Vai al contenuto

“È stato lui”. Marco Poggi sgancia la bomba a Quarto Grado: “Non avrei voluto dirlo, ma…”

Pubblicato: 05/06/2026 22:23

“All’inizio del 2007 non credevamo nella colpevolezza di Alberto Stasi. L’abbiamo difeso veramente tanto e anche quando era stato incarcerato, personalmente ero convinto che fosse innocente, convinto che stavano sbagliando. Quando è uscita la notizia della scarcerazione ero contento perché ero convinto che non c’entrasse nulla. Era proprio l’ultima persona che volevamo potesse essere stato, perché Chiara, in quel periodo lì, aveva lui come persona più vicina e che le dava più affetto”. E’ uno dei passaggi dell’intervista rilasciata a ‘Quarto grado’ da Marco Poggi. “Leggendo le motivazioni della scarcerazione ho iniziato a chiedermi il perché di così tante bugie, di così tante cose che non tornano. C’erano dei passaggi sulla spiegazione del Dna di Chiara che fu trovato sui pedali che mi avevano lasciato un po’ stranito. Non è che perché viene aperta un’indagine, significa che abbiamo un convincimento diverso. Secondo me, sarebbe ancora più grave se lo cambiassimo solo perché era partita questa indagine. Questo vorrebbe dire che non abbiamo creduto alla condanna che c’era stata negli anni passati” aggiunge il fratello della vittima che spiega perché crede nella colpevolezza di Stasi.

“Il convincimento nasce dall’aver seguito un po’ tutti i processi e le discussioni in aula. (…) Tutte le prove, anche quelle nuove, che sono state discusse nei vari procedimenti, le perizie in contraddittorio e le sentenze che sono state emesse, ci hanno convinto in maniera definitiva” aggiunge. Gli elementi della nuova inchiesta della Procura di Pavia sull’indagato Andrea Sempio non convincono Marco Poggi. “Non mi hanno convinto. Ho letto un po’ anche le varie memorie e le informative, non ho cambiato la mia idea. Ovviamente, vedremo. Non ci siamo mai nascosti, siamo convinti che Alberto Stasi è colpevole, e convinti che le ultime sentenze a cui siamo arrivati nei processi siano la verità. Non pretendiamo che la nostra convinzione diventi verità per tutti, non l’abbiamo mai preteso e non lo pretenderemo mai, quello che ci dispiace è che non ci sia rispetto”.

Il rammarico per i metodi d’indagine e il silenzio istituzionale

Il dibattito attorno a uno dei delitti più discussi degli ultimi decenni si arricchisce di una testimonianza significativa, incentrata sugli effetti personali e familiari provocati dai recenti sviluppi istruttori. Dopo la nuova inchiesta sul caso Garlasco, “siamo rimasti un po’ dispiaciuti. Posso capire le intercettazioni nel mio caso, avrei trovato più strano il contrario. Dispiace che fossero coinvolti i miei, a loro si potevano evitare. In generale, di questa indagine, ci ha amareggiato essere tenuti sempre da parte, quasi come se non esistessimo. Anche il prelievo del Dna di nascosto, dalla spazzatura o con modalità strane come nel mio caso, non è una cosa che ti fa piacere, perché la morte di Chiara è qualcosa di nostro”. Questo uno dei passaggi dell’intervista a Marco Poggi, fratello di Chiara, uccisa il 13 agosto 2007, in onda stasera a Quarto Grado.

A quasi 19 anni dai fatti, il fratello della vittima parla della nuova inchiesta della Procura di Pavia che non crede alla colpevolezza di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, e indaga su Andrea Sempio per l’omicidio pluriaggravato. “Capiamo le questioni dell’indagine, ma essere tenuti così in disparte ci ha amareggiato. Sinceramente, mi aspettavo anche che all’apertura delle indagini, prima ancora che uscisse sui media, ci convocassero per dirci banalmente ‘So che siate convinti di altro. È stato condannato in via definitiva, però noi siamo convinti di un’altra cosa e abbiamo deciso di aprire questa indagine’. Non sarà scritto in nessun libro di diritto, di procedure però penso come segno di rispetto e umanità me lo aspettavo. Mi spiace che non ci sia mai stato neanche un colloquio di questo tipo” aggiunge.

La pressione dei social e la smentita delle fake news

Anche ora che Stasi tenta la strada della revisione, continua il silenzio tra le parti. “Non abbiamo mai avuto nessun contatto con lui, non ci ha mai scritto”. Una distanza che Marco Poggi si spiega, ma non esplicita: “Tengo per me quello che posso aver pensato e pensare. Perché in questo momento i toni sono talmente alti, le tifoserie talmente schierate e le opinioni così polarizzate che non voglio alimentarle. Vorrei che i toni si abbassassero un po’”. L’esposizione mediatica ha generato una forte pressione sul giovane, diventato bersaglio di attacchi in rete. “Io non ho mai sopportato e forse neanche accettato tutta questa esposizione mediatica di quello che purtroppo è successo a Chiara. Da quest’ultimo anno, da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura”.

Il peso delle speculazioni ha colpito duramente la sua quotidianità. “Non è quello che pensavo ovviamente di dover affrontare diciotto anni dopo. Non so veramente come si sia arrivati a questo punto” spiega e sull’accusa che lo ha ferito di più non ha dubbi: “Ovviamente essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che difficilmente mi andrà più via. Ho imparato a conviverci”. Tra i sospetti della rete vi è l’ipotesi che il ragazzo non si trovasse in montagna in Trentino con i genitori quel giorno. “Non è stato facile. (…) I sentimenti che ho provato di più in quest’ultimo anno sono rabbia e stanchezza”. Riguardo alle voci su una permanenza in una clinica psichiatrica, chiarisce: “È stato detto di tutto e di più, probabilmente il fatto di non aver mai rilasciato interviste può avere alimentato anche queste voci. C’è anche un minimo di colpa da parte mia… nel senso che se forse avessi fatto interviste prima, tutte queste voci e teorie non sarebbero nate” spiega all’intervistatrice Martina Maltagliati. Infine, liquida così le insinuazioni su un presunto giro di stupefacenti: “Non l’ho neanche mai provata, per cui siamo nella fantasia che più fantasia”.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 05/06/2026 23:04

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure