
Fabio Capello non è mai stato un uomo incline alle sfumature o ai giri di parole. Durante la sua partecipazione alla Festa del Corriere della Sera, l’ex tecnico di Milan, Roma, Juventus e Real Madrid ha tracciato un bilancio profondo e senza filtri della sua esistenza, muovendosi con estrema disinvoltura tra i ricordi privati della giovinezza e le opinioni taglienti sul panorama politico e sportivo attuale. La sua narrazione è iniziata lontano dai riflettori dei grandi stadi, precisamente a Ferrara, dove oltre mezzo secolo fa ha incontrato Laura, la donna che sarebbe diventata sua moglie. Quel legame, nato tra i banchi di scuola e consolidatosi lungo le passeggiate in viale Cavour mentre lui muoveva i primi passi nella Spal, rappresenta il pilastro di una vita trascorsa costantemente sotto pressione. Capello ha descritto se stesso come un giovane silenzioso e riservato, bilanciato da una compagna decisamente più loquace che lo ha sostenuto in ogni trasferimento, trasformando ogni nuova città in una casa sicura per la famiglia.
Politica e radici profonde
Il Mister ha affrontato il tema delle sue convinzioni personali con la stessa fermezza che mostrava negli spogliatoi più difficili del mondo. Non ha nascosto la propria evoluzione elettorale, ammettendo di aver attraversato diverse fasi della storia repubblicana. Se in passato il suo voto era andato al Partito Repubblicano, per poi virare verso la figura di Silvio Berlusconi e le proposte della Lega, oggi la sua preferenza è netta e dichiarata per Giorgia Meloni. Questa scelta non è dettata solo da contingenze attuali, ma affonda le proprie radici in un vissuto familiare doloroso e complesso, legato indissolubilmente ai drammi del confine orientale e al ricordo delle Foibe. Per Capello, la politica non è un esercizio di stile, ma un atto di coerenza rispetto alla propria storia personale e alla difesa di determinati valori nazionali che sente ancora estremamente vivi.
Orgoglio italiano a Wembley
Uno dei momenti più emozionanti del racconto è stato il ritorno al celebre gol segnato nel tempio del calcio inglese, Wembley. In quell’occasione, la rete di Capello non fu solo un successo sportivo, ma un atto di riscatto sociale per le migliaia di immigrati italiani che vivevano nel Regno Unito. Il tecnico ha ricordato con fierezza come quel gol fosse idealmente dedicato ai ventimila camerieri italiani che lavoravano a Londra in quegli anni, spesso trattati con sufficienza. Quella vittoria azzurra rovinò i piani della Regina Elisabetta, che avrebbe voluto festeggiare le nozze della figlia con un trionfo della nazionale inglese. Tuttavia, con la consueta onestà intellettuale, Capello ha tenuto a precisare che, nonostante la sua firma sul tabellino, il vero protagonista assoluto di quella giornata storica fu Dino Zoff, capace di parare l’impossibile.
Ronaldo e il sogno di Silvio
Quando il discorso si è spostato sulla gestione dei campioni, Capello ha lanciato strali pesanti verso uno dei giocatori più talentuosi della storia: Ronaldo il Fenomeno. Il giudizio dell’allenatore è stato categorico, definendo il brasiliano un leader negativo per lo spogliatoio. Secondo il tecnico, Ronaldo era ormai troppo distratto dalla vita mondana e dalle donne, al punto da influenzare negativamente il gruppo. Capello ha raccontato di aver avvisato esplicitamente Silvio Berlusconi della situazione, sconsigliandone l’acquisto per il Milan a causa dello scarso impegno atletico. Eppure, il Cavaliere scelse di ignorare il suggerimento tecnico, rapito dal fascino del fuoriclasse. Nonostante questo diverbio professionale, Capello ha riservato parole di enorme stima per Berlusconi, descrivendolo come un sognatore unico, un uomo capace di trasformare utopie apparentemente folli in realtà vincenti a livello globale.
Il tecnico non ha risparmiato critiche nemmeno ad altri protagonisti del calcio moderno, soffermandosi in particolare su Antonio Cassano e Mario Balotelli. Per Capello, questi due calciatori rappresentano il più grande rimpianto del calcio italiano, ovvero talenti immensi che si sono smarriti a causa di caratteri ingestibili e scelte professionali discutibili. Ricordando il periodo trascorso insieme al Real Madrid, ha sottolineato come Cassano ne abbia combinate di tutti i colori, rendendo quasi impossibile una gestione lineare. Il Mister ha poi rivolto una frecciata ironica alla scuola olandese, menzionando leggende come Cruijff e Gullit. Pur riconoscendone la grandezza tecnica, li ha definiti spocchiosi a causa della loro incrollabile convinzione di possedere sempre la verità assoluta sul gioco del calcio, un atteggiamento che spesso rendeva difficile il dialogo tattico.
Vittoria come unico parametro
La filosofia di vita di Fabio Capello si riassume in una visione quasi ossessiva del successo. Per un uomo che ha sollevato trofei in ogni piazza in cui ha lavorato, il concetto di fallimento è estremamente semplice e brutale: ogni volta che non si è vinto, si è fallito. Questo rigore morale e professionale lo ha accompagnato dai campi polverosi della periferia fino alle panchine delle nazionali più blasonate. Capello non accetta compromessi e non cerca scuse, convinto che la misura di un professionista risieda esclusivamente nei risultati ottenuti sul campo. Questa rigidità, che a molti è apparsa come eccessivo autoritarismo, è in realtà il motore che gli ha permesso di rimanere ai vertici del calcio mondiale per decenni, mantenendo sempre la schiena dritta davanti a presidenti influenti e giocatori dal carattere difficile.


