Vai al contenuto

Ronald Hicks, chi è il nuovo arcivescovo di New York che lancia la sfida a Trump

Pubblicato: 09/02/2026 16:13

Tre colpi alla porta dorata della cattedrale di St. Patrick, nel cuore di Manhattan, hanno segnato l’inizio di una nuova stagione per la Chiesa cattolica di New York. Con l’ingresso solenne tra gli applausi di oltre duemila fedeli, Ronald Hicks si è insediato come undicesimo arcivescovo della città, aprendo una pagina inedita nella storia di una delle diocesi più simboliche degli Stati Uniti.
Cinquantottenne, originario dell’area di Chicago, Hicks succede al cardinale Timothy Dolan, che ha guidato l’arcidiocesi per 17 anni e ha lasciato l’incarico per raggiunti limiti di età. Un passaggio che segna anche un cambio di stile e di accenti pastorali.

Una Chiesa missionaria e aperta

Dal pulpito, il nuovo arcivescovo ha subito tracciato la sua linea: una Chiesa missionaria, che “evangelizza e mette la fede in azione”, capace di prendersi cura “dei poveri e dei vulnerabili”, costruendo ponti e promuovendo l’unità. Non una comunità chiusa, “un club per i suoi membri”, ma una realtà al servizio di tutti.

Hicks arriva a guidare una comunità di oltre 2,5 milioni di cattolici, distribuiti tra Manhattan, Bronx, Staten Island e le contee a nord della città. Una metropoli segnata da pluralità culturale e linguistica, che il nuovo arcivescovo ha voluto abbracciare fin dal primo momento.

Il riferimento ai migranti è arrivato anche in spagnolo, in un gesto simbolico rivolto alla vasta comunità latinoamericana: «Non avete un vescovo che parla solo spagnolo, ma uno che ha un grande cuore per la cultura latina e per il popolo ispanico». La scelta di inserire parti della liturgia in lingua spagnola ha confermato una linea pastorale improntata all’accoglienza e alla dignità umana.

In contrasto con le politiche sull’immigrazione

Il suo insediamento avviene in un momento di forte tensione politica negli Stati Uniti, segnato dall’intensificazione delle operazioni di deportazione promosse dall’amministrazione Trump e dall’azione dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement), tornata al centro delle cronache anche dopo i recenti interventi a Minneapolis.

Senza citare direttamente il presidente, Hicks ha ribadito l’impegno della Chiesa a “mantenere viva la speranza” di chi è arrivato sulle coste americane in cerca di una vita migliore. «New York è ricca di energia, lingue, culture e persone. Sono giorni complessi e impegnativi, soprattutto mentre affrontiamo questioni legate alla vita, alla fede, alla giustizia e alla pace», aveva dichiarato nei giorni precedenti.

Il suo richiamo alla difesa della dignità umana e alla costruzione di ponti appare in netto contrasto con la linea restrittiva sull’immigrazione. La scelta di mettere al centro i migranti, in una città simbolo dell’accoglienza come New York, assume così anche una valenza pubblica e culturale.

Un legame con Papa Francesco

Hicks condivide con il Papa non solo la sensibilità per le periferie, ma anche radici e percorso. Entrambi cresciuti nell’area di Chicago, hanno maturato esperienze pastorali in America Latina. Hicks ha lavorato per cinque anni in El Salvador, dirigendo un programma per orfani e bambini abbandonati attivo in nove Paesi.

Lì ha consolidato una visione centrata sulle periferie umane e geografiche, che oggi intende portare nel cuore di Manhattan. Il primo incontro con il Papa risale al 2024, quando l’allora cardinale visitò una parrocchia dell’Illinois. Da allora è nato un rapporto di stima che rafforza il legame tra il Vaticano e una delle capitali simboliche del cattolicesimo americano.

Uno stile pastorale diverso rispetto al predecessore

La differenza rispetto a Dolan emerge soprattutto nello stile. Se il predecessore ha incarnato una figura carismatica e fortemente presente nel dibattito pubblico, Hicks insiste su un profilo più pastorale: «Non voglio essere visto come il presidente di una grande organizzazione. Sono chiamato a essere un pastore, un buon pastore».

Tra le priorità indicate: la tutela dei minori, la guarigione per le vittime di abusi, il dialogo tra culture e generazioni e la difesa della vita “dal concepimento alla morte naturale”. L’arcidiocesi è impegnata nel complesso percorso di risarcimento alle vittime di abusi e Hicks ha promesso trasparenza e responsabilità: «Non possiamo mai fermarci nel prevenire abusi e sostenere i sopravvissuti».

Ronald Hicks, il profilo personale

Nato nel 1967 a Harvey, sobborgo di Chicago, figlio di due insegnanti, Hicks è cresciuto in una famiglia cattolica del Midwest. Dopo studi in filosofia e teologia, è stato vicario generale e vescovo ausiliare a Chicago, quindi vescovo di Joliet.

Un percorso segnato dall’attenzione alla formazione e alla missione, come ha ricordato il cardinale Blase Cupich: «È un uomo santo, con un cuore per Gesù e per il popolo di Dio. Saprà abbracciare la diversità della sua nuova arcidiocesi».

Non è mancata una nota di leggerezza: «La mia prima dichiarazione controversa? Sono tifoso dei Cubs», ha scherzato, strappando sorrisi. Ma il messaggio centrale resta chiaro: una Chiesa che non si chiude, che non teme il confronto con la realtà e che, in una fase di profonde divisioni politiche, rivendica il proprio ruolo di ponte e coscienza critica nella società americana.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure