
Il futuro del Medio Oriente dopo la guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti dipenderà da un punto centrale: la neutralizzazione della capacità nucleare iraniana e l’indebolimento del regime di Teheran. Il tema è stato al centro di un briefing con Sima Shine e Eldad Shavit, esperti dell’INSS (Institute for National Security Studies) di Israele, nel quale i due analisti dialogando con alcuni giornalisti dei principali media italiani, tra cui The Social Post, hanno analizzato gli scenari possibili del conflitto e le prospettive per la regione.
Secondo gli analisti intervenuti nel confronto, il primo obiettivo strategico di Israele e degli Stati Uniti – in larga parte raggiunto, come ci raccontano le notizie in diretta sul conflitto – è l’eliminazione definitiva dell’arsenale nucleare iraniano, considerato una minaccia non solo per la sicurezza israeliana ma per l’intero Medio Oriente e per gli interessi occidentali nell’area.

Neutralizzare la capacità nucleare iraniana
Durante il briefing è stato ricordato che, se davvero la capacità nucleare di Teheran fosse stata distrutta in modo permanente, si tratterebbe di un cambiamento strategico enorme per l’equilibrio regionale.
La prospettiva è stata evocata anche durante il dibattito con i giornalisti. Alla domanda su cosa dovrebbero fare Israele e Stati Uniti dopo una simile operazione, gli esperti hanno sottolineato che neutralizzare il programma nucleare iraniano rappresenta una condizione essenziale per la sicurezza della regione.
Per Israele, infatti, l’ipotesi di un Iran ancora dotato di arma atomica viene considerata una minaccia esistenziale, mentre per i Paesi occidentali rappresenterebbe un rischio per l’intero sistema di sicurezza internazionale.
Una guerra che indebolisce il regime
Gli analisti dell’INSS hanno anche evidenziato che il conflitto sta colpendo le capacità militari e politiche del regime iraniano. Secondo la loro valutazione si osserva un lento ma costante deterioramento delle capacità del sistema di potere di Teheran e della sua accettazione, sia nella regione sia all’interno dello stesso Iran.
Questo indebolimento può, nel lungo periodo, aprire la strada a cambiamenti politici interni, anche se gli esperti hanno invitato alla cautela. Il sistema iraniano resta infatti molto solido e dispone di un apparato di sicurezza disposto a usare la forza contro la popolazione, come abbiamo tristemente appurato negli ultimi mesi.
La popolazione tra repressione e guerra
Uno degli elementi più delicati riguarda proprio il ruolo della società iraniana. Gli analisti hanno osservato che una parte della popolazione potrebbe essere pronta a un cambiamento politico, ma al momento la situazione resta bloccata. La repressione interna e la guerra rendono molto difficile qualsiasi mobilitazione.
Inoltre il regime mantiene una base di sostegno significativa: circa due milioni di persone dipendono economicamente dal sistema statale, un fattore che rende complessa qualsiasi transizione politica.
Il possibile cambio di regime
Israele e Stati Uniti auspicano che a conflitto terminato emerga una leadership alternativa in Iran. Non si tratta di un processo immediato, come anche riconosciuto da Shine e Shavit una trasformazione del sistema politico iraniano richiede tempo e dipende da diversi fattori.
Non solo quindi dall’esito militare della guerra, che è ormai indirizzata a favore di Israele e Usa, ma dall’evoluzione della situazione interna. Tuttavia la convinzione espressa nel briefing è che l’indebolimento del regime potrebbe aprire nel medio periodo uno spazio per nuove leadership.
Un Medio Oriente in trasformazione
Nel frattempo il conflitto sta già modificando alcuni equilibri regionali. Gli analisti hanno citato, ad esempio, il ridimensionamento dell’influenza di gruppi sostenuti da Teheran come Hamas, mentre il ruolo di Hezbollah resta uno dei nodi principali per la sicurezza israeliana e le azioni in Libano dimostrano quanto sia decisivo il suo ridimensionamento.
Ma la questione centrale resta l’Iran. Anche in caso di successo militare contro il suo programma nucleare, il vero interrogativo riguarda il futuro politico della Repubblica islamica. Per gli esperti dell’INSS, la guerra potrebbe aver aperto una fase nuova: non solo un confronto militare, ma una possibile trasformazione degli equilibri di potere all’interno dell’Iran stesso.


