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È morto “U Mastru”: mistero sulle ultime ore del “capo dei capi” della ‘ndrangheta

Pubblicato: 27/04/2026 13:04

Si chiude un capitolo importante nella storia recente della criminalità organizzata calabrese. È morto a 79 anni Giuseppe Commisso, conosciuto come “U Mastru”, figura di primo piano della ’ndrangheta della Locride. L’uomo era detenuto al 41-bis in un carcere del Nord Italia.
Le circostanze del decesso restano ancora da chiarire del tutto. Secondo le prime informazioni, le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate negli ultimi giorni. La morte sarebbe avvenuta dopo un trasferimento in ospedale, ma su questo punto emergono versioni differenti: alcune fonti collocano il decesso direttamente all’interno dell’istituto penitenziario.

La famiglia chiede di “fare luce”: accertamenti in corso sul decesso

La famiglia di Commisso ha chiesto di fare piena luce su quanto accaduto, presentando un’istanza alla Procura di Milano per verificare eventuali responsabilità. Al momento, la salma non è stata ancora trasferita a Siderno, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Non si esclude che possano essere disposti ulteriori accertamenti, tra cui l’autopsia, per chiarire le cause esatte della morte. Anche le modalità delle esequie restano in sospeso: si va verso funerali in forma riservata, con possibili limitazioni stabilite dalla Questura di Reggio Calabria.

Il profilo criminale: il ruolo nella Locride

Giuseppe Commisso è stato per anni uno dei principali riferimenti della ’ndrangheta nel mandamento jonico, legato alla potente cosca di Siderno che porta il suo nome. “U Mastru” compare in numerose inchieste giudiziarie che hanno ricostruito gli equilibri interni e le ramificazioni internazionali dell’organizzazione.

Arrestato nel 2010 nell’ambito dell’operazione Crimine, nella quale viene indicato come vertice della “provincia”, una sorta di direttorio della ‘ndrangheta reggina, era considerato il reggente del locale di Siderno e un punto di snodo nei rapporti con le articolazioni della malavita calabrese all’estero, in particolare in Canada, dove i Commisso sono presenti ed egemoni da decenni all’interno del famigerato “Siderno Group”, e Australia.

Nel 2012 era stato condannato, con rito abbreviato, a 14 anni e 8 mesi di reclusione. A questa si è aggiunta nel 2015 una ulteriore condanna a 20 anni per infiltrazioni negli appalti pubblici, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Polizia di Stato.

Le indagini e il sistema dei traffici internazionali

Le ricostruzioni investigative sulle relazioni di Commisso avevano rivelato un sistema strutturato e radicato. Elemento chiave delle indagini partite con l’operazione Crimine del 2010 furono alcune intercettazioni ambientali effettuate nella lavanderia di Siderno “Ape Green”, di cui Commisso era titolare, ritenuta una vera e propria base operativa della cosca e centro di relazioni con altre figure apicali della ‘ndrangheta come certificato dall’operazione Crimine in tre gradi di giudizio.

Da quelle attività era emersa una rete complessa di relazioni e affari, in particolare nel traffico di stupefacenti, con collegamenti su scala globale, sfociata nell’operazione “Apegreen drug”. Secondo gli investigatori, l’organizzazione gestiva rotte del narcotraffico con approdi anche attraverso il porto di Gioia Tauro, uno degli snodi strategici del Mediterraneo.

Le ramificazioni si estendevano ben oltre i confini nazionali, confermando il ruolo della cosca nei circuiti criminali internazionali.

Un nome storico della ’ndrangheta

Con la morte di “U Mastru” scompare una figura considerata per anni tra i vertici operativi della ’ndrangheta calabrese. Un nome che ha attraversato decenni di indagini e processi, contribuendo a delineare l’evoluzione della criminalità organizzata nella Locride e i suoi legami con l’estero.

Resta ora da chiarire ogni aspetto legato alle circostanze del decesso, mentre sul piano investigativo si chiude la parabola di uno dei protagonisti storici della mafia calabrese.

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Ultimo Aggiornamento: 27/04/2026 15:17

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