
“Siamo pesantemente impreparati a una nuova pandemia”. Matteo Bassetti rilancia l’allarme emerso dal rapporto della Commissione internazionale Prime Nus-Lancet, presentato in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu, e mette in guardia soprattutto sulla capacità organizzativa dei sistemi sanitari. Secondo l’infettivologo, primario dell’Irccs Policlinico San Martino di Genova, il problema non riguarda soltanto strutture e strumenti, ma anche la preparazione culturale e politica con cui affrontare una futura emergenza.
Bassetti parla a margine di un evento organizzato a Roma dal Partito Liberaldemocratico dedicato alle proposte in materia di sanità. Il suo messaggio è netto: una nuova pandemia, prima o poi, arriverà e non potremo comportarci come se fosse un evento imprevedibile. “Quando arriverà non potremo dire che non lo sapevamo”, avverte.
“Siamo impreparati anche mentalmente”
Per Bassetti il vero problema è che, a distanza di pochi anni dal Covid, l’attenzione nei confronti della preparazione pandemica si è già abbassata. “Soprattutto, siamo pesantemente impreparati dal punto di vista dell’organizzazione, anche mentale, per affrontare al meglio una nuova emergenza sanitaria”, spiega.
L’infettivologo cita anche le reazioni ricevute sui social dopo aver rilanciato il rapporto internazionale. “Sono stato inondato di commenti del tipo ‘Noi questa volta non ci vaccineremo’, ‘Avete inventato la nuova pandemia’, ‘Siete sempre i soliti'”, racconta.
Secondo Bassetti, il problema non riguarda soltanto i social network. A suo giudizio lo stesso atteggiamento di sottovalutazione sarebbe presente anche tra alcuni soggetti chiamati a prendere decisioni e a programmare la risposta a eventuali nuove emergenze sanitarie.
“Quando ne parliamo ci accusano di allarmismo”
Bassetti respinge l’accusa di voler creare allarmismo. Il punto, sostiene, non è annunciare una pandemia imminente né prevedere quale agente patogeno possa provocarla, ma riconoscere che la storia mostra una successione periodica di grandi emergenze infettive.
“Che arriverà una pandemia è un dato di fatto, perché se noi guardiamo gli ultimi 100 anni della storia del mondo le pandemie ciclicamente sono arrivate”, afferma. Oggi, aggiunge, il rischio di una diffusione estremamente rapida è amplificato dalla mobilità globale.
“Questo è un mondo che va molto più veloce di quanto andasse semplicemente vent’anni fa. Si passa da una parte all’altra in poche ore e naturalmente passano da una parte all’altra anche i virus”, osserva.
Il nodo del piano pandemico
Il tema centrale per Bassetti è la preparazione. L’infettivologo insiste sul fatto che non basta disporre di un piano pandemico soltanto sulla carta. Quel piano deve essere finanziato, aggiornato, sperimentato e reso realmente operativo prima che un’emergenza esploda.
“Non basta intervenire quando gli ospedali sono già al limite. Non basta improvvisare quando l’emergenza è già esplosa. La preparazione si fa prima”, aveva scritto anche sui propri canali social.
Per Bassetti servono procedure chiare, risorse disponibili, personale preparato e una catena decisionale in grado di entrare rapidamente in funzione. L’errore da evitare, nella sua lettura, è quello di iniziare a costruire la risposta soltanto quando il sistema sanitario è già sotto pressione.
“La prossima pandemia non possiamo prevederla”
L’infettivologo distingue nettamente tra previsione e preparazione. Non è possibile sapere quando arriverà una nuova pandemia né quale virus la provocherà, ma è possibile ridurre l’impatto di una futura emergenza attraverso una pianificazione preventiva.
“Se dovesse arrivare una nuova pandemia domani, questo Paese, questo mondo, sarebbe pronto ad affrontarla? Io credo assolutamente di no”, sostiene.
Da qui l’appello alle istituzioni e a chi ha responsabilità decisionali: occuparsi del problema prima che diventi nuovamente un’emergenza.
La lezione lasciata dal Covid
Bassetti richiama direttamente l’esperienza della pandemia da Covid-19. “Il Covid ci ha lasciato una lezione drammatica. Milioni di persone sono morte”, ricorda, sottolineando come nonostante quella esperienza i sistemi sanitari non abbiano ancora raggiunto, a suo giudizio, un livello di preparazione adeguato.
La necessità non riguarda soltanto la disponibilità di farmaci, vaccini o posti letto. Un piano pandemico efficace dovrebbe coinvolgere ospedali, medicina territoriale, laboratori, sorveglianza epidemiologica, scorte strategiche, personale sanitario e comunicazione pubblica.
L’obiettivo è evitare che una futura emergenza costringa nuovamente il sistema sanitario a rincorrere gli eventi.
La tutela delle persone più fragili
Un altro punto centrale riguarda la protezione delle categorie più vulnerabili. Bassetti richiama in particolare anziani, persone con disabilità, pazienti con patologie croniche e soggetti fragili, che durante una grande emergenza sanitaria rischiano di subire le conseguenze più gravi.
“Una società si misura anche da come protegge chi è più vulnerabile”, scrive l’infettivologo, chiedendo che la tutela di queste persone venga incorporata fin dall’inizio nella pianificazione sanitaria.
Durante il Covid, infatti, le conseguenze della pandemia non hanno riguardato soltanto chi veniva colpito direttamente dal virus, ma anche chi ha incontrato maggiori difficoltà nell’accesso alle cure ordinarie.
L’appello di Bassetti
Il messaggio finale dell’infettivologo è rivolto soprattutto a istituzioni e decisori pubblici. “Facciamo un appello a tutti: interessarsi maggiormente al problema e, magari, anche trovare delle soluzioni”, afferma.
Per Bassetti non si tratta quindi di stabilire se una nuova pandemia arriverà, ma di decidere quanto preparati vogliamo essere quando succederà.
“La prossima pandemia non possiamo prevederla, possiamo però scegliere di prepararci”, conclude. E aggiunge l’avvertimento più netto: “Quando arriverà, non potremo più dire: non lo sapevamo”.


