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L’Europa si avvicina alla guerra: gli Usa chiedono aiuto a Francia e Regno Unito per difendere Golfo e Giordania

Pubblicato: 03/03/2026 07:18

L’Europa non è più spettatrice della guerra tra Stati Uniti e Iran, ma si trova ora sulla soglia di un coinvolgimento diretto, seppur con funzioni formalmente difensive. Da Washington è partita una richiesta precisa a Francia e Regno Unito, poi estesa alla Germania, per contribuire alla protezione dei Paesi del Golfo Persico e della Giordania, alleggerendo così l’impegno delle truppe americane impegnate contro Teheran. Non un intervento offensivo contro i Pasdaran, ma una copertura militare che segna comunque un salto politico e strategico. Mentre la Commissione europea fatica a esprimere una linea unitaria, le principali capitali del continente si muovono lungo un asse bilaterale con gli Usa, consapevoli che la crisi mediorientale può trasformarsi rapidamente in una questione di sicurezza continentale.

La richiesta americana è transitata attraverso canali militari, dopo il primo rifiuto di Londra di partecipare ai raid contro l’Iran. Proprio per questo è diventata più pressante. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato apertamente di una possibile “conflagrazione ai nostri confini”, lasciando intendere che Parigi non esclude un coinvolgimento. Il premier britannico Keir Starmer, inizialmente prudente, ha poi autorizzato l’utilizzo delle basi del Regno Unito da parte delle forze statunitensi, sottolineando che la risposta di Teheran rappresenta una minaccia per interessi e alleati europei. Anche Berlino ha iniziato a porre l’accento sulla necessità di tutelare i propri soldati presenti nell’area. Una partecipazione indiretta, ma sempre più concreta.

La partita geopolitica con Washington e Pechino

Per Parigi, Londra e Berlino la crisi rappresenta anche un banco di prova nei rapporti con la Casa Bianca. Contribuire alla sicurezza del Golfo significa rientrare in una logica di maggiore equilibrio nei rapporti transatlantici, soprattutto alla luce del dossier ucraino. Allo stesso tempo, nessuno in Europa intende lasciare spazio alla Cina nei rapporti con i grandi produttori di petrolio. Garantire una presenza militare a protezione dell’area equivale anche a chiudere la porta a un’eventuale penetrazione strategica di Pechino.

In questo contesto non è passata inosservata la scelta di informare l’Italia dell’operazione tramite Israele e solo a raid già avviati. Un segnale politico, secondo alcune fonti diplomatiche, che riflette equilibri delicati legati ai rapporti di Roma con il Libano. All’Italia non è stata avanzata la stessa richiesta formulata a Francia e Regno Unito: difendere lo spazio aereo dell’area con i propri caccia, non limitarsi a forniture o supporto logistico. Una differenza che pesa negli assetti europei.

Cipro e l’articolo 42: il rischio di coinvolgimento Ue

Il fronte potrebbe però allargarsi ulteriormente. La decisione iraniana di indirizzare droni verso le basi britanniche a Cipro apre uno scenario nuovo. Se Nicosia dovesse sentirsi direttamente minacciata, potrebbe invocare l’articolo 42 comma 7 del Trattato sull’Unione europea, quello che prevede la mutua assistenza militare tra gli Stati membri in caso di aggressione. Al momento non è stata avanzata alcuna richiesta formale, ma in caso di intensificazione degli attacchi l’ipotesi non sarebbe esclusa.

Il nodo è che Cipro non fa parte della NATO e dunque non può contare sull’articolo 5 dell’Alleanza. Il comandante supremo alleato in Europa, Alexus Grynkewich, ha chiarito che l’organizzazione interverrebbe solo per proteggere un proprio membro, e nell’area l’unico è la Turchia. Questo rende l’eventuale attivazione della clausola europea un passaggio politicamente decisivo.

Intanto l’Unione rafforza la missione Aspides, nata per proteggere il traffico mercantile nel Golfo. Il trasporto marittimo è già uno degli effetti più immediati della guerra, con rischi per le rotte energetiche e commerciali. L’Europa prova a mantenere un profilo difensivo, ma la distanza dal conflitto si assottiglia. La guerra in Medio Oriente non è più lontana: rischia di bussare direttamente alle porte del continente.

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