
(In foto: Roberto Mollo)
È ancora scosso Roberto Mollo, il 35enne che nella notte tra sabato e domenica ha sparato nella propria abitazione di Baldissero d’Alba, nel Cuneese, durante un tentativo di intrusione. Il colpo esploso dall’uomo ha raggiunto e ucciso uno dei presunti ladri, Gjovalin Lazri, cittadino albanese. Mollo è ora indagato a piede libero e dovrà rispondere agli accertamenti della magistratura per chiarire la dinamica dei fatti e le circostanze nelle quali è stato esploso il colpo mortale.
A raccontare lo stato d’animo del 35enne è il fratello Giuseppe Mollo, che ha parlato della vicenda in un’intervista a La Stampa. Le sue parole descrivono un uomo profondamente provato da quanto accaduto e preoccupato per le conseguenze giudiziarie della sua reazione.
«È un bravissimo ragazzo. Aveva preso questa passione – quella delle armi, ndr – da mio padre», racconta Giuseppe, spiegando il rapporto del fratello con le armi e ricostruendo le ore che hanno preceduto la sparatoria.

Il rientro a casa e il rumore alla porta
Secondo il racconto del fratello, Roberto Mollo aveva trascorso la serata fuori casa. Era andato a una festa a Gallo d’Alba, raggiungendo il luogo da solo con la propria automobile e incontrando alcuni amici. Poi, intorno all’una e mezza, era rientrato nella cascina che stava ristrutturando e che aveva trasformato nella propria abitazione da pochi mesi.
«Mio fratello è uscito per andare a una festa a Gallo d’Alba. Da solo, con la sua auto. Ha incontrato là degli amici. È tornato all’una e trenta e si è messo a letto», ha raccontato Giuseppe.
Poco dopo, però, qualcosa avrebbe interrotto il sonno del 35enne. Circa mezz’ora più tardi, intorno alle due, avrebbe sentito dei rumori provenire dall’ingresso della cascina. Secondo quanto riferito dal fratello, Roberto avrebbe interpretato quei suoni come il tentativo di qualcuno di forzare la porta d’ingresso.
«Per questo si è così spaventato. Ha avuto molta paura. Lo hanno sorpreso in pieno sonno», ha spiegato Giuseppe.
È in quel momento che sarebbe maturata la reazione destinata a trasformare l’intrusione in una tragedia. Roberto si sarebbe alzato, avrebbe preso una pistola e sarebbe corso verso il balcone. Da lì avrebbe esploso il colpo che ha raggiunto uno dei presunti ladri.
«Mi ha detto che si è alzato, ha preso la pistola ed è corso sul balcone. Ha sparato da là», ha raccontato il fratello.
La vittima è stata identificata in Gjovalin Lazri, morto dopo essere stato colpito dallo sparo. Subito dopo l’episodio, secondo la ricostruzione fornita, Roberto avrebbe contattato i carabinieri e richiesto l’intervento dei soccorsi.
L’arma regolarmente detenuta
Un altro elemento sottolineato dal fratello riguarda la provenienza dell’arma utilizzata durante la sparatoria. Si trattava di una pistola regolarmente detenuta da Roberto Mollo, che avrebbe avuto il permesso necessario per conservarla.
«La utilizzava per il tiro al piattello, andava a farlo due o tre volte all’anno. Anche mio padre aveva delle armi. Ma sempre regolarmente denunciate. Mio fratello aveva il permesso di detenzione. La teneva in quella cascina che stava ristrutturando, era diventata la sua nuova casa da pochi mesi», ha spiegato Giuseppe.
Il rapporto con le armi, secondo il fratello, sarebbe quindi nato in famiglia e sarebbe stato legato anche alla passione trasmessa dal padre. Una passione che Roberto avrebbe coltivato occasionalmente attraverso il tiro al piattello.
Parallelamente, il 35enne aveva costruito la propria vita professionale in modo diverso. «È un bravissimo ragazzo. Ha lavorato tanti anni come meccanico, ma era felice di aver cambiato mestiere. Gli piace guidare, fare l’autista. Guida e si prende cura delle bestie. Non fa altro. Aveva preso questa passione da mio padre», ha detto ancora Giuseppe.
La cascina di Baldissero d’Alba era diventata da pochi mesi la nuova casa di Roberto. È lì che si è verificata l’intrusione e lì che il 35enne ha reagito dopo aver sentito i rumori provenienti dall’ingresso.

La paura per le conseguenze giudiziarie
Oltre allo shock per la morte dell’uomo, a pesare ora è anche la prospettiva dell’inchiesta. Roberto Mollo è indagato a piede libero e la vicenda richiama, nelle parole del fratello, quella di Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver sparato durante una rapina.
Giuseppe racconta che Roberto conosceva quella vicenda e che temeva di poter affrontare un percorso giudiziario analogo. «Mio fratello dice che era una legge italiana ingiusta, che il gioielliere non doveva finire in carcere. E adesso ha paura di fare la sua stessa fine», afferma.
La preoccupazione si accompagna al peso per quanto accaduto quella notte. Secondo il fratello, Roberto sarebbe profondamente provato e continuerebbe a interrogarsi sulla propria decisione.
«È giù. Molto giù. Piange. Non fa altro che tormentarsi. ‘Ho sbagliato’, ripete. ‘Ho sbagliato’. Era molto spaventato quando ha sentito che stavano forzando la porta. Ha reagito in preda al panico. Ha sparato nel buio, non si vedeva niente. Ma non doveva andare così», conclude Giuseppe Mollo.
Ora saranno gli accertamenti degli investigatori e della magistratura a ricostruire con precisione cosa sia accaduto nella cascina di Baldissero d’Alba, dalla percezione dei rumori all’interno dell’abitazione fino allo sparo che ha provocato la morte di Gjovalin Lazri. La posizione di Roberto Mollo resta al centro dell’inchiesta, mentre il racconto del fratello restituisce soprattutto la dimensione umana di una notte conclusasi con una morte e con un uomo chiamato ora a confrontarsi con le conseguenze della propria reazione.


