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Sorelline ritrovate: chi è davvero zia Sofia, cosa si scopre

Pubblicato: 23/06/2026 10:10

La notte, quando tutto sembra più fragile, basta un vuoto a far tremare anche le certezze. Per oltre due settimane, l’Italia ha seguito col fiato sospeso la storia delle due sorelle scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena: Alisya (12 anni) e Sarah (16), svanite nel nulla tra il 6 e il 7 giugno.

Ora che le ragazze sono state ritrovate in un appartamento di Formia, il focus si stringe su un nome che è diventato centrale nella ricostruzione: zia Sofia, l’anziana di 80 anni che le avrebbe ospitate e nascoste. Una figura inattesa, che divide e interroga, mentre la Procura di Sulmona prova a rimettere in fila ogni tassello.

Sorelle ritrovate, la svolta che ha portato a Formia

La svolta nelle indagini, come spiegato dal procuratore Luciano D’Angelo in conferenza stampa, sarebbe arrivata grazie a un contatto effettuato dalla madre delle ragazze. Ed è qui che il racconto prende una piega da thriller contemporaneo, fatto di numeri “attenzionati” e schede attivate nell’ombra.

“Una videochiamata della mamma nei confronti di un numero di telefono che era attenzionato intestato a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa”, ha rivelato il magistrato. Un elemento che avrebbe consentito agli investigatori di stringere il cerchio attorno al nascondiglio. D’Angelo ha inoltre aggiunto: “Tra i tanti difetti della mamma c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie”.

Sorelle scomparse e ritrovate: immagini del caso e di zia Sofia

Chi è zia Sofia e perché è finita al centro del caso

Se c’è un dettaglio che rende questa vicenda ancora più complessa, è il profilo di chi avrebbe tenuto con sé le due ragazze. Sofia, 80 anni, una lontana parente della madre Valentina D’Acunto, è emersa solo nelle ultime ore come figura chiave: secondo quanto riferito, avrebbe ospitato Alisya e Sarah nell’appartamento di Formia.

La donna risulta indagata a piede libero nell’ambito dell’inchiesta sul presunto sequestro di persona aggravato in concorso. Nel frattempo, la madre delle ragazze, il compagno Vincenzo Esposito e il nonno materno Marco D’Acunto si trovano in carcere.

Formia, l’appartamento dove sarebbero state nascoste le due sorelle

La versione di Sofia: “le bambine dovevano andare dalla mamma”

Ospite della trasmissione “Diario del Giorno” su Rete4, Sofia ha raccontato la propria versione dei fatti. Parole che, pur restando dentro la sua prospettiva, spiegano perché avrebbe accolto le ragazze e come sarebbe avvenuto il loro arrivo, in un orario che da solo basta a far salire la tensione.

“Erano venuti il nonno e la madre, mi hanno chiesto se potessi tenerle. Sono arrivate alle 4 di mattina, me le ha portate il nonno e il compagno della madre. Le bambine sono state qua per due settimane, non ho visto parenti, nessuno si è fatto sentire”, ha dichiarato.

Zia Sofia: l’anziana che avrebbe ospitato Alisya e Sarah per due settimane

Perché non ha avvisato le autorità

Il punto più delicato, e quello che inevitabilmente pesa di più, è uno solo: perché non segnalare nulla? Sofia ha spiegato di non aver denunciato perché convinta che la collocazione delle ragazze fosse, dal suo punto di vista, “giusta”. Una motivazione che oggi viene letta alla luce dell’inchiesta e delle contestazioni.

“Non ho voluto denunciare perché, per come ho visto io la situazione, per me andava bene: le bambine dovevano andare dalla mamma. Penso che debbano stare con lei e non col padre. Se i genitori non vanno d’accordo, le bambine, che sono femminucce, penso che abbiano più bisogno della madre che del padre”.

Il caso delle sorelle scomparse: dettagli e ricostruzione dopo il ritrovamento

Il ritrovamento e le parole del procuratore: “non hanno fatto salti di gioia”

Intanto, gli investigatori continuano a ricostruire i movimenti e i passaggi cruciali. Secondo quanto ricostruito, il giorno stesso della denuncia i cani molecolari avrebbero seguito le tracce delle ragazze fino a una piazzetta di Civitella Alfedena, poi più nulla. “Le ragazze sono salite volontariamente in macchina con le stesse persone che le hanno portate a Formia”, ha spiegato il procuratore, precisando però che restano interrogativi aperti: “Non si sa ancora che piano avessero, per quanto tempo sarebbero state ancora lì le ragazze, perché non sono stati ancora svolti gli interrogatori”.

Particolarmente toccanti le parole di D’Angelo sul momento in cui si è aperta quella porta. “Eravamo pronti a trovarci davanti alla porta delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni. Le ragazzine segregate in una stanza non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv”. E ancora: “Provo dentro di me il dolore del colloquio che ho avuto con loro perché sono stato la seconda, terza persona che ha parlato con loro dopo le due carabiniere. Quando le abbiamo trovate le due sorelle non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora”.

Cosa resta da chiarire sul ruolo di zia Sofia

Il caso, oggi, ruota attorno a un equilibrio complesso: legami familiari, scelte discutibili, e soprattutto il benessere delle due ragazze. Gli inquirenti dovranno approfondire ogni passaggio, anche per capire quale fosse il progetto dei familiari coinvolti e quanto Sofia fosse consapevole del quadro complessivo.

Una cosa, però, è già evidente: dietro la figura di zia Sofia non c’è solo un nome emerso tardi, ma una presenza che potrebbe pesare molto nella lettura finale dell’intera vicenda. E mentre la cronaca continua, l’attenzione resta lì dove deve stare: su Alisya e Sarah, e su quel futuro che ora va protetto e ricostruito passo dopo passo.

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