
La tragica fine di Noah Amiyn Conti, spentosi a soli 19 anni lo scorso 30 gennaio, è ufficialmente diventata un caso giudiziario che scuote l’ospedale di Vallo della Lucania. Una querela dettagliata è stata presentata alla Procura della Repubblica da Luigi Marra, compagno della madre del ragazzo, per chiedere che venga fatta piena luce su una gestione clinica costellata, secondo i familiari, da omissioni e sottovalutazioni fatali. La cronaca di questa agonia inizia il 20 dicembre 2025, quando il giovane, descritto come un ragazzo in piena salute, accusa un banale disturbo a un occhio. Dopo una visita specialistica a Capaccio Paestum, arriva il consiglio di un approfondimento diagnostico, che conduce Noah al primo ricovero nel presidio cilentano.
Tuttavia, dopo soli due giorni di accertamenti, il 22 dicembre i medici avrebbero deciso per le dimissioni, fissando un controllo di routine per il 7 gennaio successivo. È questo il primo snodo cruciale dell’esposto: una scelta ritenuta prematura e “incongrua” rispetto a quanto sarebbe accaduto da lì a poco. Le condizioni del diciannovenne sono infatti precipitate drasticamente, rendendo indispensabile un nuovo ricovero d’urgenza e il trasferimento nel reparto di rianimazione, dove i medici hanno poi disposto un delicato intervento chirurgico al cervello.
L’ipotesi di omicidio colposo e le richieste della famiglia
Al centro della denuncia non c’è solo il sospetto di una diagnosi errata, ma anche il dolore per comunicazioni ritenute contraddittorie. Dopo l’operazione, i familiari sarebbero stati rassicurati sull’esito e sulle “possibilità di recupero del ragazzo”, rendendo la notizia del decesso, giunta il 30 gennaio, un fulmine a ciel sereno in netto contrasto con le speranze fornite dai medici. La madre del giovane, assistita dall’avvocato Antonello Natale, punta ora ad accertare eventuali profili di responsabilità per omicidio colposo in ambito sanitario.
Le istanze depositate presso il Tribunale di Vallo della Lucania sono perentorie: la famiglia ha richiesto il sequestro della salma per l’esecuzione dell’autopsia, oltre all’acquisizione dell’intera cartella clinica e dei campioni biologici prelevati. L’obiettivo è verificare se vi siano stati ritardi fatali o se quelle dimissioni pre-natalizie abbiano spezzato il nesso di causalità che avrebbe potuto salvare Noah. Una battaglia legale che promette di scavare a fondo nei protocolli del reparto, per capire se dietro questa morte ci sia stata una tragica fatalità o una catena di negligenze imperdonabili.


