
Il dramma del piccolo paziente di soli due anni e tre mesi, ricoverato al Monaldi di Napoli dal 23 dicembre scorso, si trova oggi davanti a un bivio clinico ed etico senza precedenti. Mentre il bimbo resta ufficialmente in lista d’attesa per un nuovo trapianto, le sue condizioni appaiono disperate. Il bollettino medico accenna alla possibilità di valutare «ulteriori trattamenti terapeutici in aggiunta al trapianto», un’espressione che secondo gli esperti nasconde l’ipotesi del Berlin Heart.
Si tratta di un cuore artificiale esterno, un ventricolo di silicone che pompa il sangue, ma il suo utilizzo su un paziente immunodepresso è estremamente rischioso. Carlo Pace Napoleone, direttore della cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino, avverte: «Il problema è che per farlo funzionare è necessario mettere nel torace delle cannule che sono a rischio infezioni». Il bambino, purtroppo, sta già combattendo contro un’infezione e i farmaci anti-rigetto non fanno che aggravare la vulnerabilità del suo sistema immunitario.
Il bivio etico: tra accanimento e speranza
EsploraIl piccolo è attaccato alla macchina per la circolazione extracorporea, l’Ecmo, da oltre 50 giorni. Una permanenza così prolungata, secondo Alessandro Simonini della Società italiana di anestesia e rianimazione, impatta pesantemente sulla salute generale, ma nei bambini la capacità di ripresa suggerisce spesso di «non mollare». Tuttavia, il limite tra cura e tortura è sottile. Il bioeticista Carmine Pecoraro solleva un dilemma atroce: «Garantire la persistenza dei processi biochimici che sostengono la vitalità con procedure altamente invasive e senza prospettiva di sopravvivenza equivale a tortura».
Domani un Heart Team di eccellenze nazionali effettuerà una valutazione «al letto del paziente». Sebbene il chirurgo Guido Oppido intenda mantenere il bimbo in lista, i dati clinici sono allarmanti: fegato, polmoni e reni mostrano un deterioramento progressivo. Solo il cervello sembra dare ancora segnali di attività. Il Bambino Gesù di Roma ha già espresso un parere negativo, parlando di «insufficienza multiorgano avanzata» e rischi di mortalità altissimi. Se la commissione dovesse dichiararlo intrapiantabile, come ricorda Pace Napoleone, «non avrebbe più senso tenerlo in vita».
Parallelamente, l’inchiesta giudiziaria prosegue con l’ombra di un errore fatale nel trasporto dell’organo. Sotto la lente della Procura, guidata da Nicola Gratteri, c’è il sospetto di un contenitore inadeguato e di un uso improprio di ghiaccio secco. Il cardiologo Giuseppe Limongelli, sentito per tre ore, ha sollevato dubbi su possibili falle nella comunicazione tra le équipe. Resta da capire chi abbia fornito quel ghiaccio e perché sia stato usato un «recipiente dozzinale» anziché una box termica di ultima generazione per un viaggio così delicato.


