
In una villetta tranquilla alle porte di Roma, ad Anguillara Sabazia, c’è un dettaglio domestico che sta diventando il centro di un’inchiesta per omicidio: i letti di Federica e dell’ex marito. Non lenzuola insanguinate, non cuscini in disordine, ma due letti perfettamente composti, intatti, come se nessuno ci avesse dormito. Un particolare che, per gli inquirenti, potrebbe riscrivere tempi e modalità del femminicidio di Federica Torzullo.
La Procura di Civitavecchia sta infatti rivedendo la prima ricostruzione del delitto. La versione dell’ex marito, che aveva confessato indicando un orario preciso, non convince più fino in fondo. Troppi elementi stonano in questa storia: dall’orario della morte alle condizioni del corpo, fino a quella casa impeccabile dove i letti “troppo in ordine” sembrano raccontare una scena diversa da quella descritta dall’indagato.
La sera dell’8 gennaio sotto esame
Secondo la nuova ipotesi degli inquirenti, Federica Torzullo potrebbe essere stata uccisa la sera dell’8 gennaio, e non alle 6.40 del mattino seguente come ha dichiarato il marito, Claudio Agostino Carlomagno. Federica, 41 anni, residente proprio ad Anguillara Sabazia, è stata ritrovata senza vita il 18 gennaio in un terreno vicino al deposito della ditta del marito, la Calomagno Srl.
È sull’orario del delitto che oggi si concentra la maggior parte dei dubbi. La finestra temporale indicata dall’uomo, raccontata davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Civitavecchia durante l’udienza di convalida del fermo, viene giudicata dagli investigatori poco credibile e difficilmente compatibile con tutti i passaggi che lui stesso ha descritto.
Un tempo “troppo stretto” per l’orrore
Nel racconto di Carlomagno, tutto si sarebbe consumato nelle primissime ore del 9 gennaio. Ma per la Procura quel lasso di tempo sarebbe troppo breve per riuscire a discutere con Federica, ucciderla, caricare il corpo in auto, ripulire il sangue – descritto come copioso – e occuparsi di tutte le azioni successive.
Ecco perché prende forma un’altra scena possibile: l’omicidio che avviene la sera dell’8 gennaio, dopo cena ma prima di andare a dormire. Uno spostamento dell’orario che, di fatto, regalerebbe all’indagato molte più ore per muoversi, organizzarsi, cancellare tracce. E che rende improvvisamente centrali proprio i letti della villetta di via Costantino 9.
I letti di Federica e del marito: il dettaglio nella villetta di Anguillara
Al centro di questo puzzle investigativo ci sono due stanze e due letti. Federica e il suo ex marito dormivano separati, perché la loro relazione era finita da tempo. Una situazione comune a tante coppie che convivono ancora sotto lo stesso tetto, ma che in questo caso assume un peso tutto diverso.
Quando i carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia hanno sequestrato l’abitazione di via Costantino 9, hanno trovato un’immagine quasi sospesa nel tempo: entrambi i letti erano intatti, perfettamente a posto, come se nessuno li avesse usati quella notte. Un dettaglio riportato da Il Messaggero e ora al centro delle valutazioni della Procura.

Letti intatti e orari da riscrivere
Perché quei letti sono così importanti? Perché non raccontano la routine di una famiglia che si sveglia all’alba per andare al lavoro. Se il delitto fosse avvenuto davvero alle 6.40 del mattino del 9 gennaio, come sostiene Carlomagno, è plausibile che almeno uno dei due letti mostrasse i segni del sonno appena interrotto, o comunque un utilizzo recente.
Invece no: nessuno dei due sembrava utilizzato. E questo dato, incrociato con gli altri accertamenti, alimenta l’ipotesi che Federica possa essere stata uccisa prima di andare a letto, cioè la sera dell’8 gennaio. Una ricostruzione che renderebbe compatibili i tempi con tutte le azioni successive e che si abbina a un altro elemento chiave: il contenuto dello stomaco della vittima.

Il cibo nello stomaco e la versione che non torna
A sostenere la nuova linea temporale non ci sono solo i letti. Dall’autopsia eseguita sul corpo di Federica sono emersi particolari importanti sulle condizioni del cibo nello stomaco, compatibili con un decesso avvenuto non all’alba ma ore prima, in fascia serale. Un tassello che, insieme allo “scenario dei letti”, mette sempre più in dubbio il racconto dell’indagato.
Proprio questi dettagli portano la Procura a parlare di diverse “zone d’ombra” nella versione fornita da Carlomagno, come spiegato dal procuratore capo Alberto Liguori. Se l’omicidio fosse davvero avvenuto al mattino presto, l’intera sequenza di ciò che sarebbe successo dopo risulterebbe compressa in un tempo considerato poco realistico. Spostando l’orario all’8 gennaio in tarda serata, invece, la scena complessiva trova una sua maggiore coerenza.

Un corpo dissanguato e le ustioni da decifrare
L’autopsia ha rivelato anche un altro dato agghiacciante: il cadavere di Federica Torzullo era completamente dissanguato. Sul corpo sono state individuate diverse ustioni, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti per capire se siano state provocate deliberatamente o se, come sostiene l’ex marito, siano il risultato delle fiamme sviluppatesi quando lui avrebbe dato fuoco ad alcune stoffe e al telefonino della donna nel cassone di un mezzo.
Qui si apre un’altra domanda pesante: tutto questo è avvenuto davvero da solo? Gli inquirenti non escludono la possibile presenza di un complice e stanno approfondendo anche questa pista. Di nuovo, il fattore tempo e organizzazione – quelle ore in più della sera rispetto all’alba – diventano fondamentali per capire se una sola persona avrebbe potuto gestire l’intera sequenza dei fatti.
Il coltello scomparso e la caccia lungo i corsi d’acqua
Intanto continua un altro capitolo di questa storia: la ricerca dell’arma del delitto. Il coltello che, secondo il racconto di Carlomagno, sarebbe stato usato per uccidere Federica non è stato ancora ritrovato. L’uomo ha detto di aver utilizzato un coltello da cucina che di solito teneva in bagno, di averlo nascosto inizialmente sotto un tappetino dell’auto e poi di essersene disfatto gettandolo in un ruscello lungo il tragitto.
I carabinieri stanno battendo palmo a palmo la zona tra via Braccianese e via Anguillarese, fino al confine con le aree di Le Rughe e Osteria Nuova. Il Nucleo Subacquei di Roma ha scandagliato il fondale di un piccolo corso d’acqua con metal detector, ma finora del coltello nessuna traccia. Un’assenza che pesa e che rende ancora più strategici tutti gli altri elementi della scena, compresi quei letti immacolati nella villetta di Anguillara.
Dalla casa alla verità: perché quei letti contano così tanto
In un caso come questo, dove dichiarazioni, orari e ricostruzioni si sovrappongono, entra in gioco ogni dettaglio. E i letti di Federica e dell’ex marito non sono solo un particolare di arredamento: sono il termometro silenzioso di quella notte. In una normale routine familiare d’inverno, quei letti avrebbero dovuto raccontare il passaggio del sonno, di una notte qualsiasi. Il fatto che fossero invece perfettamente in ordine, unito ai dati medico-legali, suggerisce che quella notte “normale” forse non c’è mai stata.
Ora spetta alla Procura di Civitavecchia mettere insieme tutti i pezzi: l’orario del decesso, il cibo nello stomaco, il corpo dissanguato, le ustioni, l’arma scomparsa, l’eventuale presenza di un complice. E sì, anche quei letti troppo perfetti. In un’inchiesta dove la verità si gioca sui minuti e sui gesti, persino una camera da letto immobile può diventare la chiave per capire quando e come è stata spezzata la vita di Federica Torzullo.


