
Per Antonino Zichichi non è mai esistito un conflitto tra scienza e fede. Il fisico e divulgatore scientifico, scomparso oggi a 96 anni, ha sostenuto per tutta la vita che l’ordine dell’universo non è frutto del caso, ma il segno di una logica superiore. Non il caos, dunque, ma un disegno coerente e armonioso.
Nel libro Perché credo in colui che ha fatto il mondo (Il Saggiatore), Zichichi ha sviluppato una riflessione che lo ha accompagnato per decenni: le leggi che governano la realtà, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, non sarebbero incompatibili con l’idea di Dio, ma anzi ne costituirebbero una traccia.
Le leggi dell’universo come “impronte”
“La scienza mi ha insegnato che l’Universo è governato da leggi rigorose, armoniose, che non smettono mai di stupirmi. La fede mi ha insegnato che queste leggi sono impronte lasciate da Colui che ha fatto il mondo”, aveva scritto sui social in occasione di un compleanno.
Per Zichichi, il punto centrale è l’esistenza di una logica strutturata e coerente nella natura. Se c’è una logica, sosteneva, deve esserci un Autore. Non si può derivare dal caos un sistema così ordinato, dall’universo subnucleare fino alle galassie.
Una posizione che ribaltava l’idea di una scienza neutra o indifferente alla dimensione trascendente: la ricerca scientifica, per lui, nasceva da un atto di fiducia nell’esistenza di un ordine intelligibile.
Il confronto con Umberto Veronesi
Nel 2014 il tema tornò al centro del dibattito pubblico in occasione di uno scambio con Umberto Veronesi, che nel libro Il mestiere dell’uomo aveva scritto: “Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste”.
Zichichi replicò sostenendo che la scienza non autorizza conclusioni metafisiche di questo tipo. Al contrario, a suo avviso, la scoperta delle leggi fondamentali della fisica dimostra che l’universo è retto da una struttura razionale. La speranza dell’uomo contemporaneo, affermava, poggia su due colonne: fede nella sfera trascendentale e scienza nella sfera immanente.
Galilei e l’atto di fede nella ragione
Secondo Zichichi, la stessa nascita della scienza moderna contiene un elemento di fede. Galileo Galilei cercava nelle pietre e nei fenomeni naturali un ordine, non il caos. Avrebbe potuto trovarlo, ma scoprì invece leggi precise.
Da qui la convinzione che scienza e fede non siano contrapposte, ma complementari. Entrambe, nella sua visione, sono “doni di Dio”: strumenti diversi per interrogare la realtà.
I libri tra fede e ricerca
Il tema attraversa molte delle sue opere. In Tra fede e scienza (Il Saggiatore), Zichichi ripercorre anche il dialogo tra la Chiesa e il mondo scientifico, soffermandosi sul ruolo di Giovanni Paolo II nella valorizzazione della ricerca. In La bellezza del creato (Il Cigno GG Edizioni) insiste invece sulla dimensione estetica e armonica dell’universo come segno di una razionalità profonda.
La sua posizione ha diviso il mondo accademico e culturale, ma ha avuto il merito di riportare al centro una questione antica: il rapporto tra ordine scientifico e trascendenza. Per Zichichi, la scoperta delle leggi della natura non allontana da Dio. Al contrario, ne rafforza l’ipotesi.


