Solo dopo sarebbe rientrato nel deposito della sua azienda, maturando la decisione definitiva di seppellire il corpo.

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