
La tensione nello Stretto di Hormuz resta altissima, ma nella notte Donald Trump ha scelto di rallentare almeno temporaneamente l’escalation. Dopo giorni di minacce reciproche, missili, navi scortate dalla Marina americana e timori per un possibile allargamento del conflitto nel Golfo, il presidente statunitense ha annunciato la sospensione del Project Freedom, l’operazione navale lanciata dagli Usa per garantire il transito delle navi commerciali attraverso Hormuz. Una decisione che arriva mentre dietro le quinte proseguono febbrili contatti diplomatici con Teheran e mentre cresce la pressione internazionale per evitare una nuova guerra regionale. La scelta della Casa Bianca non significa però la fine della crisi. Lo stesso Trump ha precisato che il blocco navale resta “pienamente in vigore ed efficace” e che la sospensione servirà soltanto a verificare se esistano le condizioni per chiudere un accordo con l’Iran. Nelle stesse ore il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Teheran non deve “mettere alla prova la volontà degli Usa”. Nel frattempo, però, Axios rivela che Usa e Iran sarebbero vicine ad un memorandum.
Nello Stretto di Hormuz continuano gli incidenti e le segnalazioni di attacchi contro navi mercantili. Sullo sfondo resta il rischio che anche un singolo episodio possa far precipitare nuovamente la situazione. Il 6 maggio 2026, la nave portacontainer francese San Antonio della compagnia Cma Cgm è stata vittima di un attacco nello Stretto di Hormuz, riportando danni strutturali e il ferimento di diversi membri dell’equipaggio di nazionalità filippina, i quali sono stati evacuati per ricevere assistenza medica. L’episodio si inserisce in un contesto di forte tensione in Medio Oriente, nonostante le dichiarazioni di Donald Trump su presunti progressi diplomatici con l’Iran e la recente conclusione dell’operazione militare “Epic Fury”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che in nessun modo la Francia è stata presa di mira.
“Non siamo lontani, ma non c’è ancora un accordo”. Lo riferisce l’agenzia Axios citando fonti della Casa Bianca. Il governo Usa auspica una svolta diplomatica entro la conclusione del viaggio di Trump in Cina, prevista per venerdì prossimo. Se entro quella data non sarà stato raggiunto alcun accordo, riferiscono le fonti, il presidente potrebbe prendere nuovamente in considerazione l’ipotesi di ordinare un’azione militare. L’Arabia Saudita, irritata dall’operazione Project Freedom, minacciava di non far usare più agli Usa la base aerea

23:33 Gli Usa hanno colpito il checkpoint navale di Bandar Kargan
L’esercito americano ha colpito anche il checkpoint navale iraniano di Bandar Kargan nel Minab. Lo riporta Fox citando un funzionario americano.
23:31 A Teheran attivate le difese aeree
L’agenzia di stampa iraniana Mehr riferisce che le difese aeree sono state attivate a Teheran dopo un paio di forti esplosioni nella capitale iraniana. È quanto riporta il Times of Israel. Nuove esplosioni sono state udite nella città portuale di Bandar Abbas, nel Golfo Persico.
23:27 L’Iran: “Gli Usa hanno violato il cessate il fuoco, rispondiamo”
Un portavoce militare iraniano ha dichiarato che “gli Stati Uniti hanno violato il cessate il fuoco e attaccato navi iraniane nello Stretto di Hormuz. Risponderemo a qualsiasi attacco con forza e senza remore”.
19.40 Gli Stati Uniti hanno aperto il fuoco contro una petroliera battente bandiera iraniana
Le forze degli Stati Uniti hanno aperto il fuoco contro una petroliera battente bandiera iraniana in acque internazionali. L’imbarcazione avrebbe tentato di dirigersi verso un porto iraniano violando il blocco imposto da Washington. Lo ha riferito il Comando centrale dell’esercito statunitense (Centcom), precisando che sono stati emessi ripetuti avvertimenti e informato la nave della violazione, senza ottenere risposta dall’equipaggio. Un caccia F/A-18 decollato dalla portaerei Uss Abraham Lincoln ha sparato contro la petroliera, ora non più in rotta verso l’Iran. La nave, ha aggiunto il Centcom, era vuota al momento dell’incidente.

