
«Ho visto quel ragazzo andare in bici a zig zag, poi non l’ho più visto e mi è sembrato di passare sopra un dosso. Ma non ho sentito urla. Ora sono devastato». È la versione fornita, secondo quanto riportato da la Repubblica, dall’uomo indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso in relazione alla morte di Davide Borgione, 19 anni, studente universitario di economia a Torino.
Il giovane stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa con amici alla discoteca Milk quando si è verificato l’episodio costato la vita al ragazzo. A raccontare la propria ricostruzione è un funzionario di banca di 36 anni, ora al centro degli accertamenti della magistratura.
L’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Testi ha confermato che il decesso è stato causato da un grave trauma cranico. Resta però ancora da chiarire un punto fondamentale per l’inchiesta: se la lesione alla testa sia stata provocata esclusivamente da una caduta autonoma dalla bici elettrica a noleggio su cui viaggiava il 19enne, oppure se a determinarla – o ad aggravarla – sia stato anche il possibile investimento da parte dell’auto guidata dal bancario.
Secondo quanto riferito dall’indagato, avrebbe notato il ragazzo pedalare in modo irregolare, per poi perderlo di vista poco dopo. L’uomo sostiene di aver avvertito solo la sensazione di aver superato un ostacolo sulla strada, senza rendersi conto di aver urtato una persona. Una versione che sarà ora messa a confronto con gli accertamenti tecnici, le eventuali tracce sul veicolo e le ricostruzioni della dinamica effettuate dagli investigatori.
La Procura punta a chiarire tempi, distanze e modalità dell’impatto per stabilire se vi sia stato un contatto tra l’auto e la bici e, soprattutto, se l’automobilista potesse accorgersi dell’accaduto e fermarsi a prestare aiuto. Elementi decisivi per definire eventuali responsabilità penali in una vicenda che ha profondamente colpito la comunità torinese e il mondo universitario frequentato da Davide Borgione.


