Vai al contenuto

“Fermate tutto!”. Emanuela Orlandi, nuovo colpo di scena: cosa succede

Pubblicato: 20/02/2026 10:35

Ancora un’interruzione nei lavori di scavo alla Casa del Jazz di Roma, dove da mesi si cerca un presunto tunnel segreto sotto Villa Osio, un tempo appartenuta a Enrico Nicoletti, ritenuto il cassiere della Banda della Magliana.

Questa volta a fermare le operazioni è stato un disaccordo tecnico tra la Soprintendenza ministeriale e la Sovrintendenza di Roma Capitale, un nodo burocratico che si aggiunge a una serie di ostacoli già incontrati nei mesi scorsi. L’obiettivo delle ricerche resta la verifica della presenza di una fungaia tombata, accessibile dalla cantina della villa, dove secondo una delle ipotesi investigative potrebbero trovarsi elementi legati a vecchi misteri della cronaca italiana.
Leggi anche: Emanuela Orlandi: “Trovato il punto d’accesso ai sotterranei della Casa del Jazz, si trova proprio sotto la sala di registrazione”

La scoperta della scala sotterranea e il blocco

Nella serata di ieri, durante le operazioni, i vigili del fuoco hanno individuato una scala sotterranea raggiungibile attraverso una volta che potrebbe risalire all’Antica Roma. Proprio questo ritrovamento ha imposto un immediato stop: per proseguire è necessario il via libera dei tecnici competenti in materia di beni culturali e archeologici.

Il nuovo rinvio rischia di allungare ulteriormente i tempi di un’indagine già rallentata da difficoltà tecniche con i georadar, condizioni meteo avverse e carenza di mezzi adeguati. Gli scavi, partiti a novembre su impulso dell’ex magistrato Guglielmo Muntoni, oggi presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma, avrebbero dovuto concludersi in pochi giorni. A tre mesi dall’avvio, il cantiere è ancora aperto.

La supervisione dell’operazione è affidata alla Prefettura di Roma e per oggi è attesa una riunione convocata dal prefetto Lamberto Giannini a Palazzo Valentini, con l’obiettivo di chiarire le competenze tra gli enti coinvolti.

Il dolore della famiglia Adinolfi

Tra coloro che seguono con maggiore apprensione l’evolversi degli scavi c’è la famiglia del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel luglio 1994. Una delle piste investigative ipotizza che la sua presunta morte possa essere collegata alle indagini sulla criminalità romana e che eventuali resti possano trovarsi proprio nell’area oggetto delle ricerche.

“Siamo dilaniati dal dolore”, ha dichiarato Lorenzo Adinolfi, figlio del magistrato, sottolineando come ogni stop riapra ferite mai rimarginate. I familiari si recano quasi quotidianamente sul posto, in attesa di sviluppi, mentre la burocrazia rallenta le operazioni.

Le speranze e i dubbi sugli sviluppi

L’attenzione attorno alla Casa del Jazz non riguarda soltanto il caso Adinolfi. Anche i familiari di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le due quindicenni scomparse nel 1983, guardano agli scavi con una flebile speranza.

Più cauti gli investigatori, che non escludono di poter rinvenire materiali legati alle attività della Banda della Magliana: armi, gioielli, documenti o archivi. Sullo sfondo resta anche il mistero del colpo al caveau del Tribunale di Roma del 1999, mai del tutto chiarito.

Il nuovo stop agli scavi a Roma riporta dunque al centro un intreccio di storia criminale, memoria giudiziaria e tensioni istituzionali. Tra attese, ritardi e competenze da chiarire, il cantiere della Casa del Jazz continua a essere uno dei punti più sensibili della cronaca romana, sospeso tra ricerca della verità e ostacoli burocratici.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure