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Il missile Oreshnik su Kiev, così Putin alza il ricatto nucleare contro l’Europa

Pubblicato: 25/05/2026 09:44

L’attacco russo contro Kiev segna un nuovo salto nella guerra e nella strategia di intimidazione del Cremlino. Nella notte, Mosca ha colpito la regione della capitale ucraina con un’offensiva di dimensioni eccezionali: novanta missili e circa seicento droni, in quello che viene descritto come uno dei raid più devastanti dall’inizio dell’invasione. L’elemento più inquietante è l’uso del missile balistico Oreshnik, un’arma concepita per colpire anche le capitali europee e capace di rilasciare testate multiple dall’esterno dell’atmosfera. Non erano cariche nucleari, ma il messaggio politico e militare è apparso chiarissimo: Putin vuole mostrare all’Europa che la minaccia non riguarda più soltanto l’Ucraina.

Il missile è stato lanciato contro l’area di Bila Tserkva, a circa ottanta chilometri da Kiev. Secondo le ricostruzioni, l’ordigno si è separato in più vettori, precipitati al suolo a velocità altissima. Una dimostrazione di forza più che un normale attacco militare, perché l’Oreshnik è stato presentato dallo stesso Putin come un’arma capace di colpire bersagli fortificati grazie alla sola energia cinetica. Per l’Unione europea si tratta di una forma di ricatto nucleare, anche se in questo caso non sono state impiegate ogive atomiche.

Il messaggio di Mosca all’Europa

Le reazioni europee sono state immediate. Kaja Kallas, responsabile della diplomazia Ue, ha parlato di intimidazione politica e di ricatto nucleare. Anche Parigi e Berlino hanno definito l’attacco una chiara escalation, mentre Giorgia Meloni ha condannato il raid e ribadito il sostegno italiano al popolo ucraino. Il punto non è soltanto militare: l’uso dell’Oreshnik serve a ricordare che la Russia dispone di strumenti pensati per minacciare direttamente città come Varsavia, Berlino, Parigi, Londra e Roma.

L’offensiva arriva in una fase delicata del conflitto. Le difficoltà russe sul terreno, in particolare nella regione di Zaporizhzhia, avrebbero spinto il Cremlino a una risposta spettacolare e brutale. Mosca ha parlato di ritorsione per un bombardamento ucraino nel Donbass occupato, ma Kiev nega di aver colpito obiettivi civili e sostiene di aver preso di mira una struttura legata ai droni. Sullo sfondo restano le incursioni ucraine contro industrie e impianti petroliferi russi, che hanno mostrato le crepe del sistema difensivo di Mosca e colpito la narrazione di invulnerabilità costruita da Putin.

Kiev devastata dal raid russo

La notte di Kiev è stata segnata da esplosioni, incendi e distruzioni diffuse. Decine di edifici sono stati colpiti, l’onda d’urto ha infranto vetri in interi quartieri e un grande centro commerciale è stato avvolto dalle fiamme. Danni sono stati segnalati anche a sedi istituzionali, strutture culturali, uffici pubblici e perfino allo stadio della Dynamo. Il bilancio provvisorio parla di quattro morti e circa ottanta feriti nella capitale.

Particolarmente drammatico il crollo di uno degli accessi a una stazione sotterranea della metropolitana, dove molte persone avevano cercato rifugio durante il bombardamento. Il fumo ha invaso gli spazi interni, trasformando il luogo pensato per proteggere i civili in una nuova zona di paura. L’attacco ha mostrato anche le difficoltà della contraerea ucraina, aggravate dalla scarsità di intercettori Patriot, gli unici in grado di fermare con efficacia i missili balistici russi.

La Russia ha usato un arsenale vastissimo: missili Zirkon, Kinzhal, Iskander, KH101, Kalibr, oltre all’Oreshnik. Una pioggia di fuoco pensata non solo per distruggere, ma per comunicare. A Kiev, naturalmente. Ma soprattutto all’Europa.

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