
Dietro le quinte delle località balneari più frequentate si consumano spesso vicende che vanno ben oltre la semplice gestione di ombrelloni, stabilimenti e attività di ristorazione. Contratti, investimenti, concessioni e rapporti commerciali possono trasformarsi in terreni di scontro quando gli interessi economici diventano rilevanti e le interpretazioni degli accordi divergono. In questi casi, le aule dei tribunali finiscono per sostituire i tavoli delle trattative, dando vita a contenziosi destinati a protrarsi nel tempo.
Quando poi nelle dispute entrano in gioco figure note del mondo imprenditoriale e politico, l’attenzione cresce inevitabilmente. Una controversia nata da rapporti commerciali può assumere una dimensione ben più ampia, coinvolgendo magistratura, forze dell’ordine e società che da anni operano in settori particolarmente strategici come quello turistico-balneare. È quanto sta accadendo attorno a una delle strutture più conosciute del litorale barese.
Leggi anche: Rissa in parlamento, sospesi 11 deputati: tra loro anche Iezzi e Donno
Il contenzioso sul lido di Bari
Al centro della vicenda c’è il Trampolino, storico stabilimento balneare di Bari, recentemente finito sotto la lente della magistratura nell’ambito di una complessa disputa tra società che si contendono la gestione di alcune attività presenti all’interno della struttura.
La controversia coinvolge indirettamente anche due parlamentari del centrodestra. Da una parte il deputato di Forza Italia Davide Bellomo, che assiste gli interessi della propria famiglia in qualità di avvocato, dall’altra il deputato della Lega Salvatore Di Mattina, socio di una delle società finite al centro del contenzioso.
La vicenda ruota attorno alla gestione del ristorante dello stabilimento, attività considerata particolarmente redditizia e oggetto di un acceso scontro giudiziario culminato nelle scorse ore con un provvedimento di sequestro disposto dalla Procura.

Il sequestro disposto dalla Procura
L’intervento dell’autorità giudiziaria ha riguardato il ristorante presente all’interno del lido. Il provvedimento urgente è stato firmato dal procuratore capo di Bari, Roberto Rossi, nell’ambito di un’indagine che vede contestati, a vario titolo, reati quali violenza privata, furto aggravato, appropriazione indebita e truffa.
Nel registro degli indagati risultano iscritti i rappresentanti legali di due delle società coinvolte nella disputa imprenditoriale, ossia Enrico Vigiani e Angelo Ria. Gli accertamenti dovranno chiarire eventuali responsabilità e ricostruire nel dettaglio le dinamiche che hanno portato all’apertura del procedimento.
Secondo gli inquirenti, la vicenda non si limiterebbe a una semplice controversia commerciale, ma potrebbe presentare profili penalmente rilevanti legati alla gestione dei rapporti contrattuali e all’utilizzo dei locali destinati all’attività di ristorazione.
La gestione del ristorante e la rottura dei rapporti
La struttura balneare è storicamente riconducibile alla società titolare della concessione demaniale e delle aree private presenti all’interno del complesso. Negli anni la gestione operativa del lido è stata affidata a una società specializzata nel settore turistico, che a sua volta aveva concesso la gestione del ristorante a un’altra impresa.
Proprio su quest’ultimo rapporto contrattuale si è sviluppato il conflitto. All’inizio del 2026 la società incaricata della gestione del lido ha comunicato la cessazione del rapporto con la società che conduceva il ristorante. Una decisione contestata dai gestori dell’attività, convinti che il contratto fosse ancora in vigore e che non fossero state rispettate le modalità previste per l’eventuale recesso.
Da quel momento la situazione si è progressivamente deteriorata fino a trasformarsi in una vera e propria battaglia legale. Al centro delle contestazioni figurano anche le modalità con cui sarebbe stata interrotta l’attività e l’accesso ai locali.

Le accuse reciproche
Secondo la ricostruzione sostenuta dalla società che gestiva il ristorante, l’estromissione dall’immobile avrebbe provocato non soltanto la perdita dell’utilizzo dei locali, ma anche l’impossibilità di disporre di beni e attrezzature acquistati nel corso degli anni per migliorare l’attività.
Dall’altra parte viene invece sostenuto che la riconsegna degli spazi si sarebbe resa necessaria nell’ambito della riorganizzazione della gestione della struttura e che sarebbe stata garantita la restituzione di gran parte delle attrezzature riconducibili ai precedenti gestori. Resterebbero oggetto di confronto alcune installazioni particolarmente ingombranti, per le quali sarebbe stata prospettata una soluzione economica alternativa.
Posizioni profondamente diverse che hanno alimentato una lunga serie di denunce, memorie difensive e iniziative giudiziarie.
Le indagini e il cambio di proprietà
Nell’ambito dell’inchiesta, la Guardia di finanza ha eseguito il sequestro delle attrezzature ancora presenti all’interno del ristorante, per un valore stimato di circa 125 mila euro. Gli investigatori ritengono che gli approfondimenti siano necessari per accertare la natura dei rapporti tra le società coinvolte e verificare le eventuali responsabilità contestate.
Parallelamente prosegue anche il confronto sul piano civile, mentre le società interessate respingono le accuse e rivendicano la correttezza del proprio operato.
La vicenda si inserisce inoltre in una fase di cambiamento per la proprietà dello stabilimento balneare. Nei mesi scorsi, infatti, la compagine societaria che controlla il Trampolino ha registrato un passaggio di quote che ha modificato gli assetti proprietari della società titolare della struttura.
Mentre le indagini proseguono, sarà ora la magistratura a chiarire se la disputa sulla gestione del ristorante debba essere considerata esclusivamente una controversia contrattuale oppure se vi siano effettivamente profili di rilevanza penale tali da giustificare le contestazioni formulate dalla Procura di Bari.


