
Negli ultimi mesi il caso Garlasco è tornato prepotentemente sotto i riflettori. Tra nuovi approfondimenti, vecchi interrogativi mai davvero chiusi e una pressione crescente dell’opinione pubblica, la vicenda è di nuovo al centro del racconto mediatico, con ogni dettaglio passato al setaccio.
Le riaperture investigative e le ricostruzioni alternative stanno alimentando un clima teso, in cui il confine tra certezze processuali e dubbi residui sembra farsi più sottile. E la sensazione, per molti, è che la storia non sia ancora stata raccontata fino in fondo.
Il caso Garlasco torna a far discutere
Indagini, intercettazioni e testimonianze: negli anni, attorno al delitto si è costruita una narrazione complessa, spesso contestata, sempre divisiva. E oggi, tra incongruenze segnalate e presunti errori, il dibattito si è spostato con forza anche nei talk show, dove ogni elemento viene reinterpretato e rilanciato.
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Garlasco, il caso a Dritto e Rovescio
In questo contesto, nella serata di ieri il caso Garlasco è stato al centro di un confronto accesissimo a Dritto e Rovescio. Ospiti e opinionisti si sono affrontati su una delle vicende più controverse della cronaca italiana, riportando l’attenzione su elementi già noti ma letti alla luce delle nuove ipotesi investigative.
Il risultato è stato un dibattito ad alta tensione, dove ogni parola ha pesato. E dove, ancora una volta, è emersa la frattura tra chi ritiene alcuni elementi decisivi e chi continua a parlare di zone d’ombra e passaggi mai chiariti.

Le parole di Carmelo Abbate: “Qualcuno nel 2016-2017 l’ha fatta sporca”
A infiammare lo studio è stato soprattutto l’intervento di Carmelo Abbate, che ha proposto una lettura netta e, per molti, destabilizzante. Il giornalista ha insistito sul fatto che alcuni dettagli non andrebbero liquidati come marginali, perché sarebbero invece tasselli centrali nella ricostruzione della verità.
Nel suo intervento, Abbate ha chiamato in causa un presunto sistema di irregolarità e ha usato toni durissimi, arrivando a evocare scenari di corruzione e manovre che avrebbero compromesso l’inchiesta.

“Non sono d’accordo che sia irrilevante, se ci sono prove contro l’indagato, come l’impronta sul muro, il DNA sulle unghie, allora diventano un elemento che ha coerenza con la dinamica e il movente, lo vanno a rafforzare. Qualcuno nel 2016-2017 l’ha fatta sporca, e Lovati lo sa perché lui non ha mai detto la verità ai giornalisti ma lo ha fatto agli inquirenti, qualcuno ha comprato l’inchiesta e messo in atto una corruzione per cui non si è indagato. Sempio si è presentato a un interrogatorio dove conosceva già le domande e le risposte, con gli ufficiali di polizia giudiziaria condannati per corruzione”.
Lovati risponde a Carmelo: “La partita truccata non è NATA NEL 2016… MA nel 2007”. Quindi non smentisce niente… Anzi! Era truccata già nel 2007! Autogol? #Garlasco #Drittoerovescio pic.twitter.com/lEP4rUyesC
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L’affondo: “Hanno messo su un meccanismo che ha bruciato l’inchiesta”
Il discorso è poi proseguito con un’accusa ancora più pesante, in cui il giornalista ha sostenuto che ci sarebbe stato un “meccanismo” capace di compromettere il lavoro investigativo, portando via elementi e tracce che, secondo questa ricostruzione, avrebbero potuto cambiare il quadro.
La formula “partita truccata” è diventata il perno dello scontro in studio, con effetti immediati: focus spostato sui presunti depistaggi e un clima di tensione che si è percepito chiaramente in diretta.
“Hanno messo su un meccanismo che ha bruciato l’inchiesta, hanno fatto uscire il suo nome, tutto quello che c’era non c’era più. I computer sono spariti, ha fatto un reset totale, prova a pensare cosa non avremmo trovato senza quell’opera di pulizia. Lovati, lo dica finalmente, altro che le carte me le diede Giangavino Sulas, non è stato un gesto da galantuomo ripararsi dietro una persona che non c’è più. Dica veramente la verità, ora è nelle carte, loro le hanno avute prima. Loro illecitamente hanno avuto le carte, quella è stata una partita truccata, e lui c’era, ora lo dovrebbe dire”.
La replica di Lovati: “La partita truccata… è nata il 14 agosto 2007”
Dopo l’affondo, è arrivata la risposta di Lovati. Senza sottrarsi al confronto, ha scelto una linea diversa: ha ridimensionato l’impatto personale delle accuse, ma ha rilanciato sul punto centrale, spostando l’origine della “partita truccata” molto più indietro nel tempo.
Una frase, la sua, che ha immediatamente riacceso il mistero e aperto un’altra prospettiva: se ci sono state anomalie, suggerisce questo passaggio, potrebbero essere iniziate già nelle ore e nei giorni immediatamente successivi al delitto.
“Io non me la prendo, tutto mi scivola addosso. La partita truccata non è nata nel 2016, ma il 14 agosto 2007”.
Social in fiamme: il caso Garlasco divide ancora
Intanto, sui social la discussione è esplosa. Nel giro di poche ore si sono moltiplicati commenti, prese di posizione, dubbi e reazioni emotive: c’è chi chiede di “rifare tutto da capo” e chi parla apertamente di “scandalo enorme” se davvero fossero confermate ipotesi di corruzione o irregolarità.
Il punto, però, resta uno: a distanza di anni, il caso Garlasco continua a interrogare l’opinione pubblica e a dividere. E ogni nuova dichiarazione, soprattutto quando arriva in prima serata, finisce per riaprire ferite mai rimarginate e domande che ancora non trovano una risposta condivisa.


