
Esiste un limbo peggiore della scomparsa, ed è quello burocratico. Il caso di Stefano Bertusi ne è la prova più agghiacciante: un uomo che per lo Stato italiano continua a esistere, nonostante i suoi resti siano stati ritrovati e identificati mesi fa. La sua storia inizia nel 2015, quando all’età di 64 anni svanì nel nulla da una clinica sulle colline bolognesi. Per nove lunghi anni il silenzio è stato assoluto, interrotto solo il 28 aprile 2024, quando un teschio e alcune ossa sono stati rinvenuti da due ragazzi durante una passeggiata. Eppure, nonostante la scienza abbia dato un nome a quei resti, l’anagrafe si rifiuta di chiudere il faldone. “È assurdo”, denuncia l’anziana vedova, prigioniera di un paradosso che le impedisce persino di piangere il marito con un regolare certificato di morte.

Il muro di gomma tra Procura e Comune: una vedova bloccata
La battaglia legale, portata avanti dall’avvocata Barbara Iannuccelli, esperta nell’assistenza alle famiglie degli scomparsi, si scontra quotidianamente con un’amministrazione sorda. Il problema è di natura documentale: “Al Comune non viene trasmessa dalla Procura la documentazione della sua identificazione. L’anziana vedova è da un po’ di tempo che chiede che tutto sia a posto, ma non ha risposte e senza certificato di morte è bloccata burocraticamente nel fare ogni cosa”, spiega la legale. Senza quella carta, per l’Inps e per le banche Bertusi è ancora vivo: impossibile accedere ai conti, gestire le agevolazioni fiscali o semplicemente chiudere i conti con il passato.
Secondo la ricostruzione della Iannuccelli, gli uffici bolognesi hanno le mani legate perché mancano gli atti formali che attestino il decesso. È un cortocircuito istituzionale che infierisce su chi ha già sofferto quasi un decennio di incertezza. “I familiari delle persone scomparse sono maltrattati dalla vita e dallo Stato”, tuona l’avvocata, sottolineando come l’impossibilità di ottenere una dichiarazione di morte impedisca qualunque operazione della vita quotidiana, congelando l’esistenza dei superstiti in un eterno presente di carta e bolli mancanti.

