
Il mondo del giornalismo piange la scomparsa di una delle sue penne più autorevoli e sensibili. All’età di 68 anni si è spento Fabio Scuto, un uomo che amava definirsi semplicemente “giornalista e viaggiatore”, ma che per oltre tre decenni è stato gli occhi e le orecchie dell’Italia in scenari complessi e tormentati. Laureato in Storia e Scienze Geografiche alla Sapienza, dopo un master alla Luiss, Scuto approdò a Largo Fochetti nel 1987. Fu lo stesso Eugenio Scalfari a intuirne lo straordinario potenziale, decidendo di puntare su di lui per potenziare il settore Esteri. Da quel momento, la sua carriera è diventata un lungo diario di bordo attraverso il Medio Oriente e il Nord Africa, territori che ha setacciato palmo a palmo, firmando reportage indimenticabili da Marocco, Algeria, Libia, Iraq e Siria.
Da Gerusalemme alle macerie di New York
Il legame più profondo Scuto lo strinse con la Città Santa. Per undici anni è stato corrispondente da Gerusalemme, succedendo a una figura storica come Alberto Stabile. In quella terra sospesa tra fedi e conflitti, ha raccontato con precisione chirurgica e profonda umanità le moderne tribù di Israele e le infinite pieghe della questione palestinese. Durante il suo mandato ha seguito ben tre conflitti a Gaza e l’onda d’urto della Primavera araba, testimoniando il tramonto dell’era Mubarak e le turbolenze in Egitto. Ma il suo raggio d’azione non conosceva confini: nel 2001, mentre si trovava negli Stati Uniti per un periodo sabbatico, si ritrovò a documentare le indagini dell’Fbi all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre.
Oltre alla cronaca pura, Scuto aveva saputo abbracciare l’innovazione digitale aprendo il blog Orient Tales, uno spazio in cui le analisi politiche si intrecciavano al racconto del quotidiano. La sua professionalità, riconosciuta a livello internazionale, gli era valsa il prestigioso premio Peace Through Media. Dopo trent’anni di onorata carriera nella testata che lo aveva visto crescere, aveva proseguito il suo impegno collaborando con La Stampa e Il Fatto Quotidiano.
Dietro il professionista rigoroso, c’era un uomo profondamente legato alla comunità del suo giornale. Fabio era sposato con Patrizia Guidi, figura cardine e storica segretaria di redazione, allieva del leggendario Rolando Montesperelli. La loro unione è stata una delle testimonianze più belle di come le redazioni possano diventare, nel tempo, delle vere e proprie famiglie. Fabio lascia un vuoto incolmabile tra i colleghi che ne hanno apprezzato il talento e l’instancabile curiosità di esploratore.


