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Ue, cresce il rischio terrorismo: “Possibili cellule dormienti”

Pubblicato: 06/03/2026 07:24

In Europa prende forma una strategia chiara di fronte all’escalation della crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele: parare il colpo. L’Unione Europea punta su una linea prudente che combina diplomazia e difesa, evitando qualsiasi coinvolgimento diretto nel conflitto ma preparandosi a proteggere i propri interessi e la sicurezza regionale.

Sul piano politico, Bruxelles continua a insistere sulla necessità di mantenere aperti i canali diplomatici. Sul fronte militare, invece, l’approccio resta esclusivamente difensivo: rafforzare le capacità di protezione dei Paesi membri e degli alleati, in particolare nelle aree più sensibili come il Golfo Persico e il Mediterraneo orientale.

Uno dei punti più delicati della crisi è Cipro, Stato membro dell’Unione Europea e potenziale avamposto strategico nel caso di un allargamento del conflitto. Proprio per questo Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Kyriakos Mitsotakis stanno lavorando a un coordinamento per rafforzare la sicurezza dell’isola.

Dietro le quinte cresce però anche un’altra preoccupazione: le possibili conseguenze sul piano della sicurezza interna europea. A Bruxelles i 27 ministri dell’Interno hanno esaminato i rischi legati alla crisi e, se al momento non si registrano particolari pressioni sul fronte migratorio, l’attenzione è concentrata soprattutto sul terrorismo.

Secondo funzionari europei, il timore principale riguarda l’eventuale attivazione di “cellule dormienti iraniane” in Europa. “Il rischio maggiore ora è quello”, ha spiegato una fonte diplomatica, sottolineando come proprio questa minaccia renda ancora più urgente una de-escalation del conflitto.

La posizione europea è stata ribadita anche dall’Alto rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, che insieme ai ministri degli Esteri dell’UE ha avviato consultazioni con i partner del Golfo. In una dichiarazione congiunta è stato chiesto a Teheran di “cessare immediatamente gli attacchi”, considerati una minaccia per la sicurezza regionale e globale.

La crisi ha inevitabilmente coinvolto anche la dimensione della sicurezza euro-atlantica. Alla NATO si è tenuta una riunione del Consiglio Atlantico per analizzare la postura di difesa missilistica dopo il caso del missile intercettato diretto verso la Turchia, anche se inizialmente si era temuto potesse colpire proprio Cipro.

Proprio l’isola mediterranea resta il punto più sensibile della regione. Non a caso il governo cipriota ha deciso di riprogrammare o spostare online diversi eventi istituzionali dell’Unione Europea, tra cui un importante consiglio informale dei ministri della Difesa previsto nelle prossime settimane.

Nel frattempo cresce il coordinamento militare tra alcuni Paesi europei. Macron ha discusso con Meloni e Mitsotakis l’invio coordinato di mezzi militari nel Mediterraneo orientale, mentre anche la Spagna ha confermato la partecipazione della fregata Cristóbal Colón (F105) al gruppo navale guidato dalla portaerei francese Charles de Gaulle (R91), impegnato in operazioni difensive e nella tutela della libertà di navigazione nel Mar Rosso.

Parallelamente l’Unione Europea rafforza anche gli strumenti di sicurezza interna. Il commissario agli Affari Interni Magnus Brunner ha ricordato che la priorità resta la protezione dei cittadini europei, invitando gli Stati membri ad accelerare l’attuazione del nuovo sistema elettronico di controllo alle frontiere, considerato fondamentale per contrastare minacce terroristiche e rafforzare la sicurezza dell’area Schengen.

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