
Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia riapre un capitolo mai davvero chiuso, sospeso tra il trionfo europeo di Wembley e le ombre che hanno accompagnato il suo addio alla Nazionale. La sua esperienza da commissario tecnico è stata un viaggio dai due volti: da una parte la rinascita azzurra culminata con la vittoria dell’Europeo 2021, dall’altra il crollo nelle qualificazioni al Mondiale in Qatar e una separazione consumata tra polemiche e malumori. Un percorso segnato da risultati storici, come la striscia record di 37 partite senza sconfitte, ma anche da una delle eliminazioni più dolorose della storia recente del calcio italiano.
L’era Mancini era iniziata con l’obiettivo di ricostruire una Nazionale ferita dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2018. Il tecnico marchigiano aveva riportato entusiasmo attorno agli azzurri, proponendo una squadra dal gioco offensivo e capace di riconquistare il rapporto con un intero Paese. Il punto più alto arrivò nella notte di Wembley, quando l’Italia superò l’Inghilterra ai rigori e tornò sul tetto d’Europa dopo anni di delusioni.
Dalla notte di Wembley al crollo contro la Macedonia del Nord
Il momento della svolta negativa arrivò però durante il cammino verso Qatar 2022. Dopo una fase di qualificazione complicata, gli azzurri si ritrovarono ai playoff e nella sfida decisiva contro la Macedonia del Nord arrivò una sconfitta inattesa e pesantissima. Il gol subito nel finale a Palermo condannò l’Italia al secondo Mondiale consecutivo mancato, aprendo una crisi profonda.
Nonostante il fallimento sportivo, la Figc decise di confermare la fiducia a Mancini, affidandogli il compito di avviare un nuovo ciclo. La frattura definitiva, però, maturò lontano dal campo. Le dimissioni presentate ad agosto arrivarono in modo improvviso e lasciarono spiazzata la Federazione, con il tecnico che spiegò la scelta con la volontà di avere un ruolo più centrale e maggiore autonomia nel progetto di rilancio della Nazionale.
Pochi giorni dopo emerse la nuova destinazione dell’allenatore: l’Arabia Saudita, pronta a offrirgli un contratto da 25 milioni di euro all’anno. Una scelta che una parte della tifoseria e della critica interpretò come un tradimento, soprattutto per le modalità dell’addio e per il contrasto tra le motivazioni inizialmente indicate e la successiva firma con il calcio saudita.
Il nuovo inizio azzurro tra dubbi e aspettative
Il ritorno sulla panchina italiana non sarà accompagnato dall’entusiasmo che aveva caratterizzato il primo arrivo. La ferita lasciata dalla separazione resta ancora aperta e diversi addetti ai lavori hanno espresso perplessità sulla decisione di puntare nuovamente su Mancini. Tra questi anche Fabio Capello, che ha criticato la scelta alla luce delle modalità con cui si era conclusa la precedente esperienza.
Ora il tecnico dovrà ricostruire un rapporto di fiducia con un ambiente che solo pochi anni fa lo aveva celebrato come il protagonista della rinascita azzurra. Il passato europeo rappresenta il suo principale credito, ma le ombre dell’eliminazione mondiale e dell’addio alla Nazionale restano il primo ostacolo da superare. Per Mancini la nuova avventura italiana riparte dunque da una sfida doppia: ritrovare i risultati e riconquistare il consenso perduto.


