
Il confine che separa la passione sportiva dalla pura e incontrollata eversione sociale si fa sempre più sottile, trasformando i perimetri dei nostri impianti in veri e propri teatri di guerriglia urbana. Quando le luci dei riflettori dovrebbero accendersi esclusivamente per illuminare il talento e la competizione, dinamiche estranee al rettangolo di gioco prendono il sopravvento, costringendo intere comunità a barricarsi all’interno delle proprie mura domestiche. Non si tratta più di semplici scampoli di rivalità campanilistica, ma di un fenomeno strutturato che muove centinaia di individui mossi da intenzioni tutt’altro che pacifiche. Mentre le autorità tentano faticosamente di arginare l’ondata d’urto, resta l’amarezza per l’ennesima serata in cui la cronaca giudiziaria e l’ordine pubblico rubano la scena all’evento principale, lasciando i cittadini in balia del terrore e costringendo le istituzioni a interrogarsi sulle reali contromisure da adottare per sanare una piaga che sembra non trovare una via di risoluzione definitiva.
Guerriglia urbana prima del fischio d’inizio: l’assalto ultras
Violenti scontri tra tifosi si sono consumati domenica sera all’esterno dello stadio di Lecco prima dell’inizio della gara tra Lecco e Catania, valevole per l’andata del secondo turno dei playoff nazionali di calcio di serie C, un match che sul campo è poi finito 0-0. La tensione, che nell’aria era palpabile già dalle prime ore del pomeriggio, è esplosa in tutta la sua brutalità nei pressi dei varchi d’accesso dell’impianto sportivo, travolgendo la quiete cittadina e impegnando duramente i reparti mobili delle forze dell’ordine inviati a presidiare la delicata partita.
Stando a una prima ricostruzione dettagliata dell’accaduto, un gruppo di quasi 200 catanesi ha cercato di arrivare al luogo di raduno degli ultras lecchesi, a loro volta fiancheggiati da quelli del Varese in una pericolosa alleanza trasversale. Armati di spranghe, catene, oggetti contundenti e persino bulloni scagliati ad altezza uomo, i tifosi ospiti hanno cercato intenzionalmente il contatto violento con i supporters di casa. Ne è scaturito un autentico parapiglia generale, che le autorità in tenuta antisommossa sono riuscite a calmare soltanto con estrema fatica, ricorrendo a cariche di alleggerimento per disperdere i facinorosi.
Il primo bilancio ufficiale parla di due feriti registrati al Pronto Soccorso dell’Ospedale Manzoni di Lecco, fortunatamente non in condizioni critiche, prima che la situazione tornasse faticosamente sotto il controllo dei funzionari di pubblica sicurezza. Sui social sono apparsi numerosi video registrati in tempo reale dai residenti della zona, terrorizzati dietro le finestre di casa mentre erano in corso gli scontri ultrà, immagini che descrivono perfettamente i momenti di panico vissuti dalla popolazione civile. In tribuna, ad assistere al match blindato, era presente anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, noto super tifoso del Catania, che ha assistito involontariamente a una pagina buia per lo sport nazionale. Le indagini della Digos sono già partite per identificare i responsabili attraverso l’analisi dei filmati.


