
Una tragedia agghiacciante consumata tra le mura di un ospedale che non ha saputo guardare oltre il pregiudizio. Una giovane estetista di soli 22 anni, Zoe Tighe, è spirata insieme al bambino che portava in grembo senza nemmeno sapere di essere in attesa. La vicenda, che ha scosso profondamente la contea del Norfolk, è ora al centro di un’inchiesta serrata per fare luce su una catena di presunte negligenze mediche che definire fatali appare quasi un eufemismo. Per sei lunghe settimane, Zoe si era presentata per ben quattro volte al pronto soccorso del James Paget Hospital di Gorleston, lamentando dolori lancinanti al basso ventre. Ogni volta, però, la diagnosi restava la stessa: una banale infezione urinaria. Nessuno dei medici che l’hanno visitata ha mai pensato di sottoporla a un test di gravidanza, nonostante fosse una procedura standard per una giovane donna con quei sintomi.
Il muro del pregiudizio: la “vescica da ketamina” e il collasso finale
Il dramma di Zoe affonda le radici in un passato difficile. Dopo la perdita del padre a 17 anni, la ragazza aveva iniziato a fare uso di ketamina, sviluppando una grave fibrosi vescicale, nota in gergo come vescica da ketamina. Proprio questo precedente clinico sembra aver funzionato da paraocchi per il personale sanitario. La madre di Zoe, Jane, ha lanciato un’accusa pesantissima durante l’udienza presso il tribunale del coroner: il personale dell’ospedale «non ha approfondito le cause oltre l’abuso di ketamina, non era interessato a indagare su eventuali altri problemi». Secondo la donna, la figlia veniva regolarmente rimandata a casa con antibiotici e antidolorifici blandi, mentre il suo corpo stava combattendo una battaglia silenziosa e disperata.
La situazione è precipitata definitivamente il 24 giugno 2023, quando la ventiduenne è collassata sul pavimento della sua casa a Lowestoft. Trasportata d’urgenza in ospedale, la verità è emersa solo quando ormai era troppo tardi: un’ecografia ha rivelato che Zoe era alla 14esima settimana di gravidanza, ma il feto era già morto. La sepsi aveva ormai invaso il suo organismo. Trasferita al Norfolk and Norwich University Hospital, Zoe ha subito tre arresti cardiaci consecutivi poco dopo il parto ed è deceduta il 26 giugno. «L’infermiera che ha fatto nascere il bambino non riusciva a capire perché non fosse mai stato effettuato un test di gravidanza di routine», ha riferito la madre, aggiungendo che se Zoe lo avesse saputo, avrebbe fatto della salute del nascituro la sua priorità assoluta, nonostante non avesse pianificato la maternità.
L’inchiesta ora deve stabilire se quel test mancato abbia cambiato il corso della storia. Zoe aveva lottato per riprendere in mano la sua vita, completando un programma di riabilitazione solo pochi mesi prima. «Aveva tutto per cui vivere: una carriera promettente, una casa sicura e un bravo fidanzato», ricorda Jane con il cuore a pezzi. Resta il sospetto atroce che chiunque l’abbia visitata al James Paget non sia andato oltre l’etichetta di “tossicodipendente”, ignorando le suppliche di una madre che implorava un’ecografia per una figlia ormai costretta sulla sedia a rotelle dal dolore.


