
Il mare continua a mietere vittime lungo le coste di Calabria e Sicilia, restituendo corpi di migranti che tentavano di attraversare il Mediterraneo. Negli ultimi dieci giorni, quattro salme sono state rinvenute sulle spiagge del Tirreno calabrese e undici tra Trapani, Pantelleria e Marsala. Alcuni corpi erano completamente nudi, altri avevano solo brandelli di vestiti, pochissimi con un salvagente o qualcosa che ne ricordasse la funzione.
Lāipotesi più accreditata ĆØ che si tratti di persone disperse durante i viaggi migratori, travolte dalle onde e dai naufragi fantasma, di cui non giunge notizia se non alle famiglie che aspettano invano una telefonata. Durante il ciclone Harry, la Guardia Costiera ha lanciato lāallarme per almeno otto imbarcazioni con circa 380 persone a bordo. Tuttavia, secondo Refugees in Lybia, il numero reale potrebbe superare il migliaio.
Diversi corpi sono stati recuperati da navi civili, altri giungono sulle spiagge, rendendo visibile lāorrore dei naufragi che restano ignorati dai media e dalle autoritĆ . Lāultimo rinvenimento ĆØ avvenuto a Tropea, dove un gruppo di studenti ha avvistato almeno uno o due corpi galleggiare tra le onde e ha dato immediatamente lāallarme. Uno dei cadaveri ĆØ stato portato a riva, con addosso un giubbottino salvagente arancione, fluorescente ma inutile a proteggerlo. Le onde lo hanno ripreso più volte, e solo dopo ore ĆØ stato possibile recuperare parte della salma.
Secondo le prime analisi, si tratterebbe di un uomo giovane, ma sarĆ lāautopsia, probabilmente ordinata dalla procura di Vibo Valentia, a fornire ulteriori dettagli. Accertamenti simili sono giĆ stati disposti dal procuratore di Paola, Domenico Fiordelisi, per gli altri corpi rinvenuti nelle ultime settimane ad Amantea e Scalea. Al momento, non ci sono elementi che colleghino i ritrovamenti a naufragi specifici.
In Sicilia, le ricerche sono concentrate a Trapani, Pantelleria e Marsala, dove negli ultimi giorni sono stati recuperati altri cinque corpi. La Guardia Costiera continua a operare, ma la difficoltĆ di intercettare tutti i dispersi rende la situazione drammatica.
Laura Marmorale, di Mediterranea Saving Humans, ha denunciato come la sorte di oltre mille persone rimanga sconosciuta, sottolineando la presunta inazione delle autoritĆ italiane, tunisine e maltesi nel condurre missioni complete di ricerca e recupero. David Yambio, portavoce di Refugees in Lybia, ha aggiunto che il silenzio del governo italiano significa che āquei morti non hanno significato per loroā.
Il Viminale, pochi giorni dopo, ha sottolineato il calo degli sbarchi: nel solo gennaio 2026 sono arrivati 1.938 migranti, contro i 4.402 dello stesso periodo del 2025, evidenziando un decremento del 58%. Tuttavia, non ĆØ chiaro quanti dei migranti non giunti a terra siano finiti in fondo al mare.
Secondo i dati dellāOim, lāAgenzia Onu per le migrazioni, dallāinizio dellāanno sono almeno 486 le vittime accertate lungo le rotte del Mediterraneo. Il numero reale potrebbe essere molto più alto, considerando le centinaia di morti non registrate.
Le immagini dei corpi sulle spiagge e le testimonianze dei soccorritori evidenziano la drammaticità di una situazione che continua a colpire senza clamore mediatico. Ogni ritrovamento è un promemoria tragico della fragilità di chi cerca di attraversare il mare in cerca di una vita migliore, e della necessità urgente di politiche di soccorso più efficaci.


