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Spagna-Israele, è rottura diplomatica: Madrid ritira l’ambasciatrice e riduce la rappresentanza a Tel Aviv

Pubblicato: 11/03/2026 14:10

La frattura tra Spagna e Israele si trasforma ormai in un vero strappo diplomatico. Madrid ha deciso di ritirare definitivamente la propria ambasciatrice a Tel Aviv, abbassando il livello della rappresentanza diplomatica a semplice incaricato d’affari. La decisione, ufficializzata con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, arriva al termine di mesi di tensioni crescenti tra il governo di Pedro Sánchez e quello guidato da Benjamin Netanyahu, sullo sfondo della guerra in Gaza e della nuova escalation regionale legata al conflitto con l’Iran. La mossa rappresenta l’ultimo passaggio di una crisi diplomatica che dura ormai da quasi due anni e che ha progressivamente eroso i rapporti tra i due Paesi, portandoli a un livello di gelo politico raramente visto nella storia recente delle relazioni tra Madrid e Tel Aviv.

L’ambasciatrice Ana Sálomon era stata richiamata per consultazioni già lo scorso settembre e non era più rientrata in Israele. Ora la scelta diventa definitiva: la Spagna non manterrà più un ambasciatore nel Paese e la sede diplomatica verrà ridimensionata. La decisione è stata presa nell’ultimo Consiglio dei ministri e segue una logica di reciprocità con quanto fatto da Israele nel 2024, quando il governo Netanyahu richiamò la propria rappresentante a Madrid, Rodica Radian-Gordón, dopo che la Spagna aveva riconosciuto ufficialmente lo Stato di Palestina. Da quel momento le relazioni tra i due governi sono scivolate in una crisi permanente, segnata da accuse politiche, dichiarazioni sempre più dure e una progressiva riduzione dei contatti diplomatici.

Le accuse reciproche e la crisi su Gaza

La crisi è maturata soprattutto durante la guerra nella Striscia di Gaza. Il governo spagnolo ha più volte criticato l’operazione militare israeliana, arrivando a definire “genocidio” l’offensiva contro la popolazione palestinese. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione immediata di Israele, che ha accusato l’esecutivo di Madrid di assumere posizioni ostili e politicamente motivate. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar arrivò a definire il governo spagnolo “antisemita”, alimentando una polemica diplomatica che da allora non si è mai realmente spenta.

Le tensioni si sono ulteriormente aggravate quando il presidente Pedro Sánchez ha espresso pubblicamente la propria ammirazione per i manifestanti filopalestinesi che avevano interrotto una tappa della Vuelta durante l’arrivo a Madrid. A quel punto il confronto politico tra i due Paesi è diventato sempre più duro e la Spagna ha iniziato a valutare misure concrete per ridurre la cooperazione con Israele, incluse sanzioni e limitazioni nei rapporti diplomatici. Il ritiro definitivo dell’ambasciatrice rappresenta quindi il punto più alto di questa escalation politica.

Hormuz e la nuova tensione con gli Stati Uniti

La posizione spagnola si inserisce inoltre in un contesto internazionale sempre più delicato, segnato dalla guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran. Il governo Sánchez ha scelto di mantenere una linea prudente anche sul piano militare, annunciando che Madrid non invierà navi nello stretto di Hormuz nell’ambito delle missioni proposte da alcuni alleati europei. La ministra della Difesa Margarita Robles ha chiarito che la missione annunciata dalla Francia non è stata formalmente discussa né in sede NATO né nell’Unione Europea, e che quindi la Spagna non ha intenzione di aderire a iniziative militari che non abbiano un mandato condiviso.

La decisione arriva inoltre dopo il recente scontro con Donald Trump, che aveva minacciato un embargo economico contro Madrid quando il governo spagnolo ha vietato agli Stati Uniti l’utilizzo delle proprie basi militari per operazioni legate alla guerra contro l’Iran. In questo quadro la postura del governo Sánchez appare sempre più orientata a prendere le distanze da alcune operazioni occidentali nella regione e a mantenere una linea critica verso l’azione militare israeliana.

Se in futuro la Spagna decidesse di ristabilire un livello pieno di relazioni diplomatiche con Israele, sarà necessario nominare un nuovo ambasciatore, che dovrà presentare le proprie credenziali alle autorità israeliane. Ma al momento il clima politico tra i due governi rende questa prospettiva lontana, mentre la crisi diplomatica tra Madrid e Tel Aviv continua ad approfondirsi nel pieno della tempesta geopolitica che attraversa il Medio Oriente.

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