Vai al contenuto

Trump scarica Netanyahu: l’amicizia si rompe e Israele resta più sola

Pubblicato: 19/06/2026 07:55

Donald Trump e Benjamin Netanyahu non sono mai stati così lontani. Quella che per anni è sembrata una delle alleanze più solide della politica internazionale oggi mostra crepe profonde. La Casa Bianca ha lanciato un messaggio durissimo al premier israeliano: basta critiche all’accordo con l’Iran, basta iniziative che rischiano di compromettere la strategia americana in Medio Oriente.

A rendere ancora più pesante lo scontro sono state le parole del vicepresidente JD Vance, che ha invitato Israele a “svegliarsi e annusare l’aria”, ricordando che gli Stati Uniti restano l’unico vero alleato dello Stato ebraico. Una dichiarazione che va oltre la polemica contingente e fotografa un cambiamento politico che fino a pochi mesi fa sarebbe apparso impensabile.

La rottura sull’accordo con l’Iran

Alla base della crisi c’è il nuovo accordo firmato tra Washington e Teheran, fortemente voluto da Trump. Per la Casa Bianca l’intesa rappresenta il tassello decisivo per chiudere una stagione di guerra e stabilizzare il Medio Oriente. Per Netanyahu, invece, rischia di trasformarsi in una concessione strategica all’avversario storico di Israele.

Il memorandum prevede l’alleggerimento delle tensioni regionali, il consolidamento del cessate il fuoco in Libano e l’impegno americano a non interferire negli affari interni della Repubblica islamica. Elementi che a Gerusalemme vengono letti come una vittoria diplomatica di Teheran e come un indebolimento della pressione internazionale sul regime degli ayatollah.

Negli ultimi giorni Trump aveva già mostrato irritazione verso Netanyahu, accusandolo di mettere a rischio il negoziato attraverso operazioni militari considerate controproducenti. La critica alla gestione delle offensive in Libano è stata pubblica e diretta, segnale che la tensione non è più confinata alle tradizionali divergenze tra alleati.

Un problema politico per entrambi

La frattura arriva in un momento delicatissimo. Trump ha bisogno che il nuovo scenario mediorientale produca risultati concreti prima delle elezioni di metà mandato. Una nuova escalation militare rischierebbe di trasformare l’accordo con l’Iran in un boomerang politico e di offrire agli avversari un argomento potente contro la Casa Bianca.

Anche Netanyahu, però, si trova davanti a una scelta difficile. Per anni il rapporto privilegiato con Trump è stato uno dei suoi principali punti di forza elettorali. Oggi quella stessa vicinanza rischia di diventare un peso. Una parte consistente dell’opinione pubblica israeliana considera infatti l’accordo con Teheran una concessione inaccettabile e guarda con crescente sospetto alle mosse di Washington.

Da qui la possibilità, sempre più concreta, che il premier israeliano costruisca la propria campagna elettorale proprio contro la linea dell’ex alleato americano, trasformando il dissenso sull’Iran in un tema identitario e nazionale.

La vera novità, però, è un’altra. Per la prima volta da molti anni un vicepresidente americano arriva a dire pubblicamente che Israele non può permettersi di perdere il sostegno degli Stati Uniti perché non esistono altri alleati comparabili. È una frase che pesa molto più dello scontro personale tra Trump e Netanyahu. Significa che a Washington cresce la convinzione che lo Stato ebraico debba adattarsi a un mondo diverso, meno disposto a seguirne automaticamente le scelte.

Se questa crisi dovesse approfondirsi, non sarebbe soltanto la fine di un’amicizia politica. Sarebbe il segnale di una trasformazione più ampia degli equilibri mediorientali e del rapporto tra Israele e il suo storico protettore americano.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure