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Torino blindata per corteo Askatasuna: in piazza Zerocalcare e i Subsonica. Mastrocola: «C’è paura in città»

Pubblicato: 31/01/2026 12:47

Torino si trasforma oggi in una zona rossa, un perimetro di massima allerta che attira l’attenzione di tutto il Paese. La città appare quasi militarizzata in vista del massiccio corteo indetto per sostenere il centro sociale Askatasuna, lo storico baluardo dell’area antagonista sgomberato lo scorso dicembre dopo tre decenni di attività in corso Regina Margherita 47. Quello che si preannuncia è un evento di portata nazionale: sono infatti circa duecento le realtà attese tra collettivi, movimenti politici e sindacati, pronti a rivendicare l’eredità di quello che è stato per anni considerato l’ultimo fortino dell’Autonomia torinese.

Per far fronte a un potenziale scenario di guerriglia urbana, la Prefettura ha blindato il centro con due provvedimenti contingibili e urgenti. Le restrizioni sono ferree: scatta il divieto assoluto di somministrazione da asporto e detenzione di bevande in contenitori di vetro o alluminio. Ancora più stringente è la seconda ordinanza, che impone il divieto di occultamento del viso attraverso maschere, caschi o mascherine, proibendo categoricamente il trasporto di fumogeni e qualsiasi materiale esplodente. Il timore è che la tensione accumulata dopo le recenti indagini della Digos — che avevano monitorato gli attivisti durante gli assalti a La Stampa, alle Ogr e alla sede di Leonardo — possa esplodere nuovamente in strada.

Tra solidarietà e allarme: la città divisa sul corteo

La mobilitazione vanta nomi di spicco e figure iconiche del dissenso italiano. In prima fila è attesa la storica attivista No Tav Nicoletta Dosio, affiancata da un parterre del mondo della cultura e dello spettacolo che non ha mai nascosto la propria vicinanza all’area di Askatasuna. Tra i partecipanti figurano il fumettista Zerocalcare, che ha firmato la locandina ufficiale dell’evento, insieme a Willie Peyote e ai Subsonica. Tuttavia, l’atmosfera che si respira tra i portici e le piazze non è di festa, ma di profonda inquietudine.

A dare voce ai timori della cittadinanza è la scrittrice Paola Mastrocola, che non nasconde la sua preoccupazione per l’evoluzione della giornata. «La libertà di manifestare esiste e va garantita, purché resti nei limiti posti dalle autorità, come le restrizioni a sfilare in certe strade. Il problema è che quei limiti non sono rispettati quasi mai», ha dichiarato con amarezza. Secondo la scrittrice, a Torino regna una «grande paura, i cittadini non usciranno di casa e i commercianti che terranno chiusi i negozi». La Mastrocola solleva inoltre un dubbio sulla natura stessa della protesta: «Io temo che si cerchi lo scontro, anche se non lo si programma. Mi chiedo se i manifestanti saranno soddisfatti in caso tutto si svolga in toni pacifici».

Diametralmente opposta è la lettura del politologo Marco Revelli, che sposta il peso delle responsabilità sulle istituzioni. «Questa situazione che viene considerata allarmante è il prodotto della gestione sconsiderata dell’ordine pubblico da parte del ministero dell’Interno e delle autorità locali preposte», attacca Revelli. Per il docente, la discesa in piazza è un atto necessario: «La mobilitazione è ampiamente condivisibile per cercare di mantenere aperti spazi di dissenso contro una gestione del mondo che ci porta al disastro, con l’assenso delle figure di potere». Tra queste due visioni inconciliabili, Torino resta sospesa in un’attesa febbrile, sotto l’occhio vigile di migliaia di agenti.

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