Vai al contenuto

Dopo 49 anni Domenico Papalia esce dal carcere: da boss della ‘ndrangheta ai laboratori di “Nessuno tocchi Caino”

Pubblicato: 18/07/2026 13:15

Dopo quarantanove anni di detenzione ininterrotta, Domenico “Micu” Papalia ha lasciato il carcere di Parma. L’81enne, figura storicamente considerata tra i principali esponenti della ‘ndrangheta, a Platì suo paese d’origine e in Lombardia, ha ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza il differimento della pena con la concessione degli arresti domiciliari per motivi di salute. Affetto da un carcinoma e da altre gravi patologie, è stato trasferito in ambulanza nella propria abitazione di Corsico, dove proseguirà le cure.
La sua scarcerazione chiude una delle detenzioni più lunghe della storia repubblicana e riporta l’attenzione su una delle figure più note della criminalità organizzata calabrese trapiantata al Nord. Ma anche sul percorso del Papalia detenuto, dai laboratori di “Nessuno tocchi Caino” alle battaglie contro l’ergastolo ostativo, fino alle lettere agli studenti di Platì, testimonianza di un cambiamento importante maturato nell’uomo durante l’eccezionalmente lunga detenzione.

Da Platì a Buccinasco: Papalia e la nascita della ‘ndrangheta lombarda

Nato a Platì, nell’Aspromonte reggino, il 18 aprile 1945, Domenico Papalia appartiene a una famiglia storicamente legata da vincoli di sangue e non solo ai Barbaro, uno dei clan più influenti della ‘ndrangheta.
Negli anni Sessanta, insieme ai fratelli Antonio e Rocco Papalia, seguì il grande flusso migratorio verso il Nord Italia. Mentre i fratelli si stabilirono a Buccinasco, alle porte di Milano, Domenico mantenne formalmente la residenza a Roma, diventando però, secondo gli investigatori, uno dei principali punti di riferimento dell’organizzazione mafiosa che stava consolidando la propria presenza nel Sud Ovest milanese.

Secondo numerose sentenze e ricostruzioni investigative, proprio Buccinasco è diventata nel tempo uno dei principali centri della ‘ndrangheta fuori dalla Calabria, con infiltrazioni nell’edilizia, negli appalti pubblici, nel traffico di droga, nei sequestri di persona e nel riciclaggio di denaro.

Le condanne e la lunga detenzione

Papalia fu arrestato nel 1977. La prima condanna all’ergastolo riguardava l’omicidio del boss di Canolo Antonio D’Agostino, ma quella sentenza è stata successivamente annullata: nel 2017 la Corte d’Assise d’Appello di Perugia lo ha assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto”, riconoscendo un errore giudiziario. L’assoluzione non ha però modificato la sua posizione detentiva, poiché erano nel frattempo divenute definitive altre due condanne all’ergastolo.

La prima riguarda il ruolo di mandante dell’omicidio dell’educatore del carcere di Opera Umberto Mormile, assassinato nel 1990, in un delitto rivendicato dalla sigla Falange Armata e ancora avvolto da ombre inquietanti, per la presunte relazioni tra ‘ndnragheta e Servizi Segreti. La seconda è legata all’omicidio dell’avvocato Pietro Labate, ucciso a Milano nel 1983 nell’ambito dell’operazione Nord-Sud. E’ da precisare che Papalia ha sempre respinto entrambe le accuse e che la sua condanna è basata sulle dichiarazioni, convergenti, di più collaboratori di giustizia. E’ lui stesso, in un articolo ospitato un paio d’anni da dal Riformista, la sua storia tra crimini e vicissitudini carcerarie.

Il percorso in carcere e i laboratori di Nessuno tocchi Caino

Nel corso della lunghissima detenzione, la vita di Domenico Papalia ha assunto caratteristiche che, negli anni, hanno portato il Tribunale di Sorveglianza e gli esponenti del Partito Radicale che hanno seguito la sua vicenda a descrivere un percorso di profondo cambiamento personale.

Entrato in carcere analfabeta, ha conseguito il diploma, frequentato corsi universitari e, soprattutto, ha aderito per molti anni ai laboratori “Spes contra Spem” promossi dall’associazione Nessuno tocchi Caino, partecipando stabilmente alle attività rieducative.

Proprio attraverso questo percorso sono maturati numerosi interventi pubblici, tra cui le lettere indirizzate agli studenti di Platì, più volte riprese anche da quotidiani come l’Unità, nelle quali Papalia rifletteva sulla propria esperienza detentiva, prendendo le distanze dalla vita criminale che aveva segnato la sua giovinezza, ormai appartenente a un passato di oltre quarant’anni.

Sono proprio questi elementi, uniti al lungo percorso trattamentale svolto in carcere, che hanno contribuito a delineare, secondo il giudice di sorveglianza e gli esponenti radicali che da anni seguono il caso, il profilo di una persona profondamente cambiata, pur senza mettere in discussione la gravità dei reati per i quali è stato definitivamente condannato.

La malattia e la decisione del Tribunale

Negli ultimi anni le condizioni di salute dell’81enne si sono progressivamente aggravate a causa di un carcinoma e di altre patologie.

Dopo diverse istanze respinte, il Tribunale di Sorveglianza ha disposto il differimento della pena concedendo gli arresti domiciliari, ritenendo che le cure potessero essere proseguite al di fuori dell’istituto penitenziario.

Una decisione destinata a far discutere

La scarcerazione di Domenico Papalia è destinata ad alimentare il dibattito pubblico. Da una parte resta il peso della sua storia giudiziaria e del ruolo che, secondo magistratura e investigatori, avrebbe ricoperto nella costruzione della presenza della ‘ndrangheta nel Milanese; dall’altra emerge il tema della funzione rieducativa della pena e della valutazione del percorso individuale compiuto durante quasi mezzo secolo di detenzione.

Una vicenda che continua a intrecciare giustizia, criminalità organizzata, diritto penitenziario e condizioni umanitarie, destinata a rimanere al centro dell’attenzione anche dopo il ritorno di Papalia nella sua abitazione di Corsico.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 18/07/2026 13:16

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure