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“Buttala dalla finestra”: l’orrore nei messaggi alla sorellina di Beatrice

Pubblicato: 04/06/2026 07:12

A soli nove anni era diventata la mamma delle sue sorelle. Preparava da mangiare, cambiava la più piccola, le dava le medicine quando stava male e cercava di proteggerle mentre gli adulti erano assenti. Nella casa degli orrori di Bordighera, dove la piccola Beatrice è morta dopo mesi di presunte violenze, il peso della quotidianità era finito sulle spalle di una bambina. E quando chiedeva aiuto, dall’altra parte del telefono riceveva insulti, umiliazioni e minacce.

È uno degli aspetti più sconvolgenti emersi dall’inchiesta che ha portato all’arresto della madre della bimba, Emanuela Aiello, e del compagno Emanuel Iannuzzi, accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola. Secondo la Procura, la sorella maggiore si occupava quasi da sola delle altre due bambine, una di sette anni e la stessa Beatrice, che aveva appena due anni. Negli atti dell’indagine la pm descrive una situazione drammatica: la bambina preparava i pasti, accudiva le sorelle e cercava continuamente di rassicurare la madre su quanto accadeva in casa. Quando però provava a contattarla per chiedere aiuto, veniva spesso mortificata.

Le parole choc

I messaggi acquisiti dagli inquirenti restituiscono un quadro agghiacciante. La madre avrebbe risposto alla figlia con frasi offensive e denigratorie, mentre il compagno avrebbe rivolto alla bambina parole ancora più dure. Tra queste, una frase che dà la misura del clima che si respirava in quella casa: «Madonna che bella foto, che faccia da c. che c’ha tua sorella. Non la lanci dalla finestra?».

Non si tratta dell’unico episodio. Secondo la ricostruzione della Procura, alla bambina sarebbero state rivolte continue offese e minacce, in un contesto segnato da trascuratezza e violenza. Gli atti raccontano di una minore lasciata sola per ore con le sorelle più piccole, mentre cercava disperatamente di gestire situazioni che nessun bambino dovrebbe affrontare. Gli investigatori parlano di una ragazzina costretta ad assumersi responsabilità enormi, fino al punto di scusarsi per aver disturbato gli adulti quando chiedeva un aiuto che non arrivava.

Le foto che accusano

Nella richiesta di custodia cautelare compaiono anche alcune fotografie inviate proprio dalla sorella maggiore. Le immagini mostrerebbero il volto di Beatrice segnato da lividi ed ecchimosi per settimane. Secondo gli inquirenti, nonostante quelle condizioni fossero evidenti, nessuno avrebbe provveduto a sottoporre la bambina alle cure necessarie. Le foto rappresentano uno degli elementi più forti raccolti dall’accusa nel tentativo di ricostruire gli ultimi mesi di vita della piccola.

Davanti al giudice, i due indagati hanno scelto strategie difensive diverse. Emanuel Iannuzzi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Emanuela Aiello, invece, ha parlato a lungo, sostenendo di non aver mai colpito le figlie e di non aver mai assistito a episodi di violenza nei loro confronti. La donna avrebbe inoltre descritto una relazione segnata da alcol e droga, ma negato qualsiasi abuso sulle bambine. Resta però il quadro delineato dall’inchiesta: una casa nella quale una bambina di nove anni si sarebbe trovata a fare da madre alle sue sorelle, cercando di proteggerle in una situazione che gli investigatori definiscono incompatibile con qualsiasi forma di normale vita familiare.

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