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Funerali Don Mazzi: esaudita la sua ultima volontà. Tutti in lacrime

Pubblicato: 03/08/2026 17:49

Il giorno dei funerali di don Antonio Mazzi ha segnato un momento di profonda commozione per la città di Milano e per l’Italia intera. Presso la basilica di Sant’Ambrogio si sono radunate tantissime persone tra amici, collaboratori storici, autorità civili ed ex ospiti della comunità Exodus, tutti uniti nel voler rendere l’ultimo omaggio al sacerdote scomparso all’età di 96 anni. L’atmosfera all’interno della chiesa era carica di immensa gratitudine per una vita interamente spesa al servizio degli ultimi e dei giovani in difficoltà. La cerimonia ha celebrato la straordinaria eredità umana e spirituale lasciata da un uomo che ha saputo trasformare l’accoglienza in una vera e propria missione quotidiana.

Un cammino tra fede e impegno civile

Durante le esequie, la figura di don Mazzi è stata ricordata non soltanto per la sua instancabile attività religiosa, ma anche per il suo immenso valore di testimone civile ed educativo. Tra i tanti presenti spiccavano le presenze del sindaco di Milano Giuseppe Sala, del prefetto Claudio Sgaraglia e di don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera. Proprio don Ciotti ha sottolineato la grandezza del percorso educativo tracciato dal sacerdote, evidenziando come la sua azione poggiasse su tre pilastri fondamentali del Vangelo, ovvero la speranza, la giustizia e l’accoglienza. Nel ripercorrere la lunga amicizia che li legava, è emerso con forza l’insegnamento cardine di don Mazzi, secondo cui la vera spiritualità non risiede nei luoghi chiusi o nei tabernacoli d’oro, bensì lungo le strade quotidiane dove le persone lottano per ritrovare dignità e sopravvivere.

Il testamento spirituale nella preghiera del ciao

A conclusione della funzione religiosa, ai partecipanti sono stati distribuiti dei volantini memorabili contenenti la preghiera del ciao, un testo che il sacerdote considerava il suo personale testamento spirituale. Attraverso parole semplici e dirette, questo scritto definisce il saluto quotidiano come un gesto leggero come un bacio, dolce come un cioccolatino, fraterno come un abbraccio e travolgente come un sorriso. Con la sua solita ironia e profondità, don Mazzi ha voluto che proprio questa parola venisse impressa sulla sua tomba, poiché ritenuta capace di riassumere in sole quattro lettere l’essenza della sua esistenza, le opere compiute in vita e ciò che continuerà a essere nel ricordo eterno di chi lo ha amato.

L’ultimo abbraccio tra applausi e musica

L’uscita del feretro sul sagrato della basilica di Sant’Ambrogio è stata accolta da un lungo e commosso applauso da parte di una folla visibilmente toccata. I presenti hanno scandito a gran voce il nome di Don Mazzi, mentre dalle casse risuonavano le note della celebre canzone Io vagabondo dei Nomadi, un brano perfetto per accompagnare il viaggio di un uomo che ha speso ogni energia nel camminare al fianco dei ragazzi smarriti. La cerimonia si è così chiusa in un clima di straordinaria partecipazione collettiva, confermando l’impronta indelebile lasciata da don Antonio Mazzi nella storia della solidarietà italiana.

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Ultimo Aggiornamento: 03/08/2026 17:50

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