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Shock Striscia la Notizia, aggressione violenta. “Scaraventato in mare”

Pubblicato: 04/02/2026 19:14

Il porto di Cirò Marina, nel crotonese, si è trasformato in uno scenario di inaudita violenza contro l’informazione. La troupe del celebre tg satirico di Antonio Ricci, guidata dall’inviato Michele Macrì, è stata brutalmente aggredita mentre cercava di fare luce su uno dei traffici illeciti più remunerativi e dannosi per l’ecosistema del Mediterraneo: la pesca del novellame di sarda, meglio noto come “bianchetto”. Quella che doveva essere una normale attività di documentazione giornalistica è degenerata nel sangue e nel fango quando i cronisti hanno tentato di chiedere spiegazioni ad alcuni pescatori locali. Il bilancio dell’assalto è pesante: la troupe è stata rapidamente circondata da un gruppo di facinorosi, gli operatori sono stati malmenati e, nel culmine della tensione, un cameraman è stato scaraventato in mare con tutta la costosa attrezzatura tecnica, rischiando conseguenze ben peggiori.

Il mercato nero del bianchetto: un business da milioni

L’inchiesta di Michele Macrì mirava a scoperchiare un sistema criminale oliato e capillare. La pesca di queste larve è infatti rigorosamente vietata, poiché la loro cattura indiscriminata impedisce il ripopolamento dei mari, compromettendo gravemente l’equilibrio marino. Nonostante i divieti, il mercato del novellame continua a muovere milioni di euro, alimentato da pescherecci fuorilegge che operano nell’oscurità, utilizzando reti a strascico proibite. Si tratta di una filiera “parallela” che non si ferma alla banchina: il prodotto viene smerciato attraverso venditori porta a porta, mercati ittici clandestini e ristoratori compiacenti, arrivando talvolta a infiltrare persino i canali della grande distribuzione.

Le immagini dell’aggressione, che documentano la ferocia con cui i pescatori hanno tentato di mettere a tacere le telecamere, saranno trasmesse integralmente nella puntata di Striscia la notizia di giovedì 5 febbraio. L’episodio solleva ancora una volta il velo sulla sicurezza degli operatori dell’informazione in territori dove l’illegalità sembra essere diventata la norma. Cirò Marina finisce così sotto i riflettori non per le sue bellezze naturali, ma per un atto di pirateria terrestre che ha preso di mira chi, con coraggio, cerca di difendere il bene comune e la legalità ambientale. Le autorità sono ora al lavoro per identificare i responsabili del folle gesto e per intensificare i controlli su una pratica predatoria che sta letteralmente svuotando i nostri mari sotto il peso del profitto illecito.

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