
Un passaggio decisivo, carico di incognite, segna la nuova fase dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Andrea Sempio si trova davanti a una scelta complessa: presentarsi o meno all’interrogatorio fissato dalla Procura di Pavia per il 6 maggio. Una decisione che potrebbe incidere profondamente sull’esito del procedimento.
Il dubbio che attraversa la difesa è quello classico del “dilemma del prigioniero”: collaborare o restare in silenzio. Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti stanno valutando ogni opzione, consapevoli che qualsiasi mossa comporta rischi e possibili conseguenze strategiche.

Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, ha davanti tre strade: non presentarsi, come già accaduto nel 2025; comparire ma avvalersi della facoltà di non rispondere; oppure affrontare direttamente le domande degli inquirenti. Tre opzioni, nessuna priva di insidie.
Se decidesse di non parlare, l’indagato resterebbe all’oscuro degli elementi contenuti nel fascicolo della Procura fino alla richiesta di rinvio a giudizio. Una scelta prudente, ma che potrebbe limitare la capacità della difesa di preparare contromosse efficaci.

D’altra parte, presentarsi e rispondere comporta il rischio di contraddizioni o errori, soprattutto su aspetti ancora non noti. Secondo indiscrezioni, gli inquirenti avrebbero conservato alcune carte decisive da svelare solo nella fase finale dell’indagine.
Il confronto con il passato pesa. All’epoca delle prime indagini, sia Alberto Stasi sia Marco Poggi risposero alle domande degli investigatori. Oggi però il quadro accusatorio appare cambiato: nel nuovo capo d’imputazione Sempio viene indicato come possibile autore unico del delitto.
Tra gli elementi più discussi resta la cosiddetta impronta 33, trovata sulle scale vicino al luogo in cui fu rinvenuto il corpo. Una traccia che la Procura attribuisce a Sempio, ma che la difesa continua a contestare, parlando di errore interpretativo.
Intanto circolano voci su una possibile “prova regina” ancora non emersa pubblicamente. Un’ipotesi alimentata anche dalle incertezze legate alle analisi del Dna, che finora non hanno fornito riscontri definitivi e inequivocabili.
A rendere ancora più delicato il quadro ci sono le aggravanti contestate: futili motivi e crudeltà. Se confermate in un eventuale processo, potrebbero portare a una condanna all’ergastolo, trasformando l’interrogatorio del 6 maggio in uno snodo cruciale per il futuro giudiziario di Andrea Sempio.


