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“Lo abbiamo trovato lì dentro”. Garlasco, l’annuncio bomba sul dna: “Sette volte”

Pubblicato: 26/06/2026 15:29

Nel caso Garlasco, il tema che sta tornando con forza al centro della scena è uno solo: il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi e, soprattutto, cosa significhi davvero quel profilo genetico di cui si discute da mesi. La nuova inchiesta della Procura di Pavia e gli accertamenti più recenti hanno riacceso il confronto tra consulenti e avvocati, con letture molto diverse dello stesso dato.

A rilanciare la questione ci ha pensato anche Quarto Grado (Rete 4), dove in studio si sono confrontati il genetista Marzio Capra e Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio. Un faccia a faccia tecnico, ma con un punto “pop” che cattura subito: quanto è “raro” (o comune) un profilo di cromosoma Y quando finisce in un’indagine così delicata?

Il punto caldo: il cromosoma Y e quel “sette volte”

Parlando della perizia svolta nei mesi scorsi sul dna trovato sotto le unghie della vittima. il consulente della famiglia Poggi ha rivelato un particolare inedito e che ha suscitato molto clamore: “Il profilo genetico del cromosoma Y di Sempio è il profilo genetico più comune fra tutti quelli che sono stati analizzati in questa perizia”. Capra ha spiegato quindi a Gianluigi Nuzzi: “Il profilo genetico di Sempio ricorre ben 7 volte nel database europeo, il profilo genetico di Stasi 0 volte. Il profilo genetico di Capra, mio omonimo con il quale non ho nessuna parentela, mi sembra che sia stato visto due volte. Quello di Sempio è il più comune, probabilmente avrà tanti parenti nella zona”.

Immagine simbolica legata alle analisi del DNA nel caso Garlasco

Detto in modo semplice: nel ragionamento portato in trasmissione, non conta solo “se” un profilo c’è, ma anche quanto quel profilo sia diffuso. Ed è qui che si concentra l’attenzione: un profilo che compare più volte in un database può avere un peso interpretativo diverso rispetto a uno che non compare mai.

La replica della difesa: “valore 0” e dna da background

In studio è intervenuto anche Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, che ha richiamato uno studio pubblicato nel 2016: “Qui si metteva in evidenza che in una piccola comunità in un piccolo paese ci fosse la presenza di più aplotipi identici pur non essendo imparentati. Questo significa che l’analisi biostatistica, specialmente se innestata su dati non replicati, io avevo detto avesse valore 0, questo lo pensa anche la comunità scientifica”.

Andrea Sempio, foto utilizzata nel contesto del caso Garlasco

Il messaggio, per la difesa, è lineare: la presenza di aplotipi uguali in comunità ristrette può complicare le conclusioni, e l’interpretazione statistica va maneggiata con cautela. Anche perché, sostiene Cataliotti, quando i dati non sono replicati il rischio è quello di attribuire al numero un significato più grande di ciò che può davvero dimostrare.

Perché quel dna divide ancora accusa e difesa

L’avvocato ha quindi ribadito la linea difensiva sostenuta fin dall’inizio dell’inchiesta. Secondo i legali di Sempio, infatti, quello rinvenuto sotto le unghie della vittima sarebbe DNA da background, cioè materiale genetico depositato in precedenza, frutto di un contatto indiretto e derivante da contatti precedenti.

Alberto Stasi, immagine collegata alla vicenda di Garlasco
Chiara Poggi, vittima del delitto di Garlasco

È qui che si incastra la spaccatura: da un lato le valutazioni sul profilo del cromosoma Y e sulla sua frequenza; dall’altro la tesi che quel materiale genetico possa essere “di passaggio”, non necessariamente legato al momento del delitto. Un dettaglio tecnico che, però, finisce per pesare come un macigno nella percezione pubblica.

Il caso garlasco e la forza di un dettaglio

Il confronto sul significato di questo elemento continua quindi a dividere accusa e difesa. Da una parte le valutazioni espresse dal genetista Marzio Capra sul profilo del cromosoma Y, dall’altra la posizione della difesa di Andrea Sempio, che continua a contestarne il valore probatorio nell’ambito dell’inchiesta.

In un caso seguito da anni, è anche questo che rende ogni aggiornamento “caldo”: basta una riga di perizia, una percentuale, una ricorrenza in un database per rimettere in moto domande, interpretazioni e contrappunti. E intanto, sullo sfondo, resta il punto fermo: capire cosa racconti davvero quel DNA sotto le unghie.

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