Vai al contenuto

Bimbo col cuore bruciato, l’inchiesta sul boom di decessi nella chirurgia pediatrica dell’ospedale: “Qui troppi morti”

Pubblicato: 20/02/2026 08:18

A Napoli sono state avviate le procedure di fine vita per il piccolo Domenico, il bambino sottoposto a un trapianto di cuore rivelatosi drammaticamente inefficace. La decisione è maturata dopo giorni di valutazioni cliniche e confronto con la famiglia. Il legale dei genitori ha chiarito che non si tratta di eutanasia, bensì di un percorso sanitario mirato esclusivamente alla terapia del dolore, con l’obiettivo di alleviare le sofferenze del bambino in una fase considerata irreversibile dai medici.

Nella giornata odierna, l’équipe dell’ospedale Azienda Ospedaliera dei Colli – Ospedale Monaldi definirà il protocollo clinico antidolore, nel rispetto delle normative vigenti e della volontà della famiglia. Il caso ha scosso profondamente l’opinione pubblica e riacceso il dibattito sulla gestione dei trapianti pediatrici nel capoluogo campano.
Leggi anche: Bimbo col cuore bruciato, lacrime in diretta tv: la notizia atroce

Una catena di errori e precedenti inquietanti

La vicenda di Domenico si inserisce in un contesto già segnato da criticità. Negli ultimi dodici anni il reparto di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi è stato teatro di episodi controversi e di inchieste giudiziarie. Tra i precedenti più dolorosi figura la morte della piccola Pamela, avvenuta due anni fa mentre era collegata a un cuore artificiale in attesa di un trapianto e colpita da una grave infezione.

Particolarmente drammatico fu il 2014, definito da molti come “l’anno nero” del reparto: un’infezione da Serratia marcescens colpì la terapia intensiva neonatale causando il decesso di diversi neonati. In quel periodo, quasi tutti i bambini sottoposti a trapianto non sopravvissero. Un crollo improvviso rispetto all’anno precedente, quando la sopravvivenza a un anno dall’intervento aveva raggiunto il 92,3% e il numero di operazioni collocava Napoli subito dopo il Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Le criticità portarono nel 2016 il Centro Nazionale Trapianti a sospendere le attività operatorie pediatriche, limitando il reparto all’assistenza pre e post trapianto. Due anni più tardi, il Ministero della Salute inviò ispettori e NAS per verificare la situazione organizzativa.

Carenze strutturali e inchieste giudiziarie

Dalle ispezioni emersero problemi strutturali e organizzativi: scarsità di posti letto, carenza di personale, assenza di percorsi protetti per prevenire infezioni post-operatorie. Proprio su questi nodi si concentrano oggi le polemiche politiche e le denunce delle associazioni dei familiari dei trapiantati.

Al centro delle indagini della Procura di Napoli sul trapianto fallito di Domenico figura il cardiochirurgo Guido Oppido, già coinvolto in precedenti procedimenti legati a decessi pediatrici. In un caso del 2023, relativo alla morte del piccolo Claudio, l’ipotesi di reato fu omicidio colposo. Un’altra vicenda risale al 2016, quando una bambina di tre anni morì dopo un trapianto; il medico ottenne il non luogo a procedere ma denunciò pubblicamente condizioni di lavoro segnate da precarietà e carenze strutturali.

Bimbo Cuore Bruciato

Un reparto tra eccellenze e declino

Il programma regionale trapianti, rinnovato nel 2023, è stato oggetto di scontro in Regione Campania. Le contestazioni hanno riguardato la distanza tra terapia intensiva pediatrica e sala operatoria e l’assenza di percorsi sicuri per i piccoli pazienti più fragili.

Il comitato dei genitori dei bambini trapiantati ha denunciato un progressivo smantellamento di un servizio che in passato aveva garantito risultati significativi. Oggi, sostengono, molti pazienti sono costretti a spostarsi fuori regione per ricevere cure adeguate.

Nel frattempo, mentre la magistratura prosegue le indagini per accertare eventuali responsabilità, la priorità clinica resta l’accompagnamento terapeutico del piccolo Domenico. Una storia che riapre interrogativi profondi sulla sanità campana, sulla sicurezza dei trapianti pediatrici e sulla tutela dei pazienti più vulnerabili.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure