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Femminicidio Federica Torzullo, il figlio ha saputo tutto. Il sindaco diventa tutore

Pubblicato: 27/01/2026 08:47

Il dramma di Anguillara, culminato con l’uccisione di Federica Torzullo per mano del marito reo confesso Claudio Carlomagno, lascia dietro di sé una scia di dolore che pesa sulle spalle di un bambino di soli nove anni. Lui, il figlio della vittima, oggi conosce la verità. Sa della madre, sa del padre e sa dei nonni paterni che non hanno retto al peso dell’orrore. È una consapevolezza filtrata con estrema delicatezza, ma pur sempre una verità brutale che si manifesta nei suoi silenzi, capaci di dire più di mille parole. Nonostante l’affetto dei nonni materni e della zia Stefania sia immenso, la realtà resta un macigno: la sua famiglia è stata polverizzata in pochi giorni.

In un tentativo disperato di giustificare l’orrore, Claudio Carlomagno, reo confesso dell’omicidio della moglie Federica Torzullo, ha affidato i propri pensieri a una lettera indirizzata al figlio di dieci anni. Secondo le indiscrezioni trapelate, il contenuto mostrerebbe “un padre in cerca di perdono e in vena di abbracci”, ma la realtà delle mura carcerarie di Civitavecchia è ben diversa.

La barriera del carcere e la protezione del minore

Nonostante la missiva, le porte del penitenziario resteranno chiuse per il bambino. Il difensore dell’uomo, Andrea Miroli, è stato categorico dopo l’ultimo colloquio: “un incontro con il bimbo dentro il carcere sarebbe impensabile, ben al di là di ogni aspettativa. E dunque ho fatto capire al mio assistito che deve escluderlo momentaneamente”. Nel frattempo, il piccolo è stato messo a conoscenza della verità sulla sorte della madre, del padre e dei nonni, attraverso un filtro di estrema “delicatezza”.

Il Tribunale per i minorenni di Roma ha già stabilito la collocazione temporanea del minore presso i nonni materni, nominando il sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, come tutore per gestire i “casi di particolare complessità”. Una rete di protezione che vede uniti la zia Stefania, i servizi sociali e le istituzioni per garantire al piccolo la necessaria continuità.

Per arginare questo trauma, si è attivata una rete istituzionale e familiare senza precedenti. Il Tribunale per i minorenni di Roma ha stabilito la collocazione temporanea del piccolo presso l’abitazione dei nonni materni. «Una decisione arrivata su mia sollecitazione in Procura», chiarisce l’avvocato Carlo Mastropaolo, legale della sorella della vittima, spiegando come l’attivazione dei servizi sociali sia stata immediata. In questo scenario di estrema complessità, il sindaco Angelo Pizzigallo ha assunto formalmente il ruolo di tutore legale, coordinando un tavolo operativo che ha riunito famiglia e professionisti per garantire stabilità al minore.

Una rete di protezione tra scuola e tribunale

Il percorso verso una difficilissima normalità è passato anche dal ritorno tra i banchi di scuola, previsto proprio in questi giorni. Il rientro in classe è stato preparato meticolosamente: docenti, genitori e compagni sono stati coinvolti per creare un ambiente capace di proteggere il bambino da curiosità morbose o parole maldestre. «In questa fase tutti siamo concentrati su un solo punto: il reinserimento del bambino in una quotidianità normale e i nonni materni insieme alla zia sono molto uniti nel garantire serenità al piccolo», aggiunge Mastropaolo.

Parallelamente, la macchina giudiziaria procede per tutelare i diritti del minore nel procedimento penale attraverso la figura del curatore speciale. L’avvocato Paolo Pirani, che ricopre questo ruolo, segue da vicino ogni passo dell’inchiesta: «Sto partecipando a tutte le attività di accertamenti tecnici non ripetibili. Sono pronto a fornire un contributo all’attività di investigazione laddove dovesse servire, senza però intralciare le indagini». Pirani sottolinea inoltre la qualità del lavoro degli inquirenti, che hanno ricostruito con precisione chirurgica spostamenti e orari del femminicida.

Mentre Anguillara si interroga su una tragedia che ha colpito tre generazioni, il sindaco Pizzigallo mantiene un rigoroso silenzio, interrotto solo da rari messaggi istituzionali. Dietro questa riservatezza, però, opera una squadra di professionisti che tenta di restituire a un bambino il diritto di essere tale. La sfida è immensa: curare una ferita che resterà aperta per anni, sostenuta però da una comunità che ha deciso di non lasciarlo solo davanti all’abisso.

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Ultimo Aggiornamento: 27/01/2026 09:43

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