
Una fuga precipitosa, forse a bordo di un treno diretto fuori da Milano, dopo aver lasciato a terra un ragazzo agonizzante. È questa l’ipotesi investigativa su cui stanno lavorando gli inquirenti per fare luce sull’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il giovane morto nella notte tra lunedì e martedì nello scalo ferroviario di Milano Certosa.
Caccia a un gruppo di nove persone
Gli investigatori della Squadra Mobile di Milano e della Polfer stanno cercando di identificare nove persone che sarebbero coinvolte nell’aggressione.
Per ricostruire i movimenti del gruppo vengono analizzate le immagini delle telecamere di videosorveglianza della stazione e delle aree circostanti. Alcuni dei presunti aggressori avrebbero agito con il volto parzialmente coperto.
Il 22enne ucciso da un solo fendente
Secondo quanto emerso dai primi accertamenti medico-legali, Gianluca Ibarra Silvera sarebbe stato colpito da una sola coltellata.
Il fendente gli avrebbe reciso l’arteria femorale, provocando una rapidissima emorragia risultata fatale nel giro di pochi minuti.
Gli investigatori sottolineano che il giovane, nato e cresciuto a Milano da famiglia ecuadoriana, era incensurato e non risultava legato a bande criminali o gang giovanili.
Il movente resta un giallo
Al momento gli inquirenti non ritengono certa l’ipotesi di uno scontro tra bande rivali, anche se tutte le piste restano aperte.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Marcello Viola, dall’aggiunto Elio Ramondini e dalla pm Bruna Albertini.
Non viene esclusa neppure la presenza di minorenni tra i fuggitivi.
L’accusa del padre: «Uno di loro è della MS13»
Davanti ai cancelli dello scalo ferroviario si è consumato il dolore del padre della vittima, che ha raccontato agli investigatori di aver riconosciuto uno dei presunti aggressori.
Secondo il suo racconto, il gruppo sarebbe arrivato armato di bottiglie e coltelli. L’uomo sostiene di aver identificato uno dei membri dai tatuaggi, indicando un possibile collegamento con la MS-13.
«Questo è il loro territorio», avrebbe detto il padre del ragazzo, ipotizzando che l’aggressione possa essere stata una dimostrazione di forza per il controllo della zona della stazione.
«Voglio giustizia per mio figlio»
Tra rabbia e disperazione, il padre del 22enne ha chiesto che i responsabili vengano individuati al più presto.
«Vorrei che li prendessero. Sia fatta giustizia», ha dichiarato davanti alla stazione dove il figlio è stato ucciso.


