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“Saranno introvabili”. Guerra, scatta l’allarme sui farmaci

Pubblicato: 14/04/2026 18:46

Le tensioni internazionali tornano a riflettersi con forza sull’economia globale e, in particolare, su uno dei settori più delicati: quello farmaceutico. A lanciare l’allarme è Marcello Cattani, che a margine di un incontro a Roma dedicato al ruolo strategico dell’industria farmaceutica nel Made in Italy ha delineato uno scenario sempre più complesso. Il conflitto in Iran, infatti, sta già producendo effetti tangibili, innescando una nuova crisi energetica e facendo impennare i costi lungo tutta la filiera produttiva.

Secondo Cattani, l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia ha determinato rincari diffusi che stanno mettendo sotto pressione le aziende. “Vediamo un +25% per l’alluminio, il vetro e la carta degli imballaggi, ma anche un +15% sugli ingredienti attivi. Se pensiamo ai rischi principali, che possono essere gli incrementi delle carenze dei farmaci”, ha spiegato, sottolineando come il problema non sia più solo economico ma potenzialmente sanitario. Il punto cruciale, però, emerge guardando alla durata del conflitto: basterebbe che la crisi in Medio Oriente si prolungasse “alcuni mesi e la situazione potrebbe diventare davvero preoccupante”, ha avvertito.

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Allarme farmaci in Italia: “In estate potrebbero esserci carenze”

A rendere ancora più fragile il sistema è la dipendenza da catene di approvvigionamento globali. L’alluminio, componente fondamentale per il confezionamento dei medicinali, arriva in larga parte da Paesi come Cina, India e Australia. In questo contesto, ha osservato Cattani, “quindi, nel momento in cui si è presentata questa quarta crisi energetica dovuta a fattori geopolitici, le filiere vanno sotto stress e si scatena l’accaparramento”. Un meccanismo che rischia di amplificare ulteriormente le difficoltà, creando squilibri tra domanda e offerta.

Il tema, tuttavia, non riguarda soltanto le materie prime, ma investe anche una questione strategica più ampia: l’autonomia produttiva. Per il presidente di Farmindustria è fondamentale “capire come renderci meno dipendenti da Cina ed India negli ingredienti attivi che compongono i farmaci. Ma oggi non è solo questo il tema: c’è anche l’incremento del costo non solo del petrolio e del gas, ma dell’alluminio, del Pvc, della plastica e quindi il rischio di potenziali carenze”. Un intreccio di fattori che rende il sistema particolarmente vulnerabile agli shock geopolitici.

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Una valutazione condivisa anche da Lucia Aleotti, che ha evidenziato come l’interconnessione delle forniture globali rappresenti un ulteriore elemento di rischio. “Il settore farmaceutico potrebbe andare a rischio di carenze perché le forniture a livello globale sono tutte connesse”, ha dichiarato, ricordando che “i fornitori di principi attivi sono energivori, i costi dei materiali di confezionamento dei farmaci in alluminio sono esplosi nei loro costi”.

Il quadro che emerge è quello di una crisi che potrebbe non manifestarsi immediatamente, ma svilupparsi nel tempo, colpendo in modo progressivo i mercati europei. “Il rischio è che ci possa essere una limitazione delle forniture in Europa e in Italia”, ha aggiunto Aleotti, precisando che l’impatto più concreto potrebbe arrivare “non attualmente, non nei prossimi mesi, ma a partire dall’estate o dopo l’estate in Europa e in Italia.”. Una prospettiva che sposta l’attenzione sulla capacità di risposta delle istituzioni, perché, come ha concluso, “cruciale è il tipo di risposta che i Paesi e la Commissione europea sapranno dare in questa situazione”.

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