
Ci sono silenzi che pesano più di mille grida, vuoti improvvisi che si aprono in corridoi dove ci si aspetterebbe solo rassicurazione. La vita, a volte, si spezza con una rapidità che lascia senza fiato, trasformando la speranza in un’ombra densa che avvolge ogni cosa. Quando la normalità viene scossa da un evento inspiegabile, l’unica reazione possibile è la ricerca di un perché che sembra non arrivare mai. È la storia di un confine varcato senza ritorno, di una gioia quotidiana che si dissolve tra le mura di una struttura che prometteva cura e che invece si ritrova a dover gestire l’imponderabile, mentre fuori il mondo continua a girare ignorando il baratro in cui è caduta una famiglia.
Il dramma di Adam: dal gioco alla tragedia in corsia
“Nostro figlio è entrato in ospedale saltellando e poche ore dopo ci hanno detto che era morto. Vogliamo sapere cosa è successo”. È lo straziante grido di dolore del papà di Adam, il piccolo di soli 2 anni e mezzo che ha perso la vita martedì 14 aprile. Quello che doveva essere un passaggio clinico programmato presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo si è trasformato in un incubo senza fine. Il bambino, descritto dai genitori come una forza della natura, “sano, sempre sorridente e pieno di energia”, amava giocare e fare i salti con i cuginetti. Era stato ricoverato per un intervento al braccio, una procedura che non sembrava presentare criticità insormontabili, ma che ha avuto un esito fatale.
Secondo quanto ricostruito, dopo circa un’ora dall’ingresso in sala operatoria, la situazione è precipitata. “Ci hanno detto che c’era stata una complicanza improvvisa che rendeva necessario il trasferimento urgente in una struttura più attrezzata”, ricorda il padre. Il piccolo, colpito da un arresto cardiaco, è stato trasportato d’urgenza a Padova. Tuttavia, la corsa contro il tempo è risultata vana. “Dopo circa un’ora ci hanno comunicato che purtroppo nostro figlio era deceduto – aggiunge il papà – ma non ci hanno dato alcuna spiegazione su quanto accaduto”. La Procura di Padova ha ora aperto un’inchiesta a seguito della denuncia sporta dai genitori, assistiti dai legali Stefano Zoia e Cristina Gulisano.
Mentre si attende l’autopsia per fare luce sulle cause del decesso, la direzione dell’Ulss 5 Polesana ha diffuso una nota di “profondo cordoglio”, assicurando piena collaborazione alla magistratura e attivando verifiche interne per accertare la dinamica. Resta però il vuoto incolmabile lasciato da un bambino che amava saltare e che non è più tornato a casa.


