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Morto dopo la puntura del calabrone, l’allergologa: “Dovete farlo subito”

Pubblicato: 06/08/2026 13:35

La morte del naturalista Manuel Mongini, deceduto dopo la puntura di un calabrone mentre lavorava nell’orto della sua abitazione a Soriso, in provincia di Novara, riaccende l’attenzione sui rischi legati alle punture di imenotteri. In Italia si registrano ogni anno tra 5 e 20 decessi causati da api, vespe e calabroni, nella maggior parte dei casi per anafilassi, una reazione allergica grave che può portare rapidamente a difficoltà respiratorie e collasso cardiocircolatorio. A spiegare cosa accade e quali comportamenti adottare è Antonella Muraro, professoressa del Centro di riferimento regionale Veneto per le allergie alimentari dell’Azienda ospedale università di Padova e coordinatrice delle linee guida europee sull’anafilassi e sull’immunoterapia al veleno di imenotteri.

La specialista sottolinea che il rischio non riguarda soltanto chi sa già di essere allergico. Una parte delle reazioni più gravi, infatti, può verificarsi anche in persone che non hanno mai avuto episodi precedenti. «Non bisogna aspettare una diagnosi precedente per riconoscere i segni dell’anafilassi», spiega Muraro, ricordando che tra le categorie più esposte ci sono anziani, cardiopatici, persone con precedenti reazioni sistemiche, lavoratori particolarmente esposti come apicoltori e giardinieri e pazienti con mastocitosi o livelli elevati di triptasi.

Perché una puntura può diventare letale

La principale causa dei decessi dopo una puntura di calabrone o vespa è lo shock anafilattico, una reazione allergica generalizzata che può provocare in pochi minuti la chiusura delle vie aeree, broncospasmo e un grave calo della pressione con conseguente collasso cardiocircolatorio. Negli anziani o nelle persone con problemi cardiaci possono inoltre subentrare aritmie o ischemie.

Esiste anche un altro meccanismo, più raro, legato a un numero molto elevato di punture: una reazione tossica diretta del veleno che può causare la distruzione del tessuto muscolare, insufficienza renale e danni a più organi, anche in soggetti che non sono allergici.

Quando la reazione resta limitata alla zona della puntura, con dolore, bruciore, arrossamento e gonfiore, è possibile adottare alcune semplici misure. Secondo Muraro bisogna innanzitutto allontanarsi dal luogo dell’episodio, perché vespe e calabroni possono colpire più volte. Nel caso delle api è importante verificare la presenza del pungiglione e rimuoverlo rapidamente senza comprimere il sacchetto del veleno, preferibilmente raschiandolo lateralmente con un’unghia o una tessera rigida.

La zona interessata va poi lavata con acqua e sapone e può essere trattata con ghiaccio avvolto in un panno o con un impacco freddo per 10-15 minuti. Se la puntura riguarda mano o braccio è consigliabile togliere subito anelli, bracciali e orologi per evitare problemi dovuti all’aumento del gonfiore. Farmaci come antistaminici, analgesici o creme cortisoniche possono essere utilizzati solo secondo indicazione medica o del farmacista.

I sintomi dell’anafilassi e il ruolo dell’adrenalina

La situazione cambia quando compaiono i segnali di una reazione allergica generalizzata. È necessario chiamare immediatamente il 112 se, nei minuti successivi alla puntura, si manifestano sintomi come orticaria diffusa, prurito lontano dal punto colpito, gonfiore di labbra, lingua, viso o gola, voce rauca, difficoltà a deglutire, problemi respiratori, vertigini, perdita di coscienza, pallore, sudorazione fredda, vomito ripetuto o crampi addominali associati ad altri disturbi.

In presenza di questi segnali, il trattamento salvavita è l’adrenalina autoiniettabile, da utilizzare immediatamente nella parte esterna della coscia, anche attraverso gli indumenti. Se i sintomi persistono e si dispone di una seconda penna, può essere somministrata dopo circa cinque minuti. La persona deve essere mantenuta sdraiata con le gambe sollevate, evitando che si alzi o cammini anche in caso di miglioramento temporaneo.

Muraro ribadisce che antistaminici e cortisonici non possono sostituire l’adrenalina: possono aiutare a controllare alcuni sintomi cutanei, ma agiscono troppo lentamente e non sono in grado di contrastare rapidamente lo shock o l’ostruzione delle vie respiratorie.

La prevenzione resta un elemento fondamentale. Tra le precauzioni indicate dagli esperti ci sono evitare di avvicinarsi ai nidi, non agitare le braccia per allontanare gli insetti, indossare scarpe chiuse nei prati e guanti durante il giardinaggio, limitare l’uso di profumi intensi all’aperto e controllare sempre bicchieri, bottiglie e lattine prima di bere per evitare punture in bocca o in gola.

Per chi svolge attività lavorative a rischio, come agricoltori, apicoltori, forestali e operatori del verde, la protezione deve essere ancora più rigorosa, con formazione, dispositivi adeguati e un piano di intervento in caso di reazione allergica. Dopo una grave reazione sistemica è inoltre indicata una valutazione specialistica per individuare l’eventuale sensibilizzazione al veleno di ape, vespa o calabrone e valutare l’immunoterapia specifica, l’unico trattamento in grado di ridurre in modo significativo il rischio di nuove reazioni gravi.

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