15:43 Fonti iraniane: “Nella proposta Usa clausole inaccettabili. Le notizie dell’accordo servono a coprire la ritirata di Trump”
Continua la guerra verbale tra Iran e Stati Uniti. Citando una fonte anonima, l’agenzia Tasnim, vicina ai pasdaran, scrive che “l’Iran non ha ancora risposto all’ultima proposta degli Stati Uniti, che contiene alcune clausole inaccettabili”. Inoltre, “le notizie apparse sui media americani riguardanti un accordo tra Iran e Stati Uniti hanno come scopo quello di giustificare la ritirata di Trump dalle sue ultime azioni ostili” (la sospensione dell’operazione Project Freedom per scortare le navi attraverso Hormuz, ndr). Infine, in quella che appare una risposta all’ultimo post di Trump, che su Truth ha minacciato di riprendere i bombardamenti in caso di mancato accordo, la fonte citata da Tasnim avverte: “Usare un linguaggio minaccioso potrebbe peggiorare la situazione per gli Stati Uniti”.
15:05 Washington Post: “Più gravi di quanto ammesso dal Pentagono gli attacchi iraniani alle strutture americane nel Golfo”
Gli attacchi aerei iraniani hanno danneggiato o distrutto almeno 228 strutture o equipaggiamenti in basi militari statunitensi in Medio Oriente dall’inizio della guerra, colpendo hangar, caserme, depositi di carburante, velivoli, sistemi radar e per la difesa aerea. E’ quanto emerge da un’analisi del Washington Post basata su immagini satellitari, secondo cui l’entità dei danni sarebbe “molto più ampia” rispetto a quanto riconosciuto finora pubblicamente da Washington. L’inchiesta si basa su oltre 100 immagini satellitari ad alta risoluzione diffuse da fonti iraniane, 109 delle quali sono state verificate confrontandole con i dati del sistema europeo Copernicus e, dove disponibili, con immagini commerciali. Diciannove immagini sono state escluse per mancanza di conferme, ma non sono emerse prove di manipolazione. In un’ulteriore verifica, i reporter hanno individuato anche 10 strutture danneggiate non documentate nei materiali iraniani.
Complessivamente sarebbero stati colpiti 217 edifici e 11 sistemi in 15 basi militari Usa nella regione.
15:01 Flotilla, tribunale israeliano conferma la detenzione fino a domenica
Il tribunale di Ashkelon ha respinto il ricorso contro la detenzione fino a domenica di Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti della Sumud Global Flotilla sequestrati dall’Idf la settimana scorsa mentre navigavano in acque internazionali al largo di Creta e portati in Israele. Lo ha riferito il loro avvocato.
14:54 Iran: “Stiamo valutando la proposta americana, comunicheremo le nostre osservazioni al Pakistan”
Un portavoce del ministero degli Esteri iraniano afferma che la Repubblica islamica sta valutando la proposta statunitense e che comunicherà le sue osservazioni al Pakistan. Lo riferisce l’agenzia di Stato Isna

13:05 – L’annuncio sulla guerra: “Usa e Iran vicine all’intesa”
Secondo quanto riportato da Axios e ripreso dall’agenzia ANSA il 6 maggio 2026, la Casa Bianca è fiduciosa riguardo al raggiungimento di un accordo preliminare con l’Iran attraverso un memorandum d’intesa volto a cessare le ostilità e definire un quadro per i futuri negoziati sul nucleare. Il documento, per il quale si attende una risposta definitiva da Teheran entro 48 ore, prevede impegni reciproci significativi: l’Iran dovrebbe accettare una moratoria sull’arricchimento dell’uranio, mentre gli Stati Uniti si impegnerebbero a revocare le sanzioni economiche e a sbloccare miliardi di dollari di fondi congelati, con entrambe le parti concordi nel rimuovere le restrizioni al transito navale nello strategico Stretto di Hormuz.
12:35 – Macron: “Francia non è stata presa di mira”
In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche, il presidente francese Emmanuel Macron ha rassicurato il Consiglio dei ministri affermando che l’attacco subito da una nave portacontainer francese nello Stretto di Hormuz non era mirato specificamente contro la Francia. La notizia, riportata il 6 maggio 2026, si inserisce in un quadro internazionale complesso segnato dalle dichiarazioni di Zelensky sulle violazioni della tregua da parte di Mosca, dalle trattative in corso tra Stati Uniti e Iran per un memorandum d’intesa e dalle discussioni diplomatiche alla Biennale, mentre sul fronte culturale si segnala l’uscita di un duetto storico tra Paul McCartney e Ringo Starr.

