
Il dramma familiare consumatosi a Ponticelli, nel cuore di Napoli Est, si arricchisce di un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per la ricostruzione giudiziaria dell’omicidio di Ylenia Musella. Secondo quanto rivelato dall’avvocato Leopoldo Perone, che insieme al collega Andrea Fabbozzo assiste il giovane indagato, una terza persona era presente nell’appartamento di via Al Chiaro di Luna al momento del delitto. Si tratterebbe di una collaboratrice domestica che aiutava i due fratelli nelle faccende quotidiane e la cui testimonianza è ora al centro dell’attenzione: la donna potrebbe infatti confermare o smentire la singolare versione fornita dal ventottenne Giuseppe Musella, il quale sostiene di non aver pugnalato la sorella durante una colluttazione ravvicinata, ma di averle lanciato il coltello da una distanza di circa sei o otto metri, colpendola alla schiena mentre lei stava uscendo dalla stanza.
La ricostruzione della lite: dal divano al tragico epilogo
Il pomeriggio di martedì 3 febbraio, nel rione Conocal, è stato segnato da una tensione crescente tra i due fratelli. Giuseppe ha raccontato agli inquirenti una lite scoppiata in più fasi, innescata inizialmente da motivi banali legati al rumore che gli impediva di riposare. Lo scontro sarebbe però degenerato per un episodio legato al cagnolino del ragazzo: l’animale avrebbe sporcato il divano, scatenando l’ira di Jlenia (questo il nome all’anagrafe, sebbene sui social usasse Ylenia). La ragazza avrebbe prima svegliato il fratello bruscamente e poi, in un gesto di stizza, avrebbe strizzato lo straccio sporco direttamente sul letto dove Giuseppe dormiva. Da qui l’ultima, violenta zuffa culminata nel lancio dell’arma bianca mentre la giovane si allontanava.
Subito dopo il ferimento, è accorsa la madre dei due, residente nello stesso stabile. La vittima è stata trasportata d’urgenza al Pronto Soccorso di Villa Betania dalla donna, dal fratello e dalla testimone oculare. Dopo aver lasciato Ylenia in ospedale, i tre si sono allontanati, rendendo Giuseppe Musella temporaneamente irreperibile. Il giovane si è poi presentato spontaneamente in Questura poco prima della mezzanotte, accompagnato dal suo legale, per confessare l’accaduto.
Nella mattinata di oggi, 6 febbraio, il ragazzo è comparso davanti al gip Maria Rosaria Aufieri per l’udienza di convalida del fermo. L’accusa contestata è di omicidio volontario aggravato. Resta ora da capire quanto la versione del “lancio del coltello” possa reggere all’esame dell’autopsia e al racconto della testimone, elementi che definiranno se si sia trattato di un gesto d’impeto dalle conseguenze non calcolate o di una volontà omicida più diretta.


