
Le indagini sul delitto di Federica Torzullo proseguono scavando nei vuoti temporali, nei movimenti e nelle presenze che circondano le ore immediatamente successive all’omicidio. La donna, 41 anni, è stata uccisa con 23 coltellate la mattina del 9 gennaio dal marito Claudio Carlomagno, che ha ammesso il delitto davanti agli inquirenti. Ma, nonostante la confessione, il quadro investigativo resta tutt’altro che chiuso. A emergere, dall’ordinanza firmata dal gip Viviana Petrocelli, sono una serie di passaggi ancora oscuri che potrebbero rivelarsi decisivi.
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La confessione e il movente dichiarato
Secondo quanto riferito agli investigatori, Claudio Carlomagno, 44 anni, titolare insieme al padre di una ditta di movimento terra, avrebbe ucciso la moglie intorno alle 6:40 del mattino. Il movente indicato è il timore di perdere l’affidamento del figlio piccolo in caso di separazione. Una spiegazione che, pur collocandosi nel solco di molti casi di violenza domestica, non esaurisce le domande aperte sulla dinamica e sulle ore successive al delitto.
Dopo aver colpito la moglie, l’uomo avrebbe tentato di occultare il corpo, trasportandolo nel terreno dell’azienda di famiglia. Qui avrebbe provato a bruciarlo e smembrarlo, nel tentativo di cancellare ogni traccia del crimine. Un’azione lucida e articolata, che presuppone tempo, mezzi e una pianificazione che gli inquirenti stanno ora analizzando nel dettaglio.

Il passaggio del padre davanti alla villetta
Uno dei punti più delicati dell’inchiesta riguarda quanto accade poco dopo l’orario indicato per l’omicidio. Le telecamere di videosorveglianza di via Costantino, dove la coppia viveva, hanno registrato un passaggio ritenuto cruciale: alle 7:08, circa mezz’ora dopo il delitto, il padre di Claudio Carlomagno transita davanti alla villetta con il suo Fiat Doblò.
L’uomo si ferma per circa nove minuti, fino alle 7:17. Le immagini mostrano che varca il cancello: non è chiaro se entri in casa o se resti nel giardino. Durante quella breve sosta prova a telefonare sia al figlio sia alla nuora, senza ottenere risposta. Poi riparte e trascorre il resto della giornata nei cantieri. Al momento non risulta indagato, ma la sua presenza così ravvicinata all’orario dell’omicidio rappresenta un passaggio che dovrà essere chiarito.
Claudio Carlomagno ha spiegato che il padre si sarebbe recato lì soltanto per chiedergli le chiavi di un furgone aziendale. Una versione che gli inquirenti stanno verificando, incrociando orari, chiamate e spostamenti.
L’ombra sul sedile e il mistero del pomeriggio
Un altro elemento irrisolto emerge dalle immagini del pomeriggio. Alle 14:17, Claudio Carlomagno rientra a casa a bordo della Kia Sportage, ma non è solo. Le telecamere riprendono un’ombra sul sedile del passeggero, segno della presenza di una persona non identificata.
Chi era con lui? Per quale motivo lo accompagnava proprio mentre l’uomo continuava a muoversi tra l’abitazione e la ditta, in una fase in cui, secondo gli inquirenti, stava tentando di coprire le tracce dell’omicidio? Su questo punto le indagini sono ancora aperte e nessuna ipotesi viene esclusa.

Autopsia e possibili ruoli di terzi
La Procura di Civitavecchia, che coordina l’inchiesta, attende ora l’esito definitivo dell’autopsia sul corpo di Federica Torzullo. L’obiettivo è fissare con precisione l’ora del decesso e verificare la compatibilità con i movimenti ricostruiti attraverso le telecamere e i tabulati telefonici.
Solo allora sarà possibile chiarire se la versione fornita da Claudio Carlomagno regga a tutti i riscontri o se emergano responsabilità di terzi, anche solo in termini di favoreggiamento o omissioni. In un caso segnato da una violenza estrema, ogni dettaglio temporale diventa fondamentale per restituire una verità completa su uno dei più gravi femminicidi delle ultime settimane.