10:24 – Rubio: “Terminata l’offensiva di Usa e Israele contro l’iran”
Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato ufficialmente la conclusione dell’operazione “Epic Fury”, l’offensiva iniziale condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, dichiarando che gli obiettivi prefissati sono stati pienamente raggiunti e che la fase offensiva del conflitto è da considerarsi terminata. Contestualmente al briefing della Casa Bianca, Rubio ha anticipato la decisione del presidente Trump di sospendere l’iniziativa di scorta delle navi nello stretto di Hormuz, sottolineando la volontà dell’amministrazione di virare verso una soluzione diplomatica che porti a un nuovo accordo con Teheran e a un memorandum d’intesa per garantire la riapertura in sicurezza del braccio di mare strategico.

09:30 – Attacco nello Stretto di Hormuz, colpita la nave francese “San Antonio”
La nave portacontainer francese San Antonio della compagnia Cma Cgm è stata vittima di un attacco nello Stretto di Hormuz, una rotta marittima di fondamentale importanza strategica. L’evento ha causato danni strutturali all’imbarcazione e il ferimento di diversi membri dell’equipaggio, identificati come cittadini filippini, i quali sono stati prontamente evacuati per ricevere le necessarie cure mediche. La notizia si inserisce in un contesto di forte tensione in Medio Oriente, nonostante le recenti dichiarazioni internazionali su possibili progressi diplomatici nell’area.
06:47 Trump annuncia la sospensione del Project Freedom
Donald Trump ha annunciato la sospensione temporanea del Project Freedom, l’operazione navale americana per accompagnare le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. In un messaggio pubblicato su Truth, il presidente Usa ha spiegato che la decisione è stata presa “su richiesta del Pakistan e di altri Paesi” e dopo quelli che ha definito “grandi progressi verso un accordo completo e definitivo con i rappresentanti iraniani”. Trump ha precisato che il blocco navale resterà comunque “pienamente in vigore ed efficace”, mentre il transito protetto delle navi sarà fermato “per un breve periodo” per verificare la possibilità di finalizzare un’intesa diplomatica con Teheran.
04:13 Nave mercantile colpita nello Stretto di Hormuz
Una nave commerciale è stata colpita da un proiettile di origine sconosciuta nello Stretto di Hormuz. A riferirlo è stato il Centro operativo per il commercio marittimo del Regno Unito (Ukmto), che monitora la sicurezza della navigazione nell’area. Al momento non sono state rese note informazioni su eventuali feriti o danni gravi all’imbarcazione. L’episodio conferma però quanto resti fragile la situazione nel Golfo Persico nonostante il tentativo americano di aprire uno spazio negoziale con Teheran.
03:51 Il ministro degli Esteri iraniano arrivato a Pechino
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Pechino, dove incontrerà il capo della diplomazia cinese Wang Yi nel pieno della crisi nel Golfo. La missione precede la visita di Donald Trump in Cina prevista per il 14 e 15 maggio. La Cina è considerata uno dei principali alleati strategici dell’Iran ed è anche tra i maggiori importatori del petrolio iraniano. Il viaggio viene letto come un tentativo di Teheran di rafforzare il sostegno internazionale mentre prosegue il confronto con Washington.
00:10 Rubio: “Pronta una bozza di risoluzione Onu”
Gli Stati Uniti, insieme a Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar, hanno preparato una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per difendere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il segretario di Stato Marco Rubio, spiegando che il testo punta a fermare “attacchi, posa di mine e pedaggi” nel Golfo. Washington chiede inoltre all’Iran di rivelare “numero e ubicazione” delle eventuali mine marine presenti nell’area e di collaborare alla loro rimozione. Rubio, parlando dalla Casa Bianca, ha invitato Teheran ad “accettare la realtà della situazione” e a scegliere la strada diplomatica. “Non dovrebbero assolutamente mettere alla prova la volontà degli Usa”, ha aggiunto il segretario di Stato americano.


