
Monitor accesi, telefoni che squillano e informazioni ancora tutte da verificare. In una stanza apparentemente lontana dal pericolo, un gruppo di professionisti si trova improvvisamente costretto a decidere che cosa mostrare al mondo. Ogni scelta può cambiare il racconto degli eventi, mentre il confine tra dovere di informare e spettacolarizzazione della tragedia diventa sempre più difficile da riconoscere. Dietro questa premessa si trova “September 5 – La diretta che cambiò la storia”, thriller storico diretto da Tim Fehlbaum. Il film, realizzato nel 2024 e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti Extra. La durata ufficiale indicata dalla Biennale è di 94 minuti. Si tratta quindi di un racconto particolarmente compatto, costruito quasi interamente all’interno di una sala di controllo televisiva e sviluppato con il ritmo serrato di una lunga diretta.
La trama di “September 5”
La storia è ambientata durante le Olimpiadi di Monaco del 1972. La squadra americana di ABC Sports è arrivata in Germania per seguire gare, record e vittorie, senza immaginare che il proprio lavoro sarebbe cambiato completamente nel corso di poche ore. Quando alcuni membri della delegazione israeliana vengono presi in ostaggio, la redazione sportiva si ritrova a dover raccontare in diretta una crisi internazionale. Le apparecchiature preparate per le competizioni devono essere utilizzate per seguire un evento drammatico e senza precedenti. Al centro del racconto c’è Geoffrey Mason, giovane produttore intenzionato a dimostrare il proprio valore. Sotto la supervisione del dirigente Roone Arledge, deve coordinare la trasmissione, selezionare le informazioni e decidere quali immagini mandare in onda. Accanto a lui lavorano il più prudente Marvin Bader e l’interprete tedesca Marianne Gebhardt. Mentre le notizie cambiano continuamente, il gruppo deve muoversi tra indiscrezioni, comunicazioni frammentarie e pressioni professionali, sapendo che milioni di spettatori stanno seguendo ogni aggiornamento.

John Magaro al centro della storia
A interpretare Geoffrey Mason è John Magaro, chiamato a sostenere gran parte della tensione del film. Il personaggio parte come un giovane produttore desideroso di emergere, ma si ritrova improvvisamente responsabile di una copertura capace di raggiungere il mondo intero. Magaro costruisce la trasformazione attraverso piccoli dettagli: gli sguardi rivolti ai monitor, le esitazioni prima di un ordine e la difficoltà di mantenere il controllo mentre le informazioni diventano sempre più contraddittorie. Il vero Geoffrey Mason collaborò alla preparazione del progetto. La sua esperienza diretta contribuì a ricostruire il funzionamento della sala di controllo e la lunga maratona televisiva durante la quale la squadra di ABC passò dalla cronaca sportiva alla geopolitica.
Peter Sarsgaard interpreta Roone Arledge
Peter Sarsgaard veste i panni di Roone Arledge, il potente dirigente di ABC Sports che comprende immediatamente la portata dell’evento. Il personaggio deve tenere insieme due esigenze difficili da separare: garantire una copertura giornalistica responsabile e sfruttare un’occasione televisiva destinata a cambiare la posizione dell’emittente. Sarsgaard evita di rappresentarlo come un semplice manager cinico. Il suo Arledge è ambizioso e consapevole della competizione tra reti, ma comprende anche il peso delle immagini che la squadra sta per consegnare alla storia.
Leonie Benesch, Ben Chaplin e il resto del cast
Leonie Benesch interpreta Marianne Gebhardt, la traduttrice che permette alla redazione americana di seguire le comunicazioni tedesche. Il suo personaggio diventa essenziale per comprendere ciò che sta accadendo fuori dagli studi. Ben Chaplin è invece Marvin Bader, figura più cauta e attenta alle conseguenze delle decisioni editoriali. Il personaggio ricorda continuamente che dietro gli ascolti e la competizione televisiva ci sono persone reali in pericolo. Nel cast figurano anche Zinedine Soualem, Georgina Rich, Corey Johnson, Marcus Rutherford, Daniel Adeosun e Benjamin Walker, quest’ultimo nel ruolo del giornalista Peter Jennings. Le immagini autentiche del conduttore Jim McKay vengono integrate all’interno della ricostruzione cinematografica.

La regia di Tim Fehlbaum
La regia è firmata da Tim Fehlbaum, autore della sceneggiatura insieme a Moritz Binder, con Alex David accreditato come co-sceneggiatore. Fehlbaum evita di trasformare la vicenda in un film d’azione tradizionale. La tensione nasce soprattutto dai tempi tecnici della televisione, dalle informazioni incomplete e dalla paura che una decisione apparentemente corretta possa rivelarsi un errore irreparabile. La macchina da presa si muove tra spazi stretti, apparecchiature analogiche e monitor di piccole dimensioni. La sala di controllo diventa progressivamente un ambiente soffocante, nel quale la distanza fisica dalla tragedia non protegge i personaggi dal suo peso emotivo. La produzione ha ricostruito con particolare attenzione gli strumenti utilizzati dalle televisioni nei primi anni Settanta. Filmati d’archivio della ABC sono stati integrati con le scene interpretate dagli attori, creando una continuità visiva tra realtà e finzione.
Una storia vera che cambiò la televisione
“September 5” è basato su avvenimenti realmente accaduti. Il 5 settembre 1972 alcuni membri dell’organizzazione palestinese Settembre Nero entrarono negli alloggi della delegazione israeliana all’interno del Villaggio olimpico di Monaco. L’attacco costò la vita a undici atleti e allenatori israeliani e segnò profondamente la storia dei Giochi. L’evento venne seguito in diretta da un pubblico internazionale, trasformandosi in una delle prime grandi crisi terroristiche raccontate dalla televisione quasi mentre si stava ancora svolgendo. La Biennale di Venezia riporta che la trasmissione raggiunse un pubblico stimato di circa un miliardo di persone. Per la televisione fu un passaggio decisivo: un mezzo nato anche per l’intrattenimento e lo sport dimostrò di poter trasformare una crisi locale in un evento seguito contemporaneamente in tutto il pianeta.

Le recensioni della critica
L’accoglienza riservata al film è stata ampiamente positiva. Rotten Tomatoes lo inserisce tra i titoli certificati del 2024 con il 92% di recensioni professionali favorevoli, mentre Metacritic registra un punteggio di 76 su 100, corrispondente a giudizi generalmente positivi. La critica ha apprezzato soprattutto il ritmo serrato, la ricostruzione tecnica della sala di controllo e la capacità del cast di sostenere la suspense senza ricorrere a grandi sequenze spettacolari. Tra gli aspetti più discussi compare invece la decisione di mantenere quasi sempre fuori campo le vittime e il contesto politico. Per alcuni osservatori questo approccio restringe eccessivamente la vicenda; per altri rappresenta proprio la forza del film, perché obbliga il pubblico a condividere i limiti e le responsabilità della redazione.
Quando guardarlo su Netflix
“September 5 – La diretta che cambiò la storia” è atteso su Netflix Italia dal 13 agosto 2026. La durata di circa un’ora e mezza lo rende adatto a una singola serata, anche se i temi affrontati richiedono una visione attenta. Più che limitarsi a ricostruire una pagina dolorosa della storia, il film racconta il momento in cui la televisione comprese di non essere più soltanto uno strumento per osservare gli eventi. Da quel giorno, trasmettere la realtà significò anche assumersi la responsabilità di poterla influenzare.